13 luglio/22 agosto – Il ritorno dei marinai pellegrini

DSCF2527

Questo è il racconto scritto da Beppe e Uliano, i due pellegrini che hanno riportato Thai in Italia affrontando con generosità le settimane del ritorno. Il pellegrinaggio è finito, ma rimane il viaggio per mare per tornare indietro dalla Terra Santa.

Non semplice, non breve, affascinante e in alcuni passaggi emozionante.

Grazie a voi che avete navigato da soli permettendoci di tornare in aereo a casa e ai nostri lavori… e anche a Paolo, Rosella, Paola e Gianni che si sono avvicendati nel viaggio per aiutare un po’.

13 LUGLIO 2014

Sono le 10 del mattino qui nella Marina di Haifa. Yshai ieri ci ha invitato per un lungo giro turistico ed eccolo oggi, puntuale come un orologio svizzero, in compagnia di Dazy.

Si lascia il mare ed alle spalle di Haifa inizia un interessante itinerario nell’entroterra, passando per Nazareth, verso il Giordano in mezzo a coltivazioni di ogni genere e rigogliosissime. Arrivati nella valle del Giordano viaggiamo paralleli al fiume (se così si può chiamare un rigagnolo) e ti chiedi come riescano ad avere un’agricoltura così fiorente con questa penuria d’acqua. La risposta arriva da Yshai, il quale dopo averci portato a visitare una piccola ma efficientissima fabbrica specializzata in sistemi di irrigazione ci spiega che il segreto è tutto nel risparmio della materia prima, cioè l’acqua.

Proseguiamo fino in prossimità dei confini libanesi e siriani, poi sulle alture del Golan i nostri due amici ci mostrano da quali valichi sconfinavano le bande militari siriane per colpire i coloni ebrei e ritirarsi velocemente. Dazy racconta tutto con ricchezza di particolari: dopotutto è un alto ufficiale da poco in pensione. Purtroppo devo continuamente chiedere ad Uliano di tradurmi ciò che dicono, con l’inglese io non c’azzecco. Comunico con Yshai solo col poco di lingua tedesca che conosco.

Dalle alture del Golan si vede quasi per intero il lago di Tiberiade; decidiamo che le sue acque sono troppo invitanti e dopo qualche chilometro ci siamo. Rimaniamo letteralmente in ammollo per almeno un’ora a trenta gradi.

Il tempo vola ed è tiranno. Dopo aver fatto mille pensieri ed aver  immaginato come poteva essere duemila anni fa quel posto così importante, è ora di far ritorno; una tappa a casa di Yshai, una birra fresca  e poi in barca a riposare. Domani si parte presto.

14 e 15 luglio

Sveglia ore 6 (inutilmente) per appuntamento con la polizia per le pratiche di emigrazione. Arrivano alle nove. Verso le dieci, concluse le formalità burocratiche, puntiamo a motore verso il largo con rotta su Cipro. Verso mezzogiorno si alza il vento, che in mezz’ora raggiunge in 25 nodi e alza onda di 2-3 metri; naturalmente, tutto in prua. Navigazione molto impegnativa, per un attimo mi abbandono a qualche imprecazione. Uliano non batte ciglio, si limita solo a chiedermi cosa ne penso se facciamo turni di un’ora ciascuno al timone di giorno e di notte. Penso che abbia ragione, le energie vanno risparmiate, visto che siamo solo in due.

Alle 9 e 30 del 15 luglio si intravede la costa cipriota; poggiamo un po’ e facciamo rotta su Limassol. Abbiamo bisogno di una marina attrezzata con acqua e corrente e con la possibilità di trovare materiale per alcune piccole manutenzioni che Thai da un po’ ci chiede. Arrivo alla Marina San Raphael alle 13 circa. Dopo  una buona pasta e una bella dormita tutto prende un’altra piega, abbiamo persino voglia di scherzare e prenderci in giro. Uliano in cantiere procura il materiale che ci serve e prima di sera risolviamo i nostri problemi tecnici. Anche Thai è contenta e dal suo frigo esce una bottiglia di bianco del Collio friulano da portare agli operai del cantiere insieme ali attrezzi che ci hanno prestato. Vige la regola non scritta che se per caso domani un’altra barca italiana avrà bisogno di aiuto, al cantiere forse verrà accolta con una punta di simpatia.

16 luglio

Partenza per Paphos  di buon’ora, tutto bene fino alle ore 10 quando la brezza di 15 nodi che finora ci spingeva di buon passo cala lasciando spazio ad un vento in prua di 20 nodi. Dopo un’ora abbiamo già 2-3 metri di onda e l’intensità delle raffiche supera abbondantemente i 35 nodi. Basta un semplice calcolo per renderci conto che in quelle condizioni, di bolina raggiungere Paphos prima del buio diventa impossibile. Al tramonto decidiamo di ridossarci a capo Aspro: davanti a noi ci sono tante miglia di costa inospitale, quello è l’unico ridosso possibile.

L’acqua è stupenda, la baia aperta ma tranquilla; per cena friggitelli, formaggi e verdure; Uliano guarda la pentola poco convinto ma dopo il primo assaggio li divora. Poi la stanchezza e il lambrusco ci regalano un sonno profondo. Ne avevamo proprio bisogno.

17 luglio

Che bella dormita! Il mare è quasi piatto, salpiamo l’ancora alle sei in punto e a motore dirigiamo verso Paphos lungo la costa; finalmente oggi lavora l’autopilota e noi rilassati una volta tanto “se la contemo come due babaze triestine”… il tempo passa velocemente e alle 10 e 20 guadagniamo il porto poco prima che il vento si alzi. A Paphos nel pomeriggio salgono a bordo Paolo e Rosella, che dopo una settimana a Cipro da turisti ci accompagneranno nella navigazione fino a Kos nel Dodecanneso.

18 – 19 luglio

All’alba abbondante colazione e poi mollati gli ormeggi si fa rotta su Castellorizzo, isola greca a 2 miglia dalla costa turca (resa famosa dal film Mediterraneo). Purtroppo ancora una volta i venti non ci aiutano: usciti dal ridosso del promontorio a ovest di Paphos onde di 3 metri e 25 nodi di vento in prua; a fatica riusciamo a stare in rotta, bolina stretta con mura a sx. Si balla tantissimo e l’abbondante colazione si fa sentire. Per i nostri amici il battesimo del mare non è dei migliori: Rosella riesce con sofferenza a controllare gli effetti del mal di mare standosene accovacciata nella cuccetta di sottovento per tutto il viaggio, Paolo non riesce a stare sottocoperta, preferisce restare all’aria con la testa vicino alle draglie, che è più comodo per…

Uliano ed io ci alterniamo al timone e alle manovre; non si dorme e si parla poco. Così per 25 ore. Finalmente si intravede l’isola, il mare si calma un po’ e dopo un paio d’ore siamo già in vista del paese: entriamo nel golfo di Castellorizzo e di fronte allo spettacolo che ci si presenta la stanchezza e la sofferenza patite in mare si azzerano. Non abbiamo ancora concluso la manovra di ormeggio che già programmiamo di fermarci un giorno in più.

20 luglio

Giornata splendida, come il bagno che ci concediamo a dieci metri dal villaggio; enormi tartarughe nuotano tranquille tra le barche. Andiamo poi a visitare il paese tra vicoli e vedute panoramiche e nel tardo pomeriggio saliamo sulle alture alle spalle di Castellorizzo per un antico sentiero scavato nella roccia a circa 500 metri di altezza: il panorama che ci si presenta è veramente bello, indimenticabile. Torniamo in barca che è quasi buio, cena e a letto, che domani si parte all’alba…

21 luglio

Il sole non ha ancora fatto capolino da dietro le alture turche che noi siamo già in viaggio. Un ultimo sguardo al paese ed al golfo che lo ospita – che spettacolo! – e poi girato l’angolo mettiamo la prua in direzione di Rodi. Quella oggi è la nostra meta, 70 miglia che copriamo quasi per intero a vela bordeggiando sempre a ridosso della costa turca. Paolo oggi ha preso confidenza col timone di Thai; veleggiata piacevole, con poca onda, è quasi buio quando ormeggiamo al mandracchio di Rodi. Qui Thai si trova a suo agio, essendoci rimasta per giorni nel viaggio di andata. E’ tardi ma dopo cena a un giretto turistico dentro le mura non si rinuncia; ci investe una folla incredibile di turisti in entrata e in uscita dagli innumerevoli locali e allora niente di meglio che un ritorno in barca attraverso la Via dei Cavalieri dove non troviamo quasi nessuno ma dove si respira tanta storia.

22 luglio

Rodi è troppo interessante: decidiamo di noleggiare una macchina per visitare un po’ l’interno ed arrivare poi fino a Lindos. Non c’è da meravigliarsi se troviamo mezzo mondo sia sulle spiagge sia in paese. Lindos vista dal mare già si presenta bene ma dentro il paese è stupendo, curato, pulito, accogliente. Ci fermiamo in centro per un pranzetto e poi, lontani dalla folla, a pochi chilometri da lì ci godiamo un lungo bagno. Sulla via del ritorno approfittiamo della macchina per fare una voluminosa cambusa…

23 luglio

Ore 8 in punto, ciao Rodi! La famosa Simi ci attende. Bella veleggiata tranquilla sempre in prossimità della Turchia, all’una e mezza circa ancoriamo in un fiordo di Simi; acqua stupenda, cristallina. Consumato il pranzo, programmiamo di andare in marina a Simi: illusi, sembra di essere in coda al vecchio casello di Mestre… dopo due ore di attesa, non sapendo ancora se per noi ci sarà un posto, decidiamo di trovare un altro riparo per la notte. A circa 4 miglia dal porto ancoriamo a Ay Marina, una piccola baia protetta da un isolotto, sistemazione favolosa e solitaria in 6 metri d’acqua.

24 luglio

Sono le nove. Ritorniamo a Simi per visitare il paese, Uliano si offre di rimanere a guardia della barca perché l’unico spazio che abbiamo trovato è sull’attracco dei traghetti. Un’ora di visita non è tanto ma meglio di niente; ripartiamo in tutta fretta quando l’addetto della Capitaneria gesticola nervoso al nostro indirizzo. Usciamo dalla baia mentre un venticello portante comincia a spingerci lungo la costa turca per gran parte del tragitto e prima di sera approdiamo a Nisiros, piccola isola vulcanica molto verde; la marina è servita di acqua e corrente e molto comoda, essendo praticamente in paese. Uliano ed io noleggiamo uno scooter per recarci in Capitaneria, che dista 8 km: bisogna cambiare la lista passeggeri, domani Paolo e Rosella devono riprendere l’aereo a Kos, il lavoro li chiama. Concluse le pratiche in Capitaneria, ci infiliamo in trattoria a 10 metri dalla poppa di Thai. I nostri stomaci reclamano ma reclamano ancora di più la mattina dopo, quando il polpo alla griglia che abbiamo mangiato tenta di tornare in mare attraverso il nostro esofago. E qui dobbiamo proprio dire Viva la cucina italiana!

