Il diario – 10, 11 e 12 luglio: Cronache da Gerusalemme

DSCF3947I nostri giorni nella città santa sono volati via. Sono stati due giorni, poco più di 48 ore. Sono state però ore intense, piene di sorprese, di belle sorprese, corona di tutti questi giorni di pellegrinaggio.

A Gerusalemme siamo accolti dall’ospitale francescano di Maria Bambina, una piccola oasi di pace dietro al Santo Sepolcro. Il pomeriggio del 10 scorre lungo le vie della città semplicemente per godere di essere qui; siamo anche stanchi, non abbiamo le energie per intraprendere giri impegnativi.

IMG-20140711-WA0003La giornata dell’11 si apre con la santa messa delle 7,30 al Calvario. È p. Noel Muscat, il superiore della comunità francescana della Basilica del Santo Sepolcro a celebrarla.

Egli stesso ci accoglie in sacrestia per apporre il timbro sulle nostre credenziali chiudendo formalmente il nostro pellegrinaggio. Benedice poi la Croce e l’Ichthus in legno che Lorenzo ha fatto, che ha portato fino a qui e deposto sul Santo Sepolcro. Saranno poi donati da tutti noi al Santo Padre nel prossimo incontro previsto il 20 agosto (chissà se ci sarà…).

IMG-20140711-WA0001Viene benedetta anche la pietra che ha viaggiato con noi dall’Hospitale di San Giovanni a san Tomaso sul Tagliamento.

Il vino benedetto di Siponto lo abbiamo invece consegnato a P. Giuseppe Gaffurini, sempre nella sacrestia del Santo Sepolcro… tutto si sta compiendo, tutto sta arrivando a conclusione.

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Un’altra cosa vorremmo fare e in questo ci viene in aiuto sempre P. Noel. Nella cripta di San Vartan, posta sotto la cappella di Sant’Elena, zona della chiesa del Santo Sepolcro tenuta dagli Armeni, c’è un antico graffito del III secolo fatto da un antico e anonimo pellegrino. Rappresenta una barca con l’albero reclinato, con la velatura raccolta, e la scritta Domine ivimus (Signore siamo arrivati). È un messaggio di una semplicità e di una dolcezza infinita, di una compiutezza esemplare nel suo simbolismo: Signore, raccogliamo le vele, appoggiamo in porto la nostra nave, siamo arrivati a te; non abbiamo bisogno di altro, il cammino è compiuto. E per noi, arrivati veramente a vela, noi che abbiamo veramente lasciato in porto la nostra barca con le vele raccolte questo graffito rappresenta ancora di più il nostro cammino, lo sentiamo ancora più forte come simbolo. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di poterlo vedere, di poterci soffermare qui sotto, in questo luogo normalmente chiuso al pubblico.

Cappella di San Vartan - Domine Ivimus

Cappella di San Vartan – Domine Ivimus

P. Noel ci ha accompagnato nella sacrestia degli Armeni, chiedendo se possibile di visitare la cappella. Gentilmente chi risponde si mette subito a disposizione e ci porta nella cripta. È una felicità immensa per noi; anche P. Noel è felice… anche lui non aveva mai avuto l’occasione di scendere e di vedere questo luogo.
Senza fretta possiamo fare le nostre foto e godere di questo regalo, di questa visione…. Grazie!

DSCF3890È tempo di andare. Tra poco meno di un’ora siamo attesi alla Custodia di Terra Santa dove potremo ritirare il diploma del compiuto pellegrinaggio, il Testimonium gerosolimitano.

Sappiamo che potremo incontrare il Segretario della Custodia di Terra Santa, p. Sergio Galdi. Siamo felici di questo. Ci sarà anche Doni Ferrari che presta servizio nella Custodia e con la quale Monica è in contatto da un paio d’anni.

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Però, visto che c’è ancora un po’ di tempo, proviamo a vedere se possiamo portare a termine il compito che ci era stato affidato da Marino: la consegna della pietra dell’Hospitale di San Giovanni alla chiesa di San Giovanni nel Muristan. È un piccolo simbolo, è un auspicio, è un segno; vuole essere anche un legame tra questa chiesa e tutti i pellegrini che arriveranno a Gerusalemme a piedi. Se la pietra potrà essere accolta e conservata qui allora potremo invitare tutti i pellegrini che conosciamo a passare da qui, a sostare per una preghiera e a ricordare che c’è un legame che va oltre le divisioni di riti e confessioni, un messaggio di pace di cui i pellegrini sono latori per il fatto stesso di essere semplicemente persone che passano e che si fermano in preghiera dove c’è qualcosa da vedere, toccare, vivere.

