Noi pellegrini

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Silvia Polo, triestina sposata con Beppe e trasferitasi a vivere sul Garda dopo il matrimonio. Sia l’acqua che la terra sono i suoi elementi naturali. Cammina su tutto. Numerose sono le sue crociere in barca a vela, tra le isole “Incoronate” della Croazia, e vari peripli di Corsica e Sardegna. Per di più è medico ed avere un medico a bordo è un’ottima cosa.

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Giuseppe Elena (Beppe), lacustre D.O.C. di Gargnano. Inizia con le derive e regate con tutte le barche innovative del lago, ma soprattutto il grande amore con gli “ASSO 99” grande barca di Ettore Santarelli, innumerevoli “Gorla e 100 miglia” fino a regatare a Porto Cervo, dove anche i lacustri davano un saggio delle loro qualità veliche. Certo anche per lui il mare è un grande orizzonte e guarda caso è appena tornato da una splendida e entusiasmante traversata, dalle isole Galapagos alle isole Tuamatu. Grande colonna dell’equipaggio.

Lorenzo1Lorenzo Hormann, altro triestino, grande navigatore della costa Croata, le isole Brioni e le Incoronate, le conosce in tutti e quattro i punti cardinali. Oltre alle abilità marinaresche di lui sono molto apprezzate le sue grandi capacità di pescatore e le doti culinarie, prerogativa su cui noi tutti facciamo conto e che certamente ci allieteremo nei momenti di sostentamento del corpo e di conseguenza anche nello spirito. Sarà il nostro master chef oltre a curare il prezioso Giornale di bordo.

Silvia, Beppe e Lorenzo sono pellegrini di lungo corso. Hanno camminato insieme in questi anni cominciando nel 2006 dalla Via Francigena poi dall’Italia fino a Santiago di Compostella; nel 2013 hanno completato il percorso via terra ripartendo da Roma per arrivare fino a Monte Sant’Angelo percorrendo la VF del Sud per poter poi concludere il cammino perfetto con questa traversata del 2014.

Scrive Silvia:

Spesso, nelle nostre lunghe “camminate”, ci siamo chiesti dove sia iniziata la nostra storia di pellegrini, dove sia scattata la scintilla che ancora oggi a distanza di anni ci fa scegliere di lasciare tutto, caricarci in spalla uno zaino e partire… e finalmente abbiamo la risposta: TUTTO COMINCIA ALLA LIBRERIA TRANSALPINA DI TRIESTE. Un pomeriggio del 2005, prima di Natale, Beppe ed io stiamo cercando un libro su itinerari a piedi nelle Alpi,da Ventimiglia a Trieste; stranamente, non troviamo nulla che faccia al caso nostro. In compenso, in uno scaffale, casualmente, recupero un libriccino con un titolo accattivante: “Guida alla Via Francigena” di Monica D’Atti e Franco Cinti.

Detto fatto, è nostro. Cominciamo subito a sfogliarlo con la sensazione che il destino (per Beppe) o la Provvidenza (per me) abbia in serbo per noi qualcosa di importante.

Alla prima occasione di incontro con Lorenzo coinvolgiamo anche lui con grande facilità e nel 2006, accompagnati da Riccardo, iniziamo a calcare le vie di pellegrinaggio più note, partendo appunto con la Francigena da Fidenza a Roma. Che emozione vedere la Cupola di San Pietro da Monte Mario…

Così negli anni successivi i vari segmenti vanno a comporre un Cammino lunghissimo: riprendiamo la Francigena a Sarzana e lungo la costa ligure arriviamo a Ventimiglia, poi ad Arles, a Castres, a Logroño ed infine (credevamo allora ed era solo il 2012) a Santiago de Compostela.

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So che molti di voi si chiederanno che senso ha questo modo di viaggiare e di impiegare il tempo libero, che qualcuno penserà ad un turismo a basso costo, qualcun altro ad una esaltazione religiosa, qualcuno ancora ad un trekking sportivo.