25 luglio

Sono le sette e mezza. Uliano ed io, di nuovo soli, riprendiamo la via del ritorno. Il vento ci aiuta, con tutta randa e genoa ridotto a 7-8 nodi voliamo al traverso fino ad Astipalea. Grande Thai! Troviamo facilmente posto in porto ma il fondo non è buon tenitore e con l’aumentare del meltemi siamo costretti a ripetere l’ancoraggio dando molto più calumo; quasi tutta la nostra catena è in acqua. La barca alla nostra dritta è italiana, la coppia che la occupa è molto cordiale e ci dà utili indicazioni per  visitare l’isola.

26 luglio

Noleggiamo uno scooter e percorriamo trenta chilometri, tre quarti dei quali di strada sterrata. Ci troviamo sul lato nordovest di Astipalea in una minuscola baia tranquilla; non c’è nessuno, solo barche da pesca, una bella  nuotata è d’obbligo. La natura qui è molto varia, un susseguirsi di valli e alture circondate da innumerevoli baie che offrono al tramonto tanti ancoraggi sicuri.

27 luglio

Lasciamo Astipalea di buon’ora con la certezza di non aver visitato tanti angoli interessanti… comunque bisogna proseguire. Oggi ci lasciamo alle spalle il Dodecaneso e facendo rotta su Ios entriamo nell’arcipelago delle Cicladi. Dopo una lunga navigazione di bolina con vento fresco, alle 20 ancoriamo nella baia di Milago, poco distante dal porto di Ios. Da qui si può vedere quasi per intero il paese, situato in collina e tutto illuminato da sembrare un presepe. Non me lo ricordavo così esteso; per la verità sono passati più di vent’anni dalla mia ultima veleggiata nelle Cicladi! In compenso mi ricordo bene la fastidiosa risacca che ora come allora disturba la nostra cena e il nostro sonno. Ciò nonostante, la stanchezza prende il sopravvento: abbandoniamo l’idea di scendere a terra e ci infiliamo nelle nostre cuccette.

28 luglio

Le previsioni meteo per oggi sono buone. All’alba salpata l’ancora riprendiamo il viaggio; dopo aver lasciato Sifnos alla nostra dritta approfittiamo del vento teso e dell’onda a favore per guadagnare a tutta velocità la grande baia di Seriphos. Grande veleggiata e soprattutto grande Thai, che in questa andatura – al traverso – ha mostrato sempre la poppa a barche ben più grandi. Purtroppo essere arrivati a destinazione relativamente presto non ci aiuta, facciamo molta fatica a trovare posto, ci sono lavori portuali, le poche banchine sono occupate da barche ormeggiate malissimo e la Guarda Costiera anziché fare un po’ di ordine si preoccupa di tenere lontano dai moli i diportisti per l’arrivo previsto di traghetti e traghettini. Secondo il portolano l’isola, a differenza di Sifnos, è poco frequentata ma in realtà tra le bandiere presenti manca forse solo quella del Burkina Faso. Mai indicazione di portolano risultò così sbagliata come questa. Oltretutto ancorare sicuri è difficile per la profondità media del fondale che è di circa 15 metri. Fortunatamente dopo aver girato e rigirato la baia, peraltro splendida, col motore al minimo in cerca di posto un francese ci fa segno che forse potremmo tentare di ancorarci a fianco del cantiere portuale: funziona, il nostro pescaggio ce lo permette. Rimane difficile scendere a terra ma ci riusciamo e ripristiniamo la cambusa. Si è fatto tardi; ceniamo in barca e ci restiamo.

29 luglio

Partenza ore 6, rotta 300°, destinazione Idra, isola a un miglio dal Peloponneso ma nel primo pomeriggio dopo una veloce navigazione al lasco decidiamo di proseguire verso Poros sulla terraferma: gradita sorpresa per la bellezza della natura e del paese, con numerose possibilità di ormeggio, banchine attrezzate di luce ed acqua proprio a ridosso della passeggiata lungomare. Il luogo è molto frequentato specialmente dai greci.  Il paese invita a bighellonare tra le stradine piene di negozietti; ci fermiamo a mangiare in un ristorantino tipico con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Dopo cena altra passeggiata e Uliano mi trascina in una gelateria (che aveva già adocchiato); qui non solo gli ingredienti ma, come abbiamo scoperto quando il titolare ci ha mostrato il laboratorio, anche le macchine per il gelato sono italiani… diavolo d’un capitano goloso, ha sempre ragione!

30 luglio

Oggi ce la prendiamo comoda ma confesso che siamo particolarmente emozionati: partenza alle otto per il canale di Corinto! Intorno alle tre del pomeriggio attracchiamo all’imbocco del canale per acquistare il biglietto ed attendere il nostro turno: 300 euro per Thai, pedaggio piuttosto salato per circa sei chilometri di canale, pensiamo. Dopo meno di un’ora si apre lo sbarramento e in fila indiana entriamo, ovviamente a motore con una velocità media sui 5 nodi. Man mano siamo sempre più impressionati ed intimoriti da queste pareti di roccia incombenti alte cinquanta metri tra cui ci infiliamo in 20-25 metri di larghezza; l’attraversamento dura circa 45 minuti ed al termine siamo nel Mare Interno. Lasciato il canale alle spalle, dopo dieci miglia entriamo nel porticciolo fantasma di Brakhati. Falliamo due tentativi di ancoraggio per il fondo non buon tenitore (alghe e fango) ma in compenso ospitiamo un gruppo di ragazzini del luogo che incuriositi dal nostro arrivo visitano la barca e la usano come trampolino per i loro tuffi; poi ci ormeggiamo all’inglese. Per cena preparo penne alla puttanesca con i complimenti del capitano, che poi propone di gustare il dessert a terra. Il porto è fantasma ma il paese no, anzi è frequentatissimo da turisti greci.

31 luglio

Partenza senza una meta precisa, tanto siamo in un mare tranquillo… Ma il Mare Interno oggi non vuole essere da meno dell’Egeo e comincia a farsi sentire nel primo pomeriggio. Il vento sempre in prua aumenta rapidamente fino a 42 nodi con onda formata e ci costringe a due mani di terzaroli con trinchetta. Risalire diventa difficilissimo, pur avendo una buona velocità. Dopo aver consultato attentamente le carte nautiche ci rendiamo conto che l’unico riparo possibile è Eratini ma dal portolano non abbiamo certezze sugli ormeggi. Dobbiamo tentare comunque, non abbiamo alternative. La fortuna ci aiuta (anche se, confesso, mi è venuto il dubbio che sia stata la candela offerta nel santuario sul Carmelo): proprio all’imbocco del porto troviamo due pescherecci fermi per lavori di manutenzione, che ci permettono di ormeggiare in andana in sicurezza. Finalmente possiamo rilassarci un pochino… dopo non molto arriva il proprietario dei pescherecci che capisce la nostra situazione e non solo ci consente di restare ma ci indica anche come rifornirci della sua acqua, aggiungendo che non vedevano un vento così da almeno tre mesi (la candela? La fortuna?).

1* agosto

Oggi si sta fermi. Il vento non è calato di un nodo, anche gli isolani ci sconsigliano di muoverci. Approfittiamo della sosta per effettuare lavori di manutenzione sul timone e sul carrello della randa; ci servono delle coppiglie. Passeggiata in paese per cercare un negozio di ferramenta (solo per i gargnanesi: purtroppo qui Federici non c’è). Vi sembra possibile che in riva al mare non si trovi niente in acciaio inox? Ci dobbiamo accontentare di ferraglia. Il lato positivo è che cercando il negozio abbiamo trovato una porchetta che lenta lenta rosolava sullo spiedo; così sappiamo dove andare a cena. Ce lo meritiamo, no? Buona, ma niente a che fare con il nostro porceddu sardo.

2 agosto

Ore 6: il vento finalmente cala un po’ e decidiamo di mollare gli ormeggi. La meta non è ancora chiara, vedremo cosa ci riserva il destino. Procediamo di bolina e alle otto siamo già in vista del ponte che collega il Peloponneso alla terraferma. E’ una struttura davvero imponente; decidiamo di passarci sotto a vela, siamo gli unici a farlo, con questo vento teso sempre di bolina ma quando ci arriviamo siamo in rotta di collisione con un traghetto. Virare adesso ci impedirebbe di oltrepassare il ponte con un bordo solo. Che fare? Siamo mura a dritta ma, si sa, i mezzi pubblici hanno diritto di passo. Sorpresa: quando ci troviamo a circa 200 metri il traghetto poggia decisamente alla sua dritta facendoci capire che ci dà acqua e al nostro saluto di ringraziamento risponde con un lungo suono di sirena. Probabilmente il capitano è un velista. Viriamo; sotto il ponte, bocca aperta e naso all’insù… Abbiamo ancora tutto il pomeriggio davanti e vento fresco, è troppo presto per fermarsi a Patrasso, quindi proseguiamo. Anzi, arrivati al traverso della laguna di Mesolongion valuto che piuttosto di imboccare il lungo canale di accesso (che permette di evitare le secche) valga la pena proseguire verso Oxeia, che si trova appena fuori dal Mare Interno. Brillante idea! Dopo meno di mezz’ora il vento rinforza fino a 35 nodi con onda di 2 metri e la bolina diventa sempre meno redditizia; al tramonto l’isola di Oxeia è ancora lontana,  solo ora guardo meglio (con gli occhiali giusti) il portolano e mi accorgo che i fondali nelle uniche due baie sono troppo profondi per poterci ancorare in sicurezza, specie di notte. Metto al corrente Uliano che sta timonando; mi trafigge con lo sguardo per un attimo, poi senza fare una piega dice “Vuol dire che faremo navigazione notturna”… per farmi perdonare cerco di imbastire la cena alla meno peggio date le condizioni.

3 agosto

Alle due di notte giungiamo nel canale tra Itaca e Cefalonia. Un approdo sicuro e comodo sarebbe Sant’Eufemia; avviamo anche il motore e vi facciamo rotta, sempre con 35 nodi di vento in prua: andiamo a meno di due nodi e ci mettiamo due ore. Accostiamo all’inglese nell’unico spazio libero sul molo e crolliamo distrutti dalla stanchezza; alle otto ci sveglia l’ormeggiatore della marina che ci fa spostare in banchina.

Finalmente siamo a Cefalonia. Nel pomeriggio, dopo esserci rimessi in sesto, cerchiamo un posto dove far spedire a Silvia via mail il mio biglietto aereo. Troviamo persone molto gentili e disponibili, in particolare una  simpatica cameriera di mezz’età con accento inglese che ci dice di essere bresciana da parte di padre. Il bar è molto accogliente,  il caffé (triestino) ed i dolci ottimi. Stampato il biglietto, cerchiamo un ristorante e a cena finalmente riusciamo a mangiare due pietanze inedite per noi.