La pietra dell'Hospitale di San Giovanni

La pietra dell’Hospitale di San Giovanni

In questo caso un semplice sasso che racconta di un cammino dal Tagliamento a Gerusalemme lungo una via che nei secoli tanti pellegrini hanno percorso, attraverso terra e mare; un sasso che racconta di un legame tra ciò che è stato e ciò che è adesso; un legame con un luogo che è stata chiesa bizantina, poi degli ospitalieri e ora greco-ortodosssa, un luogo che non importa che rito celebri, ma che importa renda lode all’unico Dio, che sia luogo di preghiera per tutti.

Tutto questo lo racconta un semplice sasso, dipinto da una pellegrina una sera di qualche mese fa nell’Hospitale di San Giovanni, portato da Marino fino a Trieste, imbarcato su Thai, trasportato fino a Giaffa e caricato nello zaino da Lorenzo, custodito da tutti noi, affidato a tutti noi che ora felici ci dirigiamo verso la chiesa di San Giovanni nel Muristan.

Noi felici che troviamo la chiesa aperta, noi felici che vi troviamo anche un monaco ortodosso con il quale possiamo parlare per presentargli tutta questa cosa. Noi un po’ perplessi quando ci viene risposto che dobbiamo andare a parlarne negli uffici del Patriarcato Greco-Ortodosso (buffo quando il monaco fa un segno a Monica dicendole che porti lei tutti lì perché sicuramente sa dov’è… l’ha scambiata per una gerosolimitana… e questo sotto sotto ha fatto un gran piacere a Monica… altro regalo).

DSCF3954Noi felici quando l’usciere del Patriarcato ci fa salire negli uffici… e salgono in 3: Franco, Monica e Lorenzo, il portatore della pietra.

Noi felici quando la segretaria si mostra interessata e ci fa parlare con il vescovo ortodosso suo superiore; noi felici e intimoriti quando quest’ultimo ci dice che la cosa può interessare al Patriarca, a Sua Santità e Beatitudine Teofilo III.

Noi curiosi di vedere come prosegue questa strada quando veniamo portati nella grande anticamera della sala delle udienze in attesa di essere ricevuti.

Tutto ha preso una piega inattesa. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto. Ci sembra una cosa buona, anzi siamo onorati di essere arrivati fin qui però sappiamo in fin dei conti di essere solo dei pellegrini con una pietra in mano… certo siamo latori di un sogno… ma basta un sogno per aprire tutte le porte?

Intanto però il tempo passa e noi avevamo un appuntamento con la Custodia. Ci dispiace “tirare un gancio”. Per fortuna Silvia si fa accompagnare dall’usciere per capire che fine avevano fatto i 3 latori della pietra. Così ci mettiamo d’accordo: Silvia, Beppe, Paola e Patrizia andranno alla Custodia a ritirare il testimonium e porgeranno le scuse per il ritardo e per il fatto di non esserci tutti. Monica, Franco e Lorenzo resteranno in attesa di essere ricevuti. Del resto non è cosa di tutti i giorni essere davanti alla porta del Primate della chiesa ortodossa di Gerusalemme.

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Theophilus III   (le foto del Patriarca sono di repertorio… sul momento non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli di fare una foto con lui… ora ci dispiace non averla… è stato un incontro importante…)

Aspettiamo buoni buoni un paio d’ore, poi finalmente sembra arrivare il nostro turno. Ci alziamo e dal suo ufficio esce il Patriarca che ci viene presentato. In verità non sappiamo bene come comportarci, quali siano i gesti opportuni e rituali da usare in questi casi per salutare in modo degno un alto prelato della chiesa ortodossa. Sicuramente avremo fatto la figura degli impacciati o peggio… a Dio il nostro sconto.

Comunque Sua Santità Teofilo III è cordiale; serio, ma cordiale. Chissà cosa ha pensato di noi… Franco comincia a parlare in inglese spiegando la storia; il Patriarca ci chiede come mai non abbiamo prima scritto una lettera per chiedere un incontro e presentare questa iniziativa; noi rispondiamo che ha ragione e che in realtà non pensavamo che potesse diventare una cosa così importante, considerata dal Patriarca in persona; che eravamo onorati, e che forse siamo degli sprovveduti… 004Alla fine il Patriarca ci chiarisce che storicamente non c’è legame tra il loro monastero presente ora nella chiesa di San Giovanni nel Muristan e l’ospedale e la chiesa di San Giovanni tenuta dai Giovanniti (Ordine di Malta) nello stesso Muristan; o che comunque non è una cosa da considerarsi nell’attualità. Quindi ritiene non opportuno creare questo legame ora con la nostra pietra.

