Thai

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Proprio perché il richiamo del mare non si allenta mai, nonostante esperienze vissute a varie latitudini e longitudini dove la barca a vela mi ha permesso di arrivare in luoghi di incalzanti emozioni e orizzonti carichi di tranquillità, mollare gli ormeggi per una nuova rotta è sempre una grande emozione.                                                                           Uliano Zozimo

THAI, storia di una barca e di Uliano, il suo proprietario, il lungo racconto di un sogno diventato realtà.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
(Il Piccolo Principe, A. de Saint-Exupéry)

Progettata da Ettore Santarelli nel 1974. Il cantiere West Garda MarinaDSCF2524, iniziò la costruzione di questo yacht su progetto e direttive di Ettore Santarelli. Per contrasti con il committente la costruzione si fermò al solo “guscio”.

Il 30 ottobre del 1975, acquistai il “guscio” e tutto il materiale per la costruzione della barca. Fu una trattativa con il Prof. Taddei con cui regatavo, un po’ strana.

Sembrava volesse fare un investimento su di me e visto il mio entusiasmo concreto non esitò a vendermi tutto. Dopo un paio di inverni di lavoro, voleva entrare in società, ma non mollai.

Ed ebbe inizio la mia avventura a terra con “THAI” nome che gli diedi dopo una vacanza in Thailandia, ed aver constatato il modo di intendere la vita di quel popolo. La loro nazione si chiama THAI-LAND , che significa “libera terra”. La stessa visione che avevo del mio futuro.

Il 15 novembre 1975 iniziarono i lavori su “THAI”, con un entusiasmo grande come i mari che già solcavo con il pensiero. Non saprei proprio da dove cominciare a raccontare questa avventura “a terra”. Per cinque inverni l’impegno fu totale, cominciando da un corso di saldatore e l’acquisto di una delle prime saldatrici per l’alluminio, a filo continuo.

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E ben presto, visto il mio impegno, numerose persone si auto coinvolsero nel progetto. Santarelli una volta alla settimana veniva a controllare, non mancavano i consigli, ma se ne andava soddisfatto ed io ero molto contento della sua approvazione. Ricordare il fabbro Bertini è ricordare una figura di riferimento per i velisti di allora, non c’erano segreti per lui nell’ambito dei metalli, sia per costruire, lande, pulpiti, timoni e anche per i consigli strutturali sulle barche le chiacchierate con lui mi appassionavano.

Si partiva dalla “vela” ma si finiva per spaziare nei valori universali della vita, onestà, rispetto, altruismo. Grande uomo. Al momento di decidere come fare la coperta, l’arch. Locatelli allora anche lui progettista di barche, mi convinse di farla a “flush-dek” e non come la tuga del progetto originario. 

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Mi ricordo che Santarelli storse un po’ il naso, ma in quel periodo era un innovazione ed anch’io ne ero convinto, regatavo con un “V Classe” con il ponte raso ed era molto funzionale, per cui così decisi. Ancora adesso quando sono in barca mi ricordo con precisione le problematiche che si susseguivano. Saldare era diventato semplice ma non finiva mai, prima le traversine, poi i correnti, poi i bagli, poi creare le lande per sartie e stralli saldare le lamiere della coperta, e intanto passavano gli inverni. In quel periodo incontrai Daniela mia moglie e stando con lei mi sembrò che dalla vita si poteva avere tutto e così fu. Entusiasmo e fiducia ripartivano a 1000.

La costruzione del pozzetto me la suggerì il prof. Taddei, ed ebbe ragione. Costruii il pozzetto in un unico manufatto a terra, e quando lo calai con la gru nella barca, grande fu la gioia, pochissime differenze nella sede e l’assemblaggio avvenne in maniera perfetta. Ci fu anche un momento quasi tragico, ero a prua e stavo spruzzando della vernice e i gas mi fecero perdere i sensi, non so come sarebbe finita se non fosse passato a trovarmi proprio in quel momento Bruno Fezzardi, che mi portò fuori e mi rianimò. Che dire, ancora grazie Bruno. In ufficio c’era la segretaria storica del Marina, Mariangela, anche lei ogni tanto veniva a trovarmi. Sandro Saccheri, ogni poco mi pungolava dicendomi che a Lipari aveva già un posto barca per “THAI”. Grande incitamento il suo e valido il suo aiuto tecnico. Un giorno mi capita con una splendida rotaia e carrello per la randa. E’ ancora su “THAI” e funziona egregiamente.

Il tempo passava velocemente e un altro step importante fu l’istallThaiazione del motore. Qui Angelo Zanca fu di grande aiuto per la sua competenza in fatto di motori, allineamento, asse d’elica, simenbloc, serbatoio, marmitta, cavi per i comandi, prese a mare. Fu un lavoro molto complesso ma riuscì alla perfezione.