4 agosto

Ore 7:20. Il mio pullman parte per Argostoli. Mi rendo conto ora che la mia avventura finisce qui. Sono combattuto da sentimenti contrastanti: ho voglia di tornare a casa da mia moglie, comunque lo devo fare per i miei genitori ma mi piacerebbe proseguire con Uliano e mi sento anche in colpa a lasciarlo qui solo (anche se so che se la caverà benissimo). Non da ultimo, mi sono affezionato molto a Thai e mi spiace dovermene separare. Il viaggio in pullman è stupendo per i luoghi che attraverso, l’interno dell’isola è lussureggiante e molto vario ma dentro me regna la malinconia. In aeroporto, in attesa del mio volo ascolto i commenti dei turisti italiani contenti della loro vacanza stanziale a Cefalonia e penso a quanto siamo fortunati noi, marinai d’acqua dolce.

Finisce il racconto di Beppe.

barca1

Comincia quello di Uliano

Lunedi 4 agosto Beppe rientra in Italia. Nell’attesa di Paola mi dedico ad alcuni lavori su Thai. Finiti i lavori, noleggio uno scooter e vado ad esplorare l’interno dell’isola. Cefalonia diventa una piacevole scoperta, colline ricche di vegetazione, abeti, lecci, cipressi persino corbezzoli con le vallate coltivate a vigneti e naturalmente tanti ulivi.  Visito il lago sotterraneo Melissani. I raggi di luce che penetrano dall’alto danno un colore all’acqua blu cobalto. Lo spettacolo è veramente unico.  Mi dirigo poi alla grotta di Dragorati, una antro grandissimo, dove si tengono persino concerti vista  la grande qualità armonica della diffusione della musica.

Domenica 10, arriva Paola e davanti ad un ottimo “mussaka” decidiamo la rotta per domani. Le previsioni sono di bel tempo con poco vento. Approfittiamo di risalire fino all’isola di Levkas. Partiamo di buon mattino, al pomeriggio grande bagno di fronte alla famosa isola di Skorpios proprietà privata di magnati greci. Già alle 18.30 ormeggiamo al marina di Levkas.

L’isola di Levkas, quasi attaccata alla terra ferma, ci obbliga a passare attraverso un canale strettissimo,  poco visibile da nord, ma molto suggestivo. Superato un ponte, che al nostro arrivo ruota su se stesso,  raggiungiamo il mare aperto.  Ora si naviga verso  Corfù al largo di Paxoi. Il sole è caldo e il mare è calmo. Ci fanno festa quattro delfini che ci accompagnano per alcune miglia. Decidiamo di passare la notte in rada a Sivoda, ancora cima a terra, baia solo per noi e  grandi bagni. Al mattino partenza per Kassiopi a nord di Corfù. Piccolo porticciolo immerso nel verde  di fronte alla costa Albanese. Buona sistemazione all’interno del mandracchio e buona cena a base di pesce.

Siamo ancora lontani dall’Italia. 70 miglia ci distanziano da Otranto. Decidiamo di partire alle mattina presto verso le 4.30. Un’altra traversata ci attende. Due ore di motore fino all’isola di Othoni, poi proseguiamo a vela.  Piano piano un bel vento da sud/est si stabilizza e con una forza tra 14 e 18 nodi ci accompagna fino a Otranto. Con il vento in poppa e col gennaker issato raggiungiamo anche i sei/ sette nodi di velocità. Non perdiamo neanche un refolo e siamo già dall’altra  parte dello stretto prima che faccia buio.

A Otranto veniamo ospitati dalla Lega Navale.

Viste le ottime condizioni meteo il 15 decidiamo di partire per Brindisi. Questa volta il vento spira da nord.  Ci avventuriamo in due bordi lunghi a est e due a ovest con 15/22 nodi arriviamo in serata all’imbocco del porto. Superiamo la grande diga foranea e dopo aver attraversato i due porti interni arriviamo nel cuore della città dove si trova anche la Lega Navale.

A Brindisi Paola mi saluta. Gli ultimi giorni mi affianca nella navigazione Gianni Boventi, amico e grande velista. Insieme raggiungeremo Venezia. Partiamo da Brindisi il 18 e decidiamo di navigare anche la notte, faremo scalo a Termoli. Iniziano gli ultimi giorni di maratona sull’acqua. Approdiamo Termoli dopo 164 miglia di navigazione ininterrotta. La città ci sorprende piacevolmente con la sua gente allegra, elegante e le sue immancabili luminarie multicolori e ci fa gustare ancora una volta i sapori del grande sud.

Cerchiamo di accorciare i tempi. Dopo una dormita si riparte subito. Rimini è la nostra destinazione. La tappa è ancora lontana. Nel tragitto incontriamo ancora una volta un branco di delfini felici che giocano sotto la chiglia accompagnandoci per qualche miglia. All’idea che a Rimini ci aspetta Roberta, sorella di Paola, con il marito Gigi per darci il benvenuto, la tensione, che è sempre stata presente in questi mesi di navigazione, comincia ad allentarsi. Con Roberta e Gigi ci eravamo visti a Trieste il 10 maggio alla partenza di questa avventura, ritrovarli al ritorno di questo lungo viaggio è una vera emozione.

Rimini – Venezia, l’ ultimo giorno di navigazione sul mare con Thai. 

Arrivati di fronte alla Serenissima, non riuscivo a mollare il timone. La simbiosi con Thai ormai era tale che avrei potuto anche virare e rifare di nuovo il percorso. Ma poi, superata la diga del lido e lasciata sulla destra S. Elena attraccammo all’isola di s. Giorgio da dove partimmo il 6 maggio dopo aver percorso migliaia di miglia. Qui, sui moli di quella che fu la più grande repubblica marinara, mi resi conto che questa grande avventura era davvero giunta all’ultimo porto. Qui oriente ed occidente si incontravano nuovamente. Qui si incominciava a sentire il richiamo dell’entroterra. Grande è stato il merito dell’equipaggio, ma Thai ha superato ogni aspettativa, superando situazioni molto impegnative, attraversando con fermezza e determinazione quel mare che era già nelle sue vene prima ancora di conoscerlo e regalando a tutti noi veleggiate indimenticabili.

 DSCF2650

Il diario – 10, 11 e 12 luglio: Cronache da Gerusalemme

DSCF3947I nostri giorni nella città santa sono volati via. Sono stati due giorni, poco più di 48 ore. Sono state però ore intense, piene di sorprese, di belle sorprese, corona di tutti questi giorni di pellegrinaggio.

A Gerusalemme siamo accolti dall’ospitale francescano di Maria Bambina, una piccola oasi di pace dietro al Santo Sepolcro. Il pomeriggio del 10 scorre lungo le vie della città semplicemente per godere di essere qui; siamo anche stanchi, non abbiamo le energie per intraprendere giri impegnativi.

IMG-20140711-WA0003La giornata dell’11 si apre con la santa messa delle 7,30 al Calvario. È p. Noel Muscat, il superiore della comunità francescana della Basilica del Santo Sepolcro a celebrarla.

Egli stesso ci accoglie in sacrestia per apporre il timbro sulle nostre credenziali chiudendo formalmente il nostro pellegrinaggio. Benedice poi la Croce e l’Ichthus in legno che Lorenzo ha fatto, che ha portato fino a qui e deposto sul Santo Sepolcro. Saranno poi donati da tutti noi al Santo Padre nel prossimo incontro previsto il 20 agosto (chissà se ci sarà…).

IMG-20140711-WA0001Viene benedetta anche la pietra che ha viaggiato con noi dall’Hospitale di San Giovanni a san Tomaso sul Tagliamento.

Il vino benedetto di Siponto lo abbiamo invece consegnato a P. Giuseppe Gaffurini, sempre nella sacrestia del Santo Sepolcro… tutto si sta compiendo, tutto sta arrivando a conclusione.

IMG_20140711_094516

Un’altra cosa vorremmo fare e in questo ci viene in aiuto sempre P. Noel. Nella cripta di San Vartan, posta sotto la cappella di Sant’Elena, zona della chiesa del Santo Sepolcro tenuta dagli Armeni, c’è un antico graffito del III secolo fatto da un antico e anonimo pellegrino. Rappresenta una barca con l’albero reclinato, con la velatura raccolta, e la scritta Domine ivimus (Signore siamo arrivati). È un messaggio di una semplicità e di una dolcezza infinita, di una compiutezza esemplare nel suo simbolismo: Signore, raccogliamo le vele, appoggiamo in porto la nostra nave, siamo arrivati a te; non abbiamo bisogno di altro, il cammino è compiuto. E per noi, arrivati veramente a vela, noi che abbiamo veramente lasciato in porto la nostra barca con le vele raccolte questo graffito rappresenta ancora di più il nostro cammino, lo sentiamo ancora più forte come simbolo. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di poterlo vedere, di poterci soffermare qui sotto, in questo luogo normalmente chiuso al pubblico.

Cappella di San Vartan - Domine Ivimus

Cappella di San Vartan – Domine Ivimus

P. Noel ci ha accompagnato nella sacrestia degli Armeni, chiedendo se possibile di visitare la cappella. Gentilmente chi risponde si mette subito a disposizione e ci porta nella cripta. È una felicità immensa per noi; anche P. Noel è felice… anche lui non aveva mai avuto l’occasione di scendere e di vedere questo luogo.
Senza fretta possiamo fare le nostre foto e godere di questo regalo, di questa visione…. Grazie!

DSCF3890È tempo di andare. Tra poco meno di un’ora siamo attesi alla Custodia di Terra Santa dove potremo ritirare il diploma del compiuto pellegrinaggio, il Testimonium gerosolimitano.

Sappiamo che potremo incontrare il Segretario della Custodia di Terra Santa, p. Sergio Galdi. Siamo felici di questo. Ci sarà anche Doni Ferrari che presta servizio nella Custodia e con la quale Monica è in contatto da un paio d’anni.

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Però, visto che c’è ancora un po’ di tempo, proviamo a vedere se possiamo portare a termine il compito che ci era stato affidato da Marino: la consegna della pietra dell’Hospitale di San Giovanni alla chiesa di San Giovanni nel Muristan. È un piccolo simbolo, è un auspicio, è un segno; vuole essere anche un legame tra questa chiesa e tutti i pellegrini che arriveranno a Gerusalemme a piedi. Se la pietra potrà essere accolta e conservata qui allora potremo invitare tutti i pellegrini che conosciamo a passare da qui, a sostare per una preghiera e a ricordare che c’è un legame che va oltre le divisioni di riti e confessioni, un messaggio di pace di cui i pellegrini sono latori per il fatto stesso di essere semplicemente persone che passano e che si fermano in preghiera dove c’è qualcosa da vedere, toccare, vivere.