In realtà il pellegrinaggio ha poco o nulla a che fare con queste cose. E’ difficile dirvi cosa si prova, perchè come sempre ogni esperienza va vissuta in prima persona per poterla capire veramente, altrimenti è esperienza di altri…

Immaginate che la meta stia nel cammino e non solo alla meta.

Immaginate di uscire dal tempo e dallo spazio del mondo contemporaneo, che magari vedete sfrecciarvi accanto quando vi tocca di percorrere tratti asfaltati e trafficati, entrando in contatto con la storia di chi su quel cammino vi ha preceduto.

Immaginate di dover spesso avventurarvi in territori che non conoscete, dove la ricettività è minima o assente, scoprendo la ricchezza di umanità disponibilità generosità delle persone che incontrate, mentre quelli che vi rifiutano sono veramente pochi.

Immaginate di venire a contatto con persone di tanti Paesi diversi, sia perchè li attraversate che perchè, come voi, sono sul Cammino…

Immaginate di compiere contemporaneamente un percorso interno, di riflessione e per alcuni di preghiera, di fare silenzio per ore e stare semplicemente ad ascoltare ciò che dentro e fuori di voi vi interpella.

Immaginate di procurarvi lesioni più o meno gravi, dalle vesciche alle borsiti agli altri danni da carico ma anche di scoprire che il dolore si può sopportare e perfino dimenticare se si è motivati, che il dolore – come il cammino – può essere preghiera ed offerta per gli altri, compresi quelli che ci portiamo nel cuore e viaggiano così con noi.301814_381280078595975_1181157309_n

Immaginate di condividere tutto questo con chi amate.

E’ evidente che se questa è la ricchezza del pellegrinaggio, una volta iniziato è difficile pensare che si concluda. Pellegrini magari non si nasce ma se lo si è diventati, si resta tali per tutta la vita, magari con progetti di accompagnamento per persone meno fortunate… per il momento, resta almeno da raggiungere la terza e più significativa città santa, la Città Santa di tutti, Gerusalemme!

La risposta spontanea è: via mare, in barca a vela!  IMG-20140330-WA0026 Sarebbe affascinante ripercorrere le rotte tracciate nel medio evo fino ad Acri o all’attuale Giaffa, per poi raggiungere Gerusalemme a piedi tutti insieme, velisti puri e pellegrini di terra e di mare…

Cominciamo a stimolare i nostri amici appunto velisti ma non pellegrini almeno finora e intanto nell’ottobre 2013 facciamo la nostra parte via terra, camminando da Roma a Manfredonia, porto dell’Adriatico da dove poter salpare per veleggiare verso la Terra Santa. Come doverosa meta finale saliamo lungo un sentiero per capre all’Abbazia di Santa Maria di Pulsano ed infine a Monte Sant’Angelo, dove sorge uno dei tre Santuari dedicato a San Michele Arcangelo: guarda caso, ci dicono che una linea retta congiunge questo luogo sacro da un lato con Mont Saint Michel in Normandia e l’Abbazia di Susa in Piemonte, dall’altro con Gerusalemme… comunque l’emozione profonda che ci dà la grotta dove nel 490 d.C. l’Arcangelo apparve per la prima volta è sconvolgente.

Nel frattempo ferve nel gruppo una ricerca storica sulle radici dei pellegrinaggi via mare in Terrasanta, con scoperte interessanti; la motivazione cresce in tutti ma bisogna trovare il mezzo (la barca) adatto ed i mezzi (economici) per poter organizzare un’impresa così impegnativa. Uliano lascia sedimentare gli stimoli e un bel giorno ci riuniscbarca1e per annunciare che sarà la SUA barca, Thai, che con le doverose modifiche ci accompagnerà tutti nel pellegrinaggio via mare. Fiduciosi che il destino o la Provvidenza ci aiuteranno ad affrontare e superare gli ostacoli che sicuramente troveremo sulla nostra rotta prima e dopo la partenza, ci avviamo insieme verso il futuro…

 