Possiamo capire… e il nostro cuore ci dice che abbiamo compiuto il nostro compito. Abbiamo fatto tutti i passi che si potevano fare. Il resto lo affideremo ancora una volta e sempre di più alla Provvidenza. Riporteremo la pietra in Italia, la riconsegneremo a Marino e sappiamo che questa pietra non resterà ferma. Siamo sicuri che per lei, e per noi, la Provvidenza ha i Suoi soliti progetti imperscrutabili e inattesi.

Ringraziamo il Patriarca e lo osserviamo mentre si allontana… è tempo di pranzo anche per lui… e noi ci guardiamo l’un l’altro in faccia, stupiti: abbiamo incontrato il Patriarca… strane cose accadono ai pellegrini.

Noi felici, anche se la pietra è rimasta nelle nostre mani.

Via di GerusalemmeNel pomeriggio ci spostiamo nel quartiere armeno per vedere la chiesa di San Giacomo, purtroppo chiusa per festività armene, poi traversando il quartiere ebraico andiamo al Cenacolo, alla chiesa della Dormizione. Il nostro cuore ha bisogno di raggiungere questi luoghi, di vedere, di toccare, di vivere…

Stasera abbiamo invitato a cena Doni Ferrari e anche don Massimiliano che è arrivato da Ein Karem. C’è un po’ di spesa da fare e poi i soliti maghi dei fornelli si metteranno all’opera. All’ospitale c’è l’uso cucina e c’è tutto lo spazio per stare bene e in fraternità.

Nel corso del pomeriggio siamo anche passati da Ettore Soranzo, alla Custodia per saldare i conti dell’accoglienza. Ci facciamo aiutare da lui per organizzare il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme. Domani è sabato e non ci sono trasporti pubblici, bus e treni non vanno nel giorno di Sabbath. Domani pomeriggio saremo già in ripartenza e dovremo noleggiare un pulmino.

DSCF3935Sabato 12. La mattina alle 5 siamo al Santo Sepolcro. Ci è stata data la possibilità di partecipare alla funzione all’interno dell’edicola. È una occasione unica per noi. Ogni giorno i francescani hanno uno spazio temporale tra le 5,30 e le 6 per celebrare l’Eucarestia. La parte del sepolcro viene allestita ad altare e P. Noel celebra. Oggi concelebrerà con don Massimiliamo che è venuto con noi. Noi siamo tutti stretti nella cappellina antistante, quella cosi chiamata dell’Angelo. Vediamo dalla porticina che divide le due camere P. Noel che officia, poi esce dalla camera sepolcrale e distribuisce la Comunione. Dentro siamo solo 10 persone. Alla fine della celebrazione P. Noel ci invita a entrare nella camera del sepolcro e a sostarvi un attimo in pace. È bellissima: il marmo del sepolcro è coperto e allestito come altare, candele e fiori completano la mensa. Il luogo della Resurrezione è come trasfigurato. Qui in questi minuti il Signore Gesù è tornato: questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue…. In memoria di Me.

Non so cosa abbiano provato gli altri… io che scrivo posso solo dire di aver provato una gioia immensa, di aver sentito il cuore balzare nel petto.

È significativo anche il fatto che nessuno di noi abbia fatto foto. Stavamo vivendo il momento, non avevamo tempo da perdere a fare foto che ci avrebbero distratto dalla sacralità e profondità dell’attimo.

DSCF3950Quando usciamo dalla Basilica è giorno fatto, però il sagrato è ancora deserto… giusto un gatto e una bellissima donna etiope con il suo bambino. Restiamo lì, senza parlare a vivere anche noi questi minuti di pace. Poi don Massimiliano ci porta attraverso una porticina a salire nella parte alta del Santo Sepolcro, dove ha sede il monastero etiope. Per fare questo attraversiamo la cappella etiope dove in quel momento si stava celebrando un rito importante; forse una festa, una ricorrenza. Fatto sta che era piena stipata di fedeli etiopi. Fuori dalla porta un mucchio di scarpe e dentro uomini che cantavano e si muovevano pregando. Noi pensiamo di non passare, ma don Max si butta dentro e si fa largo tra la folla che serenamente e sorridente si apre al nostro passaggio. È stato un altro momento fortissimo, come se non ne avessimo già passati; come se non ci fossero già stati regalati.