La pietra dell'Hospitale di San Giovanni

La pietra dell’Hospitale di San Giovanni

In questo caso un semplice sasso che racconta di un cammino dal Tagliamento a Gerusalemme lungo una via che nei secoli tanti pellegrini hanno percorso, attraverso terra e mare; un sasso che racconta di un legame tra ciò che è stato e ciò che è adesso; un legame con un luogo che è stata chiesa bizantina, poi degli ospitalieri e ora greco-ortodosssa, un luogo che non importa che rito celebri, ma che importa renda lode all’unico Dio, che sia luogo di preghiera per tutti.

Tutto questo lo racconta un semplice sasso, dipinto da una pellegrina una sera di qualche mese fa nell’Hospitale di San Giovanni, portato da Marino fino a Trieste, imbarcato su Thai, trasportato fino a Giaffa e caricato nello zaino da Lorenzo, custodito da tutti noi, affidato a tutti noi che ora felici ci dirigiamo verso la chiesa di San Giovanni nel Muristan.

Noi felici che troviamo la chiesa aperta, noi felici che vi troviamo anche un monaco ortodosso con il quale possiamo parlare per presentargli tutta questa cosa. Noi un po’ perplessi quando ci viene risposto che dobbiamo andare a parlarne negli uffici del Patriarcato Greco-Ortodosso (buffo quando il monaco fa un segno a Monica dicendole che porti lei tutti lì perché sicuramente sa dov’è… l’ha scambiata per una gerosolimitana… e questo sotto sotto ha fatto un gran piacere a Monica… altro regalo).

DSCF3954Noi felici quando l’usciere del Patriarcato ci fa salire negli uffici… e salgono in 3: Franco, Monica e Lorenzo, il portatore della pietra.

Noi felici quando la segretaria si mostra interessata e ci fa parlare con il vescovo ortodosso suo superiore; noi felici e intimoriti quando quest’ultimo ci dice che la cosa può interessare al Patriarca, a Sua Santità e Beatitudine Teofilo III.

Noi curiosi di vedere come prosegue questa strada quando veniamo portati nella grande anticamera della sala delle udienze in attesa di essere ricevuti.

Tutto ha preso una piega inattesa. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto. Ci sembra una cosa buona, anzi siamo onorati di essere arrivati fin qui però sappiamo in fin dei conti di essere solo dei pellegrini con una pietra in mano… certo siamo latori di un sogno… ma basta un sogno per aprire tutte le porte?

Intanto però il tempo passa e noi avevamo un appuntamento con la Custodia. Ci dispiace “tirare un gancio”. Per fortuna Silvia si fa accompagnare dall’usciere per capire che fine avevano fatto i 3 latori della pietra. Così ci mettiamo d’accordo: Silvia, Beppe, Paola e Patrizia andranno alla Custodia a ritirare il testimonium e porgeranno le scuse per il ritardo e per il fatto di non esserci tutti. Monica, Franco e Lorenzo resteranno in attesa di essere ricevuti. Del resto non è cosa di tutti i giorni essere davanti alla porta del Primate della chiesa ortodossa di Gerusalemme.

6d285b17fcteofil_jpg

Theophilus III   (le foto del Patriarca sono di repertorio… sul momento non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli di fare una foto con lui… ora ci dispiace non averla… è stato un incontro importante…)

Aspettiamo buoni buoni un paio d’ore, poi finalmente sembra arrivare il nostro turno. Ci alziamo e dal suo ufficio esce il Patriarca che ci viene presentato. In verità non sappiamo bene come comportarci, quali siano i gesti opportuni e rituali da usare in questi casi per salutare in modo degno un alto prelato della chiesa ortodossa. Sicuramente avremo fatto la figura degli impacciati o peggio… a Dio il nostro sconto.

Comunque Sua Santità Teofilo III è cordiale; serio, ma cordiale. Chissà cosa ha pensato di noi… Franco comincia a parlare in inglese spiegando la storia; il Patriarca ci chiede come mai non abbiamo prima scritto una lettera per chiedere un incontro e presentare questa iniziativa; noi rispondiamo che ha ragione e che in realtà non pensavamo che potesse diventare una cosa così importante, considerata dal Patriarca in persona; che eravamo onorati, e che forse siamo degli sprovveduti… 004Alla fine il Patriarca ci chiarisce che storicamente non c’è legame tra il loro monastero presente ora nella chiesa di San Giovanni nel Muristan e l’ospedale e la chiesa di San Giovanni tenuta dai Giovanniti (Ordine di Malta) nello stesso Muristan; o che comunque non è una cosa da considerarsi nell’attualità. Quindi ritiene non opportuno creare questo legame ora con la nostra pietra.

Possiamo capire… e il nostro cuore ci dice che abbiamo compiuto il nostro compito. Abbiamo fatto tutti i passi che si potevano fare. Il resto lo affideremo ancora una volta e sempre di più alla Provvidenza. Riporteremo la pietra in Italia, la riconsegneremo a Marino e sappiamo che questa pietra non resterà ferma. Siamo sicuri che per lei, e per noi, la Provvidenza ha i Suoi soliti progetti imperscrutabili e inattesi.

Ringraziamo il Patriarca e lo osserviamo mentre si allontana… è tempo di pranzo anche per lui… e noi ci guardiamo l’un l’altro in faccia, stupiti: abbiamo incontrato il Patriarca… strane cose accadono ai pellegrini.

Noi felici, anche se la pietra è rimasta nelle nostre mani.

Via di GerusalemmeNel pomeriggio ci spostiamo nel quartiere armeno per vedere la chiesa di San Giacomo, purtroppo chiusa per festività armene, poi traversando il quartiere ebraico andiamo al Cenacolo, alla chiesa della Dormizione. Il nostro cuore ha bisogno di raggiungere questi luoghi, di vedere, di toccare, di vivere…

Stasera abbiamo invitato a cena Doni Ferrari e anche don Massimiliano che è arrivato da Ein Karem. C’è un po’ di spesa da fare e poi i soliti maghi dei fornelli si metteranno all’opera. All’ospitale c’è l’uso cucina e c’è tutto lo spazio per stare bene e in fraternità.

Nel corso del pomeriggio siamo anche passati da Ettore Soranzo, alla Custodia per saldare i conti dell’accoglienza. Ci facciamo aiutare da lui per organizzare il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme. Domani è sabato e non ci sono trasporti pubblici, bus e treni non vanno nel giorno di Sabbath. Domani pomeriggio saremo già in ripartenza e dovremo noleggiare un pulmino.

DSCF3935Sabato 12. La mattina alle 5 siamo al Santo Sepolcro. Ci è stata data la possibilità di partecipare alla funzione all’interno dell’edicola. È una occasione unica per noi. Ogni giorno i francescani hanno uno spazio temporale tra le 5,30 e le 6 per celebrare l’Eucarestia. La parte del sepolcro viene allestita ad altare e P. Noel celebra. Oggi concelebrerà con don Massimiliamo che è venuto con noi. Noi siamo tutti stretti nella cappellina antistante, quella cosi chiamata dell’Angelo. Vediamo dalla porticina che divide le due camere P. Noel che officia, poi esce dalla camera sepolcrale e distribuisce la Comunione. Dentro siamo solo 10 persone. Alla fine della celebrazione P. Noel ci invita a entrare nella camera del sepolcro e a sostarvi un attimo in pace. È bellissima: il marmo del sepolcro è coperto e allestito come altare, candele e fiori completano la mensa. Il luogo della Resurrezione è come trasfigurato. Qui in questi minuti il Signore Gesù è tornato: questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue…. In memoria di Me.

Non so cosa abbiano provato gli altri… io che scrivo posso solo dire di aver provato una gioia immensa, di aver sentito il cuore balzare nel petto.

È significativo anche il fatto che nessuno di noi abbia fatto foto. Stavamo vivendo il momento, non avevamo tempo da perdere a fare foto che ci avrebbero distratto dalla sacralità e profondità dell’attimo.

DSCF3950Quando usciamo dalla Basilica è giorno fatto, però il sagrato è ancora deserto… giusto un gatto e una bellissima donna etiope con il suo bambino. Restiamo lì, senza parlare a vivere anche noi questi minuti di pace. Poi don Massimiliano ci porta attraverso una porticina a salire nella parte alta del Santo Sepolcro, dove ha sede il monastero etiope. Per fare questo attraversiamo la cappella etiope dove in quel momento si stava celebrando un rito importante; forse una festa, una ricorrenza. Fatto sta che era piena stipata di fedeli etiopi. Fuori dalla porta un mucchio di scarpe e dentro uomini che cantavano e si muovevano pregando. Noi pensiamo di non passare, ma don Max si butta dentro e si fa largo tra la folla che serenamente e sorridente si apre al nostro passaggio. È stato un altro momento fortissimo, come se non ne avessimo già passati; come se non ci fossero già stati regalati.

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Arriviamo così sopra, nella parte povera, nella zona degli etiopi dove alcuni monaci ci salutano.

DSCF3946

Cappella dei Franchi – Santo Sepolcro

Da qui raggiungiamo la Khan Az-Zait St. con il mercato ancora tutto chiuso, vuoto e ritorniamo nella piazza del Santo Sepolcro.

Notiamo che nella cappella dei Franchi, quella a destra della facciata, servita dalla scalinata in pietra, si sta celebrando messa; riconosciamo P. Sergio Galdi.

Sostiamo ancora un poco in questo luogo di pace, poi la fame comincia a farsi sentire. Non abbiamo ancora fatto colazione e siamo in piedi da 3 ore. Torniamo al Maria Bambina. Abbiamo caffelatte e paste che ci aspettano.

 P_SergioAlle 9,30 Monica, Franco, don Massimiliano, Lorenzo e Patrizia vengono ricevuti da P. Sergio Galdi. È un piacevole incontro. Il Segretario della Custodia ascolta il racconto del nostro pellegrinaggio ed è anche molto interessato a sapere dell’incontro con il Patriarca Ortodosso.

Gli esprimiamo anche tutta la nostra ammirazione per la Custodia, per i frati della Custodia. Non sono convenevoli, sono parole che sgorgano vere dal cuore. Nel nostro cammino abbiamo avuto modo di toccare con mano, di vedere e di ammirare l’opera di questi singoli frati a partire da P. Luke a Rodi, P. Andreas a Cipro, e Ramla, ed Ein Karem, e poi tutti quelli che non abbiamo incontrato personalmente ma di cui abbiamo sentito parlare o visto le opere.

DSCF3810Abbiamo raggiunto per mare e per terra parte dei luoghi della Custodia avendo modo di renderci conto fisicamente dell’estensione; in parte abbiamo anche capito le difficoltà dei territori, i problemi, anche se sicuramente tanto altro è rimasto da conoscere.