Quando camminare è uno spettacolo! (dopo Torrecanne)Monica D’Atti, scout da sempre, nel 1994, facendo il Cammino di Santiago, ha scoperto di essere anche da sempre pellegrina. La strada, il cammino, la via sono il suo spazio. Non solo luogo di incontri e di meraviglia, di gioia e di emozione, di fatica e di prova, ma parabola di vita, orizzonte di fiducia. Per questo pellegrinaggio in Terra Santa ha scritto:

Si spera di arrivare lì dove tutto ha acquistato un senso, dove il Signore della Vita ha vinto la morte, lì dove ci ha lasciato un sepolcro vuoto perché possiamo essere liberi tanto di credere ad uno sconfinato progetto di amore per l’umanità e di salvezza universale quanto di non credere. Lì dove un giorno saremo chiamati a tornare dal suono delle trombe che si innalzerà dalla valle di Giosafat”.

È importante imparare la strada, e anche aiutare gli altri a trovarla. È per quello che, entrata con suo marito Franco nel 1995 nella confraternita di San Jacopo di Compostella www.confraternitadisanjacopo.it , con senso di servizio hanno accettato di impegnarsi per ritrovare la Via Francigena, ormai dimenticata. Per anni hanno percorso le strade e ricomposto il tracciato pubblicando infine nel 2001 la prima guida. Poi nel 2004, aperta la collaborazione con le Terre di Mezzo, hanno potuto editare il frutto del loro lavoro con le guide che raccontano di tutto il percorso dal Monginevro e da Ventimiglia fino a Roma e poi oltre, fino alla Puglia, fino ai porti di imbarco per le Terra Santa, a Monte Sant’Angelo e a Santa Maria di Leuca. E con le edizioni San Paolo le guide di spiritualità… perché non si perda il senso del cammino.

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Terra Santa 2011: Monica studia con alcuni confratelli il percorso per scendere dal Monte Tabor

Ora questa nuova avventura, generata da un incontro casuale, dalla disponibilità a rispondere alle tante richieste dei pellegrini. Così si conoscono nuovi amici e nasce l’occasione per partire insieme attraversando il Mediterraneo: il desiderio di Monica da tanto tempo. Lei non sa di mare, ma di terra. Sta imparando a navigare ma, arrivati in Terra Santa, sarà la logista del cammino fino a Gerusalemme.

 

paolaPaola, triestina al 1000/1000, con una buona dose di acqua di mare nelle vene. Inizia ad andare in barca a vela a 7 anni, con la sorella, mamma e papà. Questi triestini nel periodo estivo a bordo di una piccola Alpa 7, partivano alla scoperta (e si può proprio dire così) delle Isole Incoronate. In quei tempi c’era ancora la Iugoslavia e quando si arrivava dalla parti delle isole Brioni bisognava tenersi ad una certa distanza perchè era la residenza di Tito e incrociavano motovedette armate di tutto punto. In quelle isole dai nomi misteriosi: Zut, Kakan, Kaprije, Okiuc, Vis, Mejet….. in quei tempi non si trovava neanche la benzina per il fuoribordo per non parlare di cibi e acqua e di fronte a un “groppo di vento” la piccola ciurma non si scoraggiava e con mamma Mariuccia e papà Gino andavano alla ricerca di un ridosso. E per Paola cresce anche l’attrazione per i mari lontani: crociere alle Pee Pee Islands in Thailandia e alle San Blas nel Golfo del Messico, il mare di Cuba. Quindi un’altra colonna dell’equipaggio…. E, sperando che non ce ne sia necessità, alla bisogna sarà il nostro legale.

ulianoUliano Zozimo, lo Skipper e il proprietario di Thai. Ha navigato in tanti mari del mondo ed è felice di partecipare a questo viaggio dalla destinazione insolita con la sua THAI. Proprio perché il richiamo del mare non si allenta mai, nonostante esperienze vissute a varie latitudini e longitudini dove la barca a vela gli ha permesso di arrivare in luoghi di incalzanti emozioni e orizzonti carichi di tranquillità. Mollare gli ormeggi per una nuova rotta è sempre una grande emozione.