Ma dove mi divertii di più fu la realizzazione degli interni in legno, perché li disegnai io e li costruii come volevo, anche se, quando passavano a trovarmi i “velisti di Desenzano”, Oscar e Gigi, il complimento era “ecco qui troppo peso, troppe comodità, cos’è una barca o una casa?” la risposta era ovvia, tutte e due le cose.

Splendido ricordo, dal mio diario di bordo in terra:

“12.11.1976, oggi pomeriggio avevo in barca, Ettore, Alex Carozzo e Cesare (velaio filosofo), tra cuccette in costruzione, tubi e cavi. Abbiamo cominciato a parlare di vela, ma ho capito subito che oggi non si sarebbe lavorato molto. Velocemente sono andato a prendere pane salame e vino e la discussione si è ampliata, su barche, mari, economia, valori esistenziali. E’ stato un pomeriggio di condivisione di tanti valori universali che hanno cementato diverse mie convinzioni.”

Un altro grande momento, Bestini che mi consegna il bulbo contenente 40 q di piombo, con i 14 “prigionieri” in acciaio perfettamente verticali (perni che servono per fissare il bulbo allo scafo), L’operazione non fu facile, si doveva alzare lo scafo con una gru e calarlo sul bulbo perfettamente verticale allo scafo. Grande gioia tutto filò liscio e anche la barca alzandosi di un paio di metri ora completa della sua fondamentale appendice sembrava già desiderosa di navigare.

Ora si poteva pensare alla verniciatura, ed essendo lo scafo in alluminio richiedeva un ciclo di verniciatura particolare, sia per permettere alla vernice di aderire allo scafo ma anche di isolarlo dalle correnti galvaniche che ci sono in mare e naturalmente anche un’antivegetativa apposita. Qui Geo buon timoniere di Maderno e bravo carrozziere, fece molte ore con la pistola a spruzzo e il risultato fu ottimo. La scelta del colore avvenne per un motivo sentimentale. Dopo mesi, anni, di reciproco contatto (con “THAI”), condivisioni di gioie e apprensioni, a volte ci parlavamo; anche se “THAI” è di poche parole, si istaurò un sentimento di rispetto reciproco e un rapporto di fedeltà che certamente non sarebbe mai venuto meno. Forse sembrerà un po’ sciocco utilizzare questi sentimenti nei confronti di un oggetto, ma sicuramente per me non è solo un oggetto. L’oro è il simbolo della fedeltà, per cui il colore fu quello.

Tanti furono gli amici, chi più chi meno che parteciparono ai lavori su “THAI”, Mario, Pippo, Andrea, bastava dare loro in mano il “flessibile” e le saldature si appiattivano, Diego, Lucio anche loro furono delle squadra. Tutti mi seguirono poi in numerose regate e crociere.

Da Canclini trovai uno splendido albero di un “Gambar” leggermente più basso del piano velico di “THAI”, ma decisi che poteva andar bene. E venne il momento di fissare l’attrezzatura di coperta. Grande emozione definire il posto per ogni manovra, verricelli, rotaie, rinvii, passascotte, golfari, bitte, stopper. Fu un lavoro molto di precisione perché dal loro posizionamento dipendeva la funzionalità delle manovre e la gestione delle vele. Fu un lavoro perfetto, tant’è che non fu mai spostata una sola manovra.

Infine arrivò il fatidico giorno del varo. Primo Maggio 1982. Durante il tragitto dal cantiere al porto pregai vivamente Angelo alla guida del trattore e Lionello che controllava il carrello di andare pianissimo. Era la fine di un percorso di grandi emozioni , “THAI” brillava come un lingotto d’oro e volevo godermi e incidermi questi momenti nel cuore. Un po’ egoisticamente non invitai nessuno al varo, ma il tappo della bottiglia di spumante ce l’ho ancora.

“THAI” sul lago in questi anni ha coinvolto tanti amici, tante regate, tante vinte. Mi piace ricordare la vittoria della prima “Trans-Benaco”. Barca e equipaggio davano il meglio nelle regate lunghe e soprattutto con condizioni impegnative, più vento c’era e più andava veloce. Gli amici ricorderanno sempre, crocere in tutte le stagioni, e a bordo la convivialità consolidava amicizie.

DSCF2497Ora “THAI” è in cantiere da Zuanelli a Padenghe, per molti lavori importanti: sostituzione del motore, nuova timoneria, sostituzione del sartiame, istallazione del salpa ancore e del rulla fiocco, una strumentazione adeguata ed attuale, nuovo fiocco e forse un Jennaker. Il motivo di questo necessario “ringiovanimento” di “THAI” è strettamente legato alla sicurezza per l’impegnativo percorso che dovremo affrontare.

La decisione di fare questo viaggio e la gioia di portare “THAI” a solcare i “Mari” che gli avevo promesso, fa riaffiorare in me quei sogni che erano ben presenti quando decisi di costruirla e cioè, mollare gli ormeggi, orizzonti liberi e mare, mare, mare……….

 Uliano

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