Abbiamo cercato l’appoggio fraterno della Custodia, è stata il nostro punto di riferimento e anche per massima parte il nostro sostegno spirituale; grazie a loro abbiamo potuto partecipare alla S. Messa lì dove altrimenti non avremmo trovato.

Quindi grazie, grazie a questi fratelli di San Francesco, ai fratelli dell’umile poverello che voleva essere cavaliere e che andò in Terra Santa realizzando l’unica e vera “crociata”, quella della pace e dell’amore.

IMG-20140712-WA0014Resta ancora qualche ora da dedicare a Gerusalemme. Don Massimiliano ci porta lungo la Via Dolorosa che pensavamo di conoscere… lui ci apre porte e ci fa vedere altre cose, nuove cose. Che bello poter andare oltre. Ci fermiamo per un caffè all’Austrian Hospice, all’Ospizio austriaco della Sacra Famiglia, grande ed elegante guest house. DSCF3962Dopo le 10 è permesso accedervi anche se non si è ospiti e si può salire sul tetto per ammirare uno dei più bei panorami di Gerusalemme… dopo quello dal Maria Bambina…. siamo di parte.

IMG-20140712-WA0016Usciamo dalla porta dei Leoni per arrivare fino al sepolcro della Vergine e infine all’Orto degli Ulivi.

Risaliamo attraversando il quartiere mussulmano abbastanza scalcinato e disordinato. Usciamo fuori dalle mura attraverso la porta di Erode, facciamo un tratto camminando all’esterno delle mura e rientriamo dalla porta di Damasco, piena di gente. Imbocchiamo la Khan Az-Zait St. lungo il bazar e ritorniamo al Santo Sepolcro. Risaliamo il Muristan e ci portiamo verso St. Mark Str. per cercare il passaggio per la parte alta del quartiere ebraico. Così arriviamo a vedere la spianata del tempio e il muro del pianto dall’alto. Ritornando verso casa incontriamo per la prima volta un chiosco che fa spremute con i melograni. È il primo. La stagione comincia adesso. Fino a ieri c’erano solo aranci nei chioschi. Non ci facciamo sfuggire l’occasione.IMG-20140712-WA0017

Ora però è veramente tempo di andare a fare lo zaino.

Alle 17 abbiamo il pulmino che ci attende. Lasciamo Gerusalemme con l’augurio di potervi tornare presto in qualche modo, possibilmente ancora a piedi, ma l’importante è ritornarvi… già ci manca.

Arriviamo a Tel Aviv. Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia si fermano al Milk & Honey Hostel. Qui ritrovano l’equipaggiamento nautico che avevano lasciato 10 giorni fa. Riassemblano il materiale e fanno i bagagli per l’indomani, per il viaggio aereo.

Beppe e Uliano proseguono per Haifa. Saranno loro i soli naviganti che ritorneranno indietro con Thai. Affronteranno il viaggio di ritorno con l’aiuto, a tratti, di amici che li raggiungeranno per fare un pezzo di mare insieme. Però intanto partiranno da soli traversando fino a Cipro.

 È tempo dei saluti. Ci rivedremo tutti insieme solo in Italia.

Il 13 pomeriggio Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia sono già in Italia. Il volo è andato bene. Nessun problema grande in aeroporto, praticamente tutti i voli regolari.

Il pellegrinaggio è finito. Il ricordo è appena cominciato. Ci saranno mille cose da elaborare, nuovi frutti da veder crescere, idee da sviluppare.

Un cammino non finisce mai veramente. Ogni arrivo è solamente un punto di partenza.

Abbiamo realizzato uno dei più grandi sogni della nostra vita: arrivare a Gerusalemme attraversando il Mediterraneo. Fino ad un anno fa sembrava impossibile… ora è diventato realtà.

credenziale

Il diario – 10 luglio – 6° giorno di cammino a terra: Betlemme – Gerusalemme

DSCF3883Sia benedetto da Sion il Signore,

che abita in Gerusalemme!

(Salmo 135, 21)

Mi sa che oggi non vedevamo l’ora di partire. Chi non dormiva ha atteso l’alba, chi dormiva ha sognato l’alba. Oggi è proprio l’ultimo giorno di cammino.

Partiamo presto, ma non prestissimo. Riusciamo a fare colazione con cappuccino e brioche al bar di Casa Nova (dove abbiamo cenato ieri sera). Piccoli lussi da pellegrini in festa per l’arrivo.

Betlemme è ancora vuota. I negozi sono chiusi e le strade sono deserte. Del resto stanotte erano tutti in festa.

IMG-20140721-WA0018Lungo la strada, andando verso il muro, vediamo che hanno esagerato con la “festa”. Ci sono pietre per terra. Un signore palestinese fuori da un hotel ci spiega, quasi imbarazzato, che c’è stato un gruppo che ieri sera si è scontrato con le polizia palestinese… Episodio molto circoscritto; le pietre sono limitate a un’area di 100 metri e sono solo sulla strada. Fanno più caos e danni le manifestazioni a casa nostra.

Noi proseguiamo senza incontrare nessuno; passiamo il muro insieme a 5/6 palestinesi che stanno andando al lavoro dall’altra parte. I nostri zaini passano al metal detector, i passaporti guardati al volo, passandoli aperti davanti alla guardiola. Si vede che abbiamo proprio la faccia dei bravi pellegrini.

Katisma. la Sosta tra Betlemme e Gerusalemme

Katisma. la Sosta tra Betlemme e Gerusalemme

La prima sosta la facciamo alla “Sosta”, a Katisma, un sito archeologico lungo il vialone che ci porta verso Gerusalemme. Qui una volta c’era una chiesa bizantina ottagonale a ricordare il luogo dove la tradizione racconta si fermò Maria durante il viaggio verso Betlemme. Katisma in greco significa “posto a sedere”.

Ora rimangono ruderi ben evidenti. Non sapevamo di questo. Dobbiamo ringraziare don Massimiliano che ci ha fatto fare sosta qui e ci ha raccontato tutto.

DSCF3855 IMG-20140721-WA0024

DSCF3861Si prosegue lungo la Hebron Road, poi deviamo per arrivare a un parco pubblico che Monica aveva individuato studiando la strada. Si rivela ancora più bello del previsto. Non è solo un modo per avvicinarsi a Gerusalemme facendo un percorso piacevole. È anche un vero Mons Gaudi. Da qui ci appare per la prima volta Gerusalemme. La vediamo di fronte a noi. È una visione panoramica simile al Monte del Gozo di Santiago, o al Monte Mario di Roma. Restiamo fermi mezz’ora a godere dello spettacolo. Quasi non si vorrebbe ripartire per cullare ancora dentro di noi questa gioia dell’arrivo.

Gerusalemme dal "Mons Gaudi"

Gerusalemme dal “Mons Gaudi”

DSCF3868Ripartiamo attraversando il parco, poi un tratto di strada e infine arriviamo ai piedi della salita al Monte Sion. Un sentiero ci porta su, l’emozione sale con noi. Entreremo a Gerusalemme dalla porta di Sion. Lì ci stanno già aspettando 2 amici di Paola che sono venuti apposta a Gerusalemme dall’Italia per poter condividere con lei questo momento.

Gli amici di Paola alla porta di Sion

Dal resto per Paola è stata una grande esperienza. Per lei, come per Patrizia, è il primo pellegrinaggio; è la prima volta che loro due si mettevano su un cammino. E si sono comportate egregiamente, sono riuscite a stare al passo di vecchi e rodati pellegrini.

Monte Sion

Monte Sion

IMG-20140721-WA0025

Salita al monte

 

Siamo dentro le mura. Il percorso è noto, fatto tante volte con il cuore; si attraversa il quartiere armeno passando a fianco della chiesa di San Giacomo, si volta a destra per la David Street, poi a sinistra nel quartiere cristiano, poi a destra sotto l’arco della St. Helena Road, breve discesa, qualche gradino poi a sinistra eccola: la Basilica del Santo Sepolcro.

Alla porta della Basilica del Santo Sepolcro

Alla porta della Basilica del Santo Sepolcro

Restiamo fuori, quasi non si avesse il coraggio di entrare, restiamo fuori in preghiera, ci si inginocchia, si tocca con la mano la colonna a destra del portale, a ripetere un gesto che viene spontaneo ai pellegrini, come accade arrivati a Santiago al Portico della Gloria.

Santiago, Roma, Gerusalemme. Gli stessi gesti, le stesse emozioni o forse di più. Qui non siamo in fondo a “un cammino”, ma in fondo “al cammino”. È qui il luogo da dove tutto è partito, qui dove nasce il senso della nostra Fede; e ogni altro santuario ne è il riflesso, il frutto, il richiamo.

Santo Sepolcro

Santo Sepolcro

Negli altri santuari andiamo a vedere tombe piene di reliquie, qui una tomba vuota; qui ci viene ricordato che non c’è niente sulla terra che sia uguale a Dio, che sia venerabile come Dio… ricordiamo il messaggio di San Michele alla nostra partenza dal Gargano; ricordiamo la domanda il cui nome dell’Arcangelo è portatore: Chi è come Dio?

Qui ci viene ricordato che la vita eterna che Dio ci ha promesso non ha luogo qui. Da qui si parte, l’eternità è oltre. Qui possiamo solo vedere la promessa compiersi: la morte è vinta, il Cristo è risorto, la vita dell’amore è per sempre.

E da qui, fino a che saremo in vita, si riparte, anche se vorresti restarvi per sempre. Qui si ritorna tutti anche se sarà l’altra Gerusalemme, quella trasfigurata, quella Celeste che ci attende…

… Se ti dimentico Gerusalemme,,,

Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
resti la mia lingua attaccata al palato,
se io non mi ricordo di te,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

(Salmo 137, 5-6)

Alla sera, la Cupola dell'Anastasis, dall'ospitale di Maria Bambina

Sera gerosolimitana: la Cupola dell’Anastasis, dall’ospitale di Maria Bambina

Il diario – 9 luglio – 5° giorno di cammino a terra: Ein Karem – Betlemme

DSCF3814Ecco così sarà benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Il Signore ti benedica da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace sia sopra Israele.

(Salmo 128, 4-6)

Stanotte, mentre ci preparavamo al sonno è scattata la sirena di allerta missili. Ci ha fatto una certa impressione, non lo nascondiamo. Aveva quel terribile suono che noi, nati in tempo di pace, abbiamo sentito solo nei film. Per di più forse proveniva da una casa vicina perché era molto forte.