Abitare a Padenghe sul Garda a 100 metri dal WEST GARDA YACHT CLUB, certamente ha contribuito tanto a non porre ostacoli alla mente e agli occhi.

Come non iniziare con una “Strale” la splendida deriva progettata da Ettore Santarelli. Con Carlo Amadori al trapezio, quante regate, per non parlare di giornate intere navigando sul lago, tra refoli e tanta nebbia, a caccia di anatre.

Ma le dimensioni hanno il loro fascino come quando il Prof. Taddei “deus ex machina” del West Garda si inventò la “180 miglia” tre volte Padenghe Riva! La crescita fu inevitabile, si decise di acquistare il “Morgan” un terza Classe dell’allora I.O.R e partecipare  alla “Sardinia Cup”, regate che si svolgevano in Sardegna nelle famose Bocche di Bonifacio. Racconta Uliano: “Anche se non erano regate molto lunghe, navigavamo sul “Mare” e in alcuni momenti vedevo l’orizzonte, libero, strizzavo gli occhi per vederci qualcosa ma era vero non c’erano ostacoli, mare e cielo si confondevano. Durante la prima “Giraglia” a cui partecipai, regata che partiva da Saint Tropez, scapola l’isolotto Giraglia che si trova a nord della Corsica ed arriva a Genova, c‘erano momenti che all’orizzonte non si vedevano altre barche e mi sembrava di avere il “Mare” tutto per me e un senso di serenità mai conosciuto mi riempiva l’animo e il cuore. Non ci furono dubbi, in futuro avrei cercato orizzonti che sconfinassero con il cielo. La scelta fu netta, meno regate e più “Mare”. Come non avere un pensiero di gratitudine per mia moglie che capi questa mia necessità.

Da allora la ricerca di barche a vela che navigavano per il mondo fu continua.

– da Bali a Singapore;

– da Recife in Brasile, destinazione Guadalupe Caraibi, grande traversata con memorabile “brindisi di rito al Mare” nel punto in cui le carte dicono che si sta attraversando l’equatore;

– Baia California a navigare con balene e delfini ai lati della barca, nuotare vicino alle foche, vedere la costa arida e lunare, con solo qualche cactus con  “braccia geometriche”, catturati da tanta essenza di natura primordiale;

– da Singapore a Pukett, nella tensione e l’inquietudine che a bordo tutti sentivano, sia per la pessima nomea di quel mare per i possibili atti di pirateria, ma anche per le correnti tra Sumatra e la Malesia che creano un mare particolarmente incrociato, e vento e onde da ogni direzione. Ma l’atterraggio alle isole Pee-Pee cancellò come un “leverino” improvviso ogni piccola e grande tensione per dare spazio a sciami di sensazioni, dove luce, colori e profumi potevano bastare a nutrire il corpo e l’anima.

– da Suva capitale delle isole Fiji alla Nuova Zelanda. Dopo un paio di settimane di navigazione, ed aver preso un paio di “groppi” non proprio leggeri, grande fu l’emozione: poco prima del porto di Aukland incrociammo “Prada” con i suoi tender, che ci rappresentavano alla Coppa America. Issammo il nostro tricolore e l’intensità delle emozioni fu tale che…..

– traversata Atlantica, denominata ARC. Partenza da Las Palmas, Canarie e arrivo a Santa Lucia Caraibi. Chi non ha conosciuto Omero Moretti skipper di professione e cuoco sopraffino. Lo conobbi durante una crociera sul suo Helene alle isole Vergini. L’anno dopo mi contattò chiedendomi di partecipare alla “solita” per lui traversata. Voleva arrivare primo delle barche che facevano charter di professione. Omero mi chiese come avremmo potuto riuscirci visto che Helene II°, vecchio ma sicuro Nicholson 45, non era certo performante. Gli dissi che più di imbarcare un paio di spinnaker non avremmo potuto fare. E così fu.