P. Severino e don Massimiliano, attenti conoscitori della situazione, ci hanno rassicurato dicendoci che in questi casi, in questo territorio, basta restare chiusi dentro un buon edificio e non farsi trovare, se possibile, per strada; poi restare calmi. Gerusalemme è lontana da Gaza, punto di partenza dei missili. Allo sguardo certamente grossolano di noi pellegrini occidentali appare la necessità per Hamas di nuova visibilità di fronte al mondo. Per ottenere sostegno politico e materiale deve di nuovo creare disordini. E Israele alla fine può trarne vantaggio stringendo ancora la morsa, legittimata dai ripetuti attacchi.

Per di più ciò che sentiamo raccontare non è ciò che vediamo. Chi vive qui ci dice che difficilmente un missile potrà arrivare qui. Se mai arrivasse sarebbe probabilmente quasi senza esplosivo per “viaggiare leggero” e andare più lontano. Alla fine farebbe solo un danno a un muro, altrimenti dovrebbe caderti sulla testa mentre sei per strada per farti davvero male.

E’ un eterno gioco di ruolo e in mezzo ci sono le vittime che ogni parte ha già messo in conto, che sa che ci saranno. Sono 60 anni che qui non c’è pace… anzi in verità sono secoli, millenni. L’attesa del Dio di Israele è lunga.

Stamattina ci siamo già dimenticati della buonanotte ricevuta. Navigando su internet sembra che qui sia già guerra dura. Noi vediamo un’alba stupenda; andiamo a Messa e facciamo un’abbondante colazione preparata dalle volontarie di P. Severino.

DSCF3817Ci affrettiamo poi sulla strada. Non possiamo lasciare Ein Karem senza passare per la chiesa della Visitazione. Ieri non avevamo le energie per salire fin su, per fare la scalinata che portava al Santuario. Stamattina con il fresco è bello andarvi, c’è ancora tanta ombra a proteggere la nostra strada. Qui si ricorda l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta entrambe in attesa, chi di Gesù chi di Giovanni il Precursore. Due donne privilegiate, toccate dalla dolce mano di Dio che regala ancora speranza e pace a questa terra e al mondo intero.

DSCF3822

DSCF3821

IMG-20140721-WA0004Alla fine la visita si prolunga più del dovuto. Del resto non vogliamo farci condizionare troppo dall’orologio. Cerchiamo un padre per mettere il timbro sulla credenziale e troviamo p. Vittorio, originario di Faenza, della provincia francescana di Cristo Re, dei frati minori dell’Emilia Romagna. Terra di Monica alla quale p. Vittorio affida i saluti da portare a p. Alessandro Caspoli.

Così tra una chiacchiera e l’altra si fanno le 9.

È ora di muoversi. Si cerca il sentiero per tagliare un bel pezzo di strada. Sappiano che c’è ma il suo ritrovamento non è immediato . Dopo un bell’inizio largo e pulito ci ritroviamo su un tratto coperto da sterpaglie, ci sembra quasi di perdere la via poi il cammino ritorna pulito. Nel complesso funziona benissimo. E pensare che lo avevamo solo ipotizzato, guardando le foto satellitari su internet ….

IMG-20140721-WA0000Così dopo una breve salita, che non ci sembra poi così breve visto il caldo già forte, siamo alla periferia di Gerusalemme. Ma non dentro la città. Il cartello dell’ingresso non lo passeremo mai. Restiamo fuori, nell’hinterland, percorrendo strade e poi sterrati che ci fanno tagliare un paio di colline portandoci verso Betlemme.

IMG-20140721-WA0015       IMG-20140721-WA0002

Infine siamo davanti al muro, al terribile muro tra il territorio israeliano e quello palestinese.

IMG-20140721-WA0014C’è da passare il check-point. Fa impressione da qui. A piedi lo vedi tutto, lo vedi bene il muro che divide chi non vuole la pace; un altro muro generato dalla idiozia di pochi e “pagato” dal dolore di molti. Del resto il mondo è spesso governato dagli idioti. I prepotenti e gli incapaci di tutte le parti alla fine impongono la loro visione sbagliata della vita e delle cose alle tante persone che vorrebbero vivere in pace.

IMG_20140710_081321Siamo di là in breve. Nessun controllo particolare. Non ci guardano i documenti nè gli zaini. Dall’altra parte ci sono in attesa una marea di taxi che non riescono a capacitarsi che noi si vada a piedi. I taxisti ci inseguono per un po’ cercando di offrirci un passaggio raccontandoci che la basilica è lontana 10 chilometri (non sono più di 3, lo sappiamo bene) poi desistono.

Camminiamo in questo territorio diverso, scalcinato, con mucchi di immondizia tipici di questi posti. Un po’ frutto di poca educazione al bello e all’ordine, un po’ frutto dell’ignavia, dell’indolenza.

DSCF3832C’è anche povertà diffusa. Molte botteghe di artigiani sono di una semplicità disarmante. I negozi vendono cose distanti dal nostro gusto. I posti dove si potrebbe mangiare incutono timore per l’igiene. Alla fine ci fermiamo in un fast food palestine-style. Poi sarà quel che sarà. L’ora di pranzo è già arrivata, il nostro stomaco detta imperioso il tempo. Il cassiere ci guarda storto, chi sta al banco invece ci tratta con simpatia.

IMG-20140721-WA0012Sul televisore nel locale scorrono immagini di missili che scoppiano in aria. Immagini di Gaza… pensiamo. Macchine distrutte, muri crollati. Saranno immagini di repertorio? Saranno attuali? Cosa succede veramente? Siamo tutti in mano al Grande Fratello… siamo veramente liberi di sapere quello che succede? Da ieri riceviamo sms e WhatsApp di amici e parenti preoccupati che ci pensano sotto le bombe. Noi invece siamo in un fast food, dopo aver camminato tra ebrei e mussulmani, con la sola preoccupazione di non avere quel mal di pancia che fino ad ora abbiamo evitato nonostante si sia mangiato e bevuto di tutto.

IMG-20140721-WA0013       IMG-20140721-WA0016

IMG-20140721-WA0007Ci dirigiamo infine verso l’ostello della gioventù che abbiamo trovato su internet. È il primo luogo prenotato in questo pellegrinaggio, in verità è quello che ha subito risposto alla mail di prenotazione… questo e i francescani di Maria Bambina a Gerusalemme. Per gli altri luoghi abbiamo avuto modo e gusto di lasciar fare alla Provvidenza ed è stato bello così.

IMG-20140721-WA0009È di recente apertura. Peccato che l’edificio dove doveva essere ubicato l’ostello è in ristrutturazione; dalle foto sembrava essere molto bello e accogliente. Non abbiamo capito se ciò che raccontava internet era una promessa e questo dove siamo alloggiati è l’ubicazione precedente dell’ostello che deve ancora trasferirsi nell’edificio nuovo oppure se l’edificio promesso ha funzionatonto per poco da ostello e poi ha richiesto nuovi lavori. Comunque l’alloggio è molto spartano. Ci va bene lo stesso. È per una notte e siamo pellegrini. Ci sono 2 camerate con 10 posti. Una per le donne e una per gli uomini. Due bagni, uno con doccia. Sotto di noi c’è la casa circondariale. Sentiamo il vocio dei detenuti, anche se non li vediamo. La visione è schermata da pannelli.

IMG-20140721-WA0022Ci mettiamo un po’ per fare la doccia. Don Massimiliano, che ci ha fatto compagnia fino a qui, ci saluta e va a un appuntamento con due suoi amici che stanno a Betlemme. Resterà a cena da loro e sembra pensi di andare a dormire a Casa Nova, oppure verrà da noi. Non sa. Qui il posto c’è. È una decisione che ha preso sul momento, non tornerà ad Ein Karem in serata, troppo complicato. È stato bello averlo con noi. Conosce tante cose di questi territori, ci ha raccontato e informato, ha risposto a molte nostre domande, ci ha rassicurato. Anche lui è stato un dono.

Noi, dopo una lunga attesa per l’unica doccia, siamo tutti pronti per andare alla Basilica della Natività. Ciascuno entra e vi rimane con i suoi tempi. Abbiamo tutto il tempo per restare. Siamo fortunati; ci sono anche poche persone in giro. Nella Grotta c’è modo di stare in silenzio.

IMG_20140709_193939IMG_20140709_194134

DSCF3839

IMG_20140709_195515La serata finisce con la cena al ristorante di Casa Nova, l’ex di P. Severino. Ci andiamo anche pensando a lui.

Stiamo bene. Ci sono tavoli all’aperto e l’aria ora è meno calda; sta arrivando la sera e una leggera brezza. Ci fermeremo a lungo. C’è pace qui a Betlemme di fianco alla Basilica. Il muezzin lancia la sua preghiera alla fine del giorno di Ramadan. Le strade si svuotano, tutti vanno a cena; e per tutta la notte si sentiranno piccoli fuochi di artificio. Sembra che qui sia uso festeggiare la fine di alcuni giorni nel corso del Ramadan. Nel decimo giorno, che dovrebbe essere questo, si ricorda la morte della prima moglie di Maometto. Qualche pellegrino starà sveglio tutta la notte per il rumore, qualcuno dormirà profondamente.

Domani sveglia all’alba. Gerusalemme è vicina, vicinissima.

Il diario – 8 luglio – 4° giorno di cammino a terra: Abu Gosh – Ein Karem

DSCF3801Se il SIGNORE non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori;
se il SIGNORE non protegge la città,
invano vegliano le guardie.
Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare
e mangiate pane tribolato;
egli dà altrettanto a quelli che ama,
mentre essi dormono.

(Salmo 127, 1-2)

Colazione nella cucina della foresteria. Ieri sera abbiamo fatto un po’ di spesa e possiamo fare una colazione tranquilla anche perché prevediamo di non partire prestissimo. Il cammino oggi dovrebbe essere breve. Da qui a San Giovanni del Deserto, convento francescano che in questi anni è sempre stata tappa dei pellegrini, i chilometri sono poco più di 10. Anche se abbiamo un po’ di dislivelli in salita e discesa da fare non dovremmo metterci troppo.

Alle 7 andiamo alle lodi, poi verso le 8 partiamo. È la prima volta che ci mettiamo in cammino con questa calma.

IMG-20140719-WA0005Lungo la strada perdiamo un po’ di tempo. Un sentiero che cercavamo è stato deviato da una serie di costruzioni e così ci dobbiamo riorientare. Comunque in breve ritroviamo i segni dell’Israel National Trail che oggi seguiremo per un po’. Si sale, poi si scende, si risale, poi si ridiscende. Ora siamo lungo una collina attrezzata anche a parco pubblico. Qui ci sono un paio di fontanelle, i resti di un villaggio arabo e una sorta di piscina, una grossa cisterna a cielo aperto; sembra la piscina Probatica di evangelica memoria.

In teoria è vietato fare il bagno nella cisterna, ma si vede che è usuale venire qui a fare un paio di tuffi. In acqua ci sono già ragazzi ebrei con la famiglia e un altro gruppetto di adolescenti sta venendo in su mentre noi scendiamo sul sentiero.