Sinceramente ero un po’ preoccupato, non era certo una passeggiata attraversare l’Atlantico, per di più cercare di far risultato, ma anch’io ormai avevo una buona esperienza e l’attrazione dell’oceano fugò ogni dubbio. Arrivai a Las Palmas e vedere il porto con centinaia di barche con issato il Gran Pavese era come vedere costumi di arlecchini che svolazzavano, un po’ eccitati per la partenza della regata/crociera.

Fummo fortunati, gli alisei cominciarono subito a soffiare, ci presero con loro e lo spi faceva il suo lavoro. Come non ricordare quelle notti stellate, le stelle erano tante e tanto vicine, come fossero lenzuola. La vita nel “Mare”, i branchi di sardine inseguite da pesci più grossi a loro volta inseguiti da pesci ancora più grossi e in cielo albatros che banchettavano.

Felici per la pesca di un Dorado, un pesce squisito che luccica come un lingotto d’oro e di un barracuda che ci sfamò per due giorni. Arrivammo nelle Indie Occidentali e ricordo che ero di turno al timone, erano le 6:00 del mattino e all’orizzonte piano piano saliva l’isola di S.Lucia. Cribbio, non era gioia per essere arrivati, ma un sottile dispiacere proprio per essere già arrivati. Omero fu felice perché arrivammo primi delle barche charter, dopo 16 giorni e 6 ore.

– Ma forse la crociera più emozionante fu la navigazione all’estremo sud della Patagonia. Non solo per aver circumnavigato la piccola isola e per l’aspetto inquietante di Capo Horn, che per fortuna in quei pochissimi giorni non era agitato dal vento nonostante un’onda di 3/4 metri. Fu la navigazione tra le isole della Terra del Fuoco, tra i fiordi dove i ghiacciai millenari completano il loro movimento nel mare. Fu senza dubbio perfino il coinvolgimento fisico. Non potevi non essere coinvolto: il “tempo” ti avvolgeva al suo ritmo. Nell’arco della giornata le condizioni atmosferiche mutavano in continuazione, squarci di cielo terso si alternavano a pioggerelline che sembrava non volessero disturbare, per trasformarsi in un battibaleno in candidi fiocchi di neve. Improvvisi delicati arcobaleni e sottili bagliori danzavano sui ghiacciai e lampi di luce ne colpivano le vene blu di epoche millenarie. Alla sera sottocoperta vicino alla stufa, non smettevo di ringraziare, per la verità non so ancora chi, per quel groviglio di gioia per essere lì e sentire di esserci da migliaia di anni. Probabilmente ho esagerato con i miei ricordi, ma li ho vissuti così intensamente, e quando ci penso me li ritrovo qui vicini con gli occhi pieni di mare e i sensi che ancora si rifocillano”.

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3 thoughts on “Noi pellegrini

  1. Buongiorno a Monica e a tutti gli altri che vivrete questa nuova ed interessante esperienza.
    Sono un montanaro e non mi intendo di mare, ma penso che partire per un viaggio-pellegrinaggio di questo tipo, possa riportare la mente, indietro nel tempo, quando si cercava di raggiungere la Terra Santa, con altri mezzi, ma nel cuore la speranza di arrivare dove il nostro creatore ha vissuto. Sogno-desiderio di ogni credente.
    Allora il mio Augurio:
    Che il Signore benedica questo pellegrinaggio e faccia provare nel vostro cuore la sete e la fame di Lui, fonte di vera vita.
    Pregherò ogni sera affinchè il Vostro pellegrinaggio, per mare e per terra, sia una testimonianza secondo il volere di Dio e al Vostro arrivo alla meta, il cuore sia segnato dalla grazia che per voi conta di più.
    Grazie Monica pe questa condivisione, grazie perchè so che porti anche noi pellegrini della Confraternita con te e nei tuoi pensieri. Grazie anche perchè nella foto dal monte Tabor c’è anche il mio cappello.
    Mario Collino piccolo pellegrino e vecchio scout.

  2. Cara Monica, con Tutto lo Studio Legale D’Amico Ti siamo vicini e tifiamo per Te………non sapevo che fossi miracolata….camminare sull’acqua l’hanno fatto nel passato…solo grandi personaggi! Un caro saluto. Manlio D’Amico

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