IMG-20140719-WA0003Sulla collina di fronte riconosciamo la nostra meta. Si vede il convento. Sul tetto sventola la bandiera della Custodia di Terra Santa. Dobbiamo finire di scendere e poi risalire. Ormai il sole di mezzogiorno batte sulle nostre teste. DSCF3805Così decidiamo di tagliare la salita seguendo un sentiero che abbiamo intravisto dall’alto della collina prima di scendere. In teoria dovrebbe farci risparmiare strada. Tutto ok fino a metà, poi ci ritroviamo nella macchia mediterranea. Il sentiero si perde tra i rovi, sterpaglie secche e alberi cespugliosi. Andiamo ad occhio, saliamo mettendo i piedi dove possiamo e alla fine riusciamo comunque ad uscirne.

Siamo arrivati a San Giovanni del Deserto. La porta del convento è a pochi passi da noi. Il cancello è aperto, ma gli edifici tutti chiusi. Non c’è un campanello, sentiamo rumore di stoviglie all’interno. I frati staranno mangiando. Del resto è l’una passata. Preferiamo non disturbare e restiamo fuori seduti all’ombra su alcuni gradini. Stiamo bene. Abbiamo bisogno di riposare un po’. Ci manca solo l’acqua. Scendendo verso la cappella dedicata a S. Giovanni Battista troviamo una fonte che sgorga da una roccia. Non sappiamo se l’acqua è potabile. Non ci sono cartelli. Forse sì, forse no. Certo che non è sicura la cosa. Vorremmo bere. In fin dei conti in questi giorni abbiamo sempre bevuto l’acqua dei rubinetti e non abbiamo avuto nessun tipo di problema. Questa però è di una fonte… cosa c’è a monte?

IMG_20140708_124240

Conclave ad peregrinorum solatium Audiretur praecursoris monitum: Parate viam Domini

Dopo quasi un’ora esce un frate da una porta secondaria. Silvia e Beppe lo fermano e si presentano. Ci dice di aspettare e va a chiamare un altro frate. Così rientra ed esce un’altra persona. Non ha l’abito da frate. Quasi quasi pensiamo sia un ortodosso, visto il tipo di croce che porta (avevamo anche notato che il luogo ha parecchie scritte in cirillico). Intanto è arrivata anche Monica.
Cominciamo a raccontargli. Ci dice subito che qui non si accolgono pellegrini, non li hanno mai accolti. Monica si permette di ricordare come la confraternita vi abbia già sostato alcune volte e come il luogo sia punto tappa della guida di don Paolo e quindi verificato da tempo. Se poi ultimamente hanno cambiato idea e deciso di non accogliere più è un altro discorso, è più che legittimo, basta saperlo e nessun pellegrino verrà più a bussare, non ci sono problemi. Oggi poi a noi basta anche un pavimento. Il rifiuto è categorico e posto in termini poco simpatici, poco cordiali… ci restiamo male per il modo. Ci dice di andare a cercare ad Ein Karem o a Gerusalemme… gli ricordiamo che siamo a piedi, non in autobus. Siamo pellegrini, non turisti religiosi.

DSCF3811E va bene…è Perfetta Letizia, quella del capitolo 8 dei Fioretti, no? È cosi che funziona. Non l’avevamo ancora provata. È stata Perfetta Letizia… non ci è stata offerta neanche un po’ di acqua. Alla domanda se la fonte fosse potabile ci risponde che se abbiamo un buono stomaco è possibile berla.
Strano questo frate sudamericano, che scopriremo poi arrivato in Terra Santa solo da poche settimane.

IMG-20140719-WA0006E’ Perfetta Letizia: un’altra strada si apre, un’altra avventura ci viene proposta.
Ein Karem dista almeno un’ora e sono le 2 del pomeriggio. La nostra testa brucia. Abbiamo anche il cammino faticoso di Paola che purtroppo ha problemi alla schiena e non riesce più a portare il suo zaino che passa così a turno da pellegrino a pellegrino. Ci bagniamo con l’acqua della fonte, mettiamo nelle borracce un po’ di acqua presa dal rubinetto del bagno pubblico fuori dal convento (cloro caldo) e ripartiamo. Arrivati ad Ein Karem il primo bar è un miraggio: gelateria italiana (gestita da un signore ebreo). Ci mettiamo ai tavolini e stiamo fermi fino alle 17. Solo allora cominciamo a guardarci in giro. Dove dormiremo? Sulla guida è citato un ostello che però il gestore della gelateria ci dice essere stato chiuso.

DSCF3812Ci consiglia di andare dai frati, alla chiesa di San Giovanni. È il posto che puntavamo; è indicato anche sulla guida. Partono Monica e Franco per andare a vedere. Entrati in chiesa un frate dice loro che nel convento non ospitano più. Ora hanno aperto una Casa Nova anche qui da poche settimane. Un po’ perplessi (Casa Nova di solito è per turisti religiosi e non per pellegrini, è già un albergo) si va a sentire. Sembra che non ci siano camere pronte. Spieghiamo che non è un problema. Ci basta anche il pavimento, possiamo stare tutti in una stessa camera. Basta fare la doccia ed avere un tetto sulla testa; alla fine vengono fuori tre camere. Due doppie e un tripla; un gran lusso per noi. Solo uno dovrà dormire per terra. E sarà guerra per decidere chi. Ciascuno di noi vuole essere il prescelto. In fin dei conti avevamo previsto di dormire per terra per l’intero cammino ed è successo solo una notte. Sarà Lorenzo a convincere tutti che tocca a lui.

Il costo poi non è da albergo e non è superiore alle offerte che abbiamo lasciato anche ai due monasteri di Latroun e di Abu Gosh, i luoghi dove abbiamo dormito sui letti.

IMG-20140712-WA0022Intanto abbiamo modo di capire perché la Provvidenza ha voluto che non fossimo accolti a San Giovanni del Deserto. Conosciamo qui p. Severino, francescano vorticoso, frate con mille risorse e idee e iniziative. È arrivato ad Ein Karem da poco. Prima era a Betlemme dove negli anni ha riorganizzato la Casa Nova locale. È anche un amante della cucina, un cuoco, un attivo creatore.

IMG-20140719-WA0000

P. Severino ci serve la cena

Fa anche pasta fresca usando farina pugliese che si fa arrivare dall’Italia. Ha grosse impastatrici nella cucina che sta organizzando qui ad Ein Karem. In questi giorni è aiutato da volontarie, un certo numero di ragazze polacche come lui. Qui si respira aria buona. Ci dice di restare a cena. Stasera niente humus e kebab… si mangiano tagliatelle al sugo di pomodoro.

Mentre aspettiamo conosciamo un altro ospite di Casa Nova, don Massimiliano Nazio, parroco a Roma. È in Terra Santa per vacanza. Gli piace venire qui e vedere, e girare… come lo capiamo. Ora starà un paio di giorni ad Ein Karem, poi verrà a Gerusalemme, proprio al Maria Bambina dove alloggeremo noi. Quindi ci rivedremo… anzi no, in verità da oggi in poi cammineremo insieme. Sapendo che domani andiamo a Betlemme a piedi ci dice che verrebbe volentieri con noi per poi tornare indietro in bus. È il benvenuto.
Don Massimiliano ci racconterà ancora di P. Severino (al secolo Leszek Lubecki), aggiungendo che lo stesso insegna anche filosofia allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

 Anche oggi doni e significativi incontri. Ciò che invece abbiamo chiesto non ci è stato dato perché altro, di meglio, ci aspettava.

IMG-20140719-WA0001

Il diario – 7 luglio – 3° giorno di cammino a terra: Latroun – Abu Gosh

IMG-20140718-WA0000Per amore dei miei fratelli e dei miei amici,
io dirò: «La pace sia dentro di te!»

(Salmo 122,8)

IMG-20140718-WA0001Anche oggi si preannuncia una bellissima giornata di caldo e di sole. In refettorio ci viene lasciato quanto serve per fare colazione. Il monaco portiere poi ci aspetta per aprirci la porta e per farci uscire dal monastero. È sempre presto quando ci muoviamo, sono circa le 5,30, ma già c’è luce. Ci fermiamo fuori, sul piazzale, per la preghiera; poi si parte. La campagna tra i vigneti è bellissima. È un territorio di pace, anche se qui in Israele pace è una parola strana… è una promessa sempre sospesa, è la promessa divina che aspetta con pazienza l’uomo. Passiamo proprio sotto il villaggio di Neve Shalom dove ebrei, cristiani e mussulmani vivono insieme e propongono anche momenti di incontro ai visitatori. Noi non ci fermeremo. Forse un’altra volta avremo modo di approfondire questo discorso, questo luogo.

IMG-20140718-WA0005Il cammino si dipana tra sterrati ombrosi, in una zona boschiva attraversata da vari itinerari di trekking. Seguiamo in parte l’Israel National Trail, poi altri percorsi. Abbiamo in mano la guida di don Paolo; Franco poi, sulla base della stessa, ha predisposto delle tracce gps che ci aiutano parecchio a non avere incertezze.

DSCF3794

Oggi a un certo punto lasceremo la via della guida per deviare verso Abu Gosh. Abbiamo valutato che in questa stagione, con il caldo dell’estate, non era opportuno fare tutta la tappa indicata per oggi e che aveva termine a San Giovanni del Deserto, convento ed eremo francescano. Sarebbero stati 30 km. Fattibili in un giorno più fresco; ora no.

Così Monica ha studiato una tappa più breve; sono circa 22 chilometri, con fine giornata ad Abu Gosh dove peraltro è attestata dalla tradizione un’altra Emmaus. Vi è una bellissima chiesa di epoca crociata custodita ora da monaci benedettini della famiglia degli Olivetani (di Monte Oliveto, vicino a Siena, nei pressi della Francigena); i monaci sono francesi. Speriamo che anche questa volta si possa trovare ospitalità.

IMG-20140718-WA0007Mezzogiorno è passato e siamo ormai in vista della meta del giorno. Peccato che per arrivarvi ci aspetti una salita, uno strappo finale che ci tocca affrontare sotto il sole. Di per sé non sarebbe lunghissimo quest’ultimo passaggio, ma il caldo si fa sentire e qualcuno di noi comincia a doversi fermare; non ce la fa più e i tempi si allungano. L’acqua ormai è alla fine. Si mangiano anche piccoli snack per cercare energie. Poi si riprende. Il sole brucia sempre di più. C’è anche un momento di disorientamento. C’è l’autostrada da passare. Il sottopasso previsto, quello che era stato individuato studiando il percorso da casa, è chiuso. Si stanno facendo lavori da queste parti, ci sono cantieri per aprire nuovi collegamenti. Comunque alla fine basta fare altri 500 metri e troviamo un altro sottopasso. Arriviamo così dall’altra parte ed entriamo nel paese allungando di pochi metri il cammino studiato. Siamo però assetati e affamati.

DSCF3795A gesti chiediamo ad una bambina che passa dove possiamo trovare da bere. Ci fa segno di proseguire, di andare più avanti. E in effetti, 100 metri dopo, vediamo un minimarket. È il paradiso per noi. Acqua, succhi, yogurt, gelato. Ci sediamo su delle cassette di plastica fuori dal negozio e non prevediamo ripartenza… ora ci si riposa. Sono le 14,30, non è tempo di muoversi.

Intanto arriva un signore, ci saluta ed apre un ufficio di fianco al market. Ci chiede se vogliamo un caffé. Arriva anche sua moglie. Parlano entrambi inglese, sono palestinesi, musulmani. Ci raccontano di essere stati recentemente in Italia per turismo, a Roma. Ci spiegano di quando anni fa la loro famiglia decise di restare in terra israeliana, di non optare per i territori palestinesi; aggiungono che è meglio così, che stanno bene, che hanno passaporto israeliano. Che hanno un po’ meno diritti degli ebrei, ma che hanno potuto comprare terreni e case. Sono proprietari, hanno lavoro, possono girare il mondo. E non prendono il caffé con noi… questi sono giorni di Ramadam. Però a noi lo offrono e ci guardano berlo con simpatia.

Gli raccontiamo che andremo dai monaci benedettini. Conoscono il luogo, sono stati nella chiesa mesi fa per un concerto. Ci spiegano come arrivarci. Un bell’incontro. Come quelli che accadono pellegrinando.

Anche qui i monaci rimangono presi in contropiede dal nostro arrivo. All’inizio ci dicono che non hanno posto. Tutto pieno. Gli spieghiamo che va bene lo stesso per noi. Ci basta anche poter dormire sul bellissimo terrazzo che hanno di fianco alla foresteria. Noi abbiamo i nostri materassini.

DSCF3803Anche qui, una volta che capiscono che non siamo turisti, che non cerchiamo niente di particolare, che ci accontentiamo di qualsiasi cosa, si aprono tutte le porte. Alla fine il padre ospitaliere ci trova due camere con due letti più due materassi a terra ciascuna e bagno in camera. Che cosa avere di più?

DSCF3799Intanto attraverso WhatsApp Monica si sente con don Paolo Giulietti. È in Terra Santa anche lui. È una sorpresa questa. Lo abbiamo scoperto 2 giorni fa per caso, mentre si mandavano messaggi a un po’ di amici. E oggi ha promesso che ci avrebbe raggiunto per un saluto e per celebrare la Messa per noi in questa significativa chiesa. Don Paolo, l’assistente di confraternita, il compagno di tante strade; che tra un mese, il 10 agosto, sarà ordinato vescovo a Perugia, dove resterà come ausiliario…

IMG-20140707-WA0005È qui per un momento di vacanza con suo padre e i nipoti, i figli del fratello. È un piacere incontrarsi. Ed è anche una bella coincidenza, un altro bel regalo della Provvidenza, come ci ricorderà anche lui nel saluto all’inizio della Messa. A Monte Sant’Angelo era venuto Paolo Caucci, il rettore della confraternita, per salutarci e  augurarci buon cammino. Ora, ormai alla meta, è don Paolo, il cappellano della confraternita, a darci il benvenuto e a condividere qui a Emmaus il pane con noi… pane spirituale e pane terreno… come accade ai figli di Dio.

IMG_20140707_195739

Anche oggi è stato tutto un dono.

Il diario – 6 luglio – 2° giorno di cammino a terra: Ramla – Latroun

IMG-20140708-WA0016

Gerusalemme è circondata dai monti;
e così il Signore circonda il suo popolo,
ora e per sempre.

(Salmo 125, 2)

Principi pellegrini, così ci siamo sentiti oggi all’alba.

P. Abdel Masih ha chiesto alle suore che lo affiancano nel servizio in parrocchia di prepararci la colazione.

IMG-20140706-WA0016Noi avevamo intenzione di partire presto, verso le 5,30 e pensavamo di fare colazione lungo la strada. Il padre invece ci informa che a quell’ora sarebbe stato ancora tutto chiuso e poi lungo la via, una volta usciti da Ramla, non avremmo trovato niente. E trova questa splendida soluzione.
Quindi, con un bellissimo gesto di ospitalità, stamattina ci viene preparata una sontuosa colazione. Latte, caffè, the, biscotti di forno, baclava e altri dolcetti tipici. Poi pane e salumi e formaggio e jogurt… alla fine è tutto troppo buono e ci soffermiamo più a lungo del dovuto, felici di questa sorpresa.

IMG-20140706-WA0017Suor Barbara Maria (di origine polacca), insieme a una consorella, ci prepara il tavolo nel cortile, poi si ferma con noi a parlare, è molto interessata al cammino. Vuole sapere che strada faremo, quale strada si può fare per arrivare a piedi a Gerusalemme. Monica le lascia le fotocopie della guida di don Paolo Giulietti, la descrizione della tappa già fatta che ha in tasca, e la promessa di mandarle più dettagli una volta tornati in Italia.
Ripartiamo un po’ più tardi del previsto, ma con la gioia nel cuore, con la forza di questa accoglienza.
Cominciamo a sentire dei legami, i legami che si creano pellegrinando, le relazioni che nascono lungo la via e tendono a dare altri frutti, nuovi frutti. Conosciamo già queste sensazioni…

CL255x168_7227IMG-20140706-WA0006

 

Il primo tratto di via è poco piacevole. Si esce da Ramla camminando su un largo stradone senza marciapiede, anche se utilizzato correntemente da molte persone che si spostano a piedi e anche da runner che fanno footing di buon mattino. Ci vuole quasi un’ora prima di raggiungere una strada minore e poi ancora di più per entrare in un percorso secondario.
Attraversiamo un paio di questi strani agglomerati di case di  ebrei senza centro e senza servizi commerciali anche minimi. Poi comincia un bel tratto sterrato con vari sentieri che si incrociano. Ogni tanto ci fermiamo a bere e riposare. Il caldo aumenta e la nostra acqua sta per finire. Non incontriamo luogo per il rifornimento. Per fortuna abbiamo almeno 2 litri a testa di liquidi e qualche snack.

DSCF3792IMG-20140706-WA0008

È già mezzogiorno e ci ritroviamo sull’asfalto bollente. IMG-20140706-WA0007La strada non è particolarmente trafficata, ma è un rovente rettilineo. Davanti a noi già si profila la sagoma del monastero di Latroun che come un miraggio ci spinge ad andare avanti. Però non arriva mai. Facciamo i calcoli ad occhio e ci vorrà ancora un’altra ora di cammino. Sappiamo che al monastero celebrano la S.Messa alle 12 poi dopo chiudono per il giusto riposo festivo e forse potrebbero aprire, a noi che arriviamo, nel pomeriggio. Almeno queste sono le informazioni che abbiamo.
Quindi cerchiamo di arrivare entro le 13 anche solo per chiedere se possono ospitarci; poi dopo non abbiamo problemi, possiamo aspettare anche fuori… ci basta solo sapere se possono ospitarci stasera.

IMG-20140718-WA0006Patrizia e Silvia decidono di accelerare il passo per arrivare in tempo, almeno loro, per parlare con qualcuno. Hanno buona gamba e fiato. È così arrivano proprio al pelo, appena in tempo. La Messa è finita e i monaci si stanno apprestando ad andare a pranzo e poi a riposare. Patrizia e Silvia riescono a parlare con uno di loro fuori dalla porta della chiesa. Monica arriva qualche minuto dopo e si affianca nella richiesta di ospitalità. Chissà cosa avranno pensato i monaci vedendo arrivare queste 3 pellegrine un po’ sconvolte dal caldo e dal cammino.

Comunque anche qui, dopo un attimo di perplessità, dopo aver capito che eravamo veri pellegrini, veniamo accolti. IMG-20140718-WA0002Ci teniamo a precisare che non vogliamo far loro tardare il pranzo o altro. Ci basta sapere che è possibile essere accolti per la notte, poi possiamo aspettare fuori, anzi possiamo andare a cercare un posto per il pranzo e tornare dopo… però invece l’ospitaliere, Christiane Marie, ci fa entrare, ci mostra le stanze, ci dà le chiavi. Accolti come pellegrini, senza troppe domande, con piena fiducia.

Intanto il resto di noi arriva alla spicciolata. Gli ultimi chilometri hanno fatto selezione, come in una tappa di montagna al Giro o al Tour. Del resto in questo frangente era importante che qualcuno di noi arrivasse prima. Altri alla fine hanno scelto di fermarsi 700 metri prima all’unico posto di ristoro di questa tappa, un’area di servizio con bar, tavola calda e il visitor center di un museo-memoriale della battaglia di Latroun combattuta nel 1948 dagli Israeliani… L’eterna guerra di questa Terra Santa…

Alla fine ci siamo tutti. Lasciamo gli zaini nelle stanze e usciamo dal monastero. Ritorniamo giù, indietro quei 700 metri che ci porteranno al pranzo guadagnato… anche se si tratta di camminare nel momento più arroventato del giorno. Abbiamo già capito. Dalle 13 alle 15 sarebbe buona norma fermarsi, non camminare, stare fermi all’ombra. Facile da teorizzare.

IMG_20140707_060259Ritornati al monastero il resto del pomeriggio passa in riposo. Siamo stanchi. In pratica ci ritroviamo solo all’ora dei Vespri, in chiesa. Qui a Latroun i monaci sono trappisti di origine francese. Intorno al monastero c’è un larghissimo territorio coltivato a vigneto. Viene prodotto buon vino, rinomato. I filari sono ben curati. C’è il tocco della tradizione monastica; c’è il frutto dell’ora et labora su queste terre.

IMG_20140706_183710Qui si ricorda Emmaus, è una delle località che la tradizione cristiana ha individuato come quella di Emmaus, dove il Pellegrino si rivelò ai viandanti che lo avevano invitato a cena, che  lo avevano ospitato con loro per la notte. Qui in Terra Santa ci sono 3 località che si contendono questa identità. Domani ne toccheremo un’altra, ad Abu Gosh.

A cena mangiamo in monastero. Dalla cucina ci viene portata una semplice e ottima cena.

Scan000001Poi la compieta. Oggi è domenica. C’è anche mezz’ora di adorazione eucaristica. Non tutti partecipano, ma chi vi prende parte potrà raccontare del toccante momento del Salve Regina alla fine della preghiera, con le luci di tutta la chiesa spente e solamente la statua della Madonna illuminata, lassù in alto, un fondo alla navata centrale. Sembrava lì, Lei, la Madre, con noi.

Un altro giorno ci è stato regalato. Anche oggi tutto quello che non abbiamo chiesto è arrivato; ciò che non abbiamo avuto non ci serviva; niente di necessario ci è mancato.