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Arriviamo così sopra, nella parte povera, nella zona degli etiopi dove alcuni monaci ci salutano.

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Cappella dei Franchi – Santo Sepolcro

Da qui raggiungiamo la Khan Az-Zait St. con il mercato ancora tutto chiuso, vuoto e ritorniamo nella piazza del Santo Sepolcro.

Notiamo che nella cappella dei Franchi, quella a destra della facciata, servita dalla scalinata in pietra, si sta celebrando messa; riconosciamo P. Sergio Galdi.

Sostiamo ancora un poco in questo luogo di pace, poi la fame comincia a farsi sentire. Non abbiamo ancora fatto colazione e siamo in piedi da 3 ore. Torniamo al Maria Bambina. Abbiamo caffelatte e paste che ci aspettano.

 P_SergioAlle 9,30 Monica, Franco, don Massimiliano, Lorenzo e Patrizia vengono ricevuti da P. Sergio Galdi. È un piacevole incontro. Il Segretario della Custodia ascolta il racconto del nostro pellegrinaggio ed è anche molto interessato a sapere dell’incontro con il Patriarca Ortodosso.

Gli esprimiamo anche tutta la nostra ammirazione per la Custodia, per i frati della Custodia. Non sono convenevoli, sono parole che sgorgano vere dal cuore. Nel nostro cammino abbiamo avuto modo di toccare con mano, di vedere e di ammirare l’opera di questi singoli frati a partire da P. Luke a Rodi, P. Andreas a Cipro, e Ramla, ed Ein Karem, e poi tutti quelli che non abbiamo incontrato personalmente ma di cui abbiamo sentito parlare o visto le opere.

DSCF3810Abbiamo raggiunto per mare e per terra parte dei luoghi della Custodia avendo modo di renderci conto fisicamente dell’estensione; in parte abbiamo anche capito le difficoltà dei territori, i problemi, anche se sicuramente tanto altro è rimasto da conoscere.

Abbiamo cercato l’appoggio fraterno della Custodia, è stata il nostro punto di riferimento e anche per massima parte il nostro sostegno spirituale; grazie a loro abbiamo potuto partecipare alla S. Messa lì dove altrimenti non avremmo trovato.

Quindi grazie, grazie a questi fratelli di San Francesco, ai fratelli dell’umile poverello che voleva essere cavaliere e che andò in Terra Santa realizzando l’unica e vera “crociata”, quella della pace e dell’amore.

IMG-20140712-WA0014Resta ancora qualche ora da dedicare a Gerusalemme. Don Massimiliano ci porta lungo la Via Dolorosa che pensavamo di conoscere… lui ci apre porte e ci fa vedere altre cose, nuove cose. Che bello poter andare oltre. Ci fermiamo per un caffè all’Austrian Hospice, all’Ospizio austriaco della Sacra Famiglia, grande ed elegante guest house. DSCF3962Dopo le 10 è permesso accedervi anche se non si è ospiti e si può salire sul tetto per ammirare uno dei più bei panorami di Gerusalemme… dopo quello dal Maria Bambina…. siamo di parte.

IMG-20140712-WA0016Usciamo dalla porta dei Leoni per arrivare fino al sepolcro della Vergine e infine all’Orto degli Ulivi.

Risaliamo attraversando il quartiere mussulmano abbastanza scalcinato e disordinato. Usciamo fuori dalle mura attraverso la porta di Erode, facciamo un tratto camminando all’esterno delle mura e rientriamo dalla porta di Damasco, piena di gente. Imbocchiamo la Khan Az-Zait St. lungo il bazar e ritorniamo al Santo Sepolcro. Risaliamo il Muristan e ci portiamo verso St. Mark Str. per cercare il passaggio per la parte alta del quartiere ebraico. Così arriviamo a vedere la spianata del tempio e il muro del pianto dall’alto. Ritornando verso casa incontriamo per la prima volta un chiosco che fa spremute con i melograni. È il primo. La stagione comincia adesso. Fino a ieri c’erano solo aranci nei chioschi. Non ci facciamo sfuggire l’occasione.IMG-20140712-WA0017

Ora però è veramente tempo di andare a fare lo zaino.

Alle 17 abbiamo il pulmino che ci attende. Lasciamo Gerusalemme con l’augurio di potervi tornare presto in qualche modo, possibilmente ancora a piedi, ma l’importante è ritornarvi… già ci manca.

Arriviamo a Tel Aviv. Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia si fermano al Milk & Honey Hostel. Qui ritrovano l’equipaggiamento nautico che avevano lasciato 10 giorni fa. Riassemblano il materiale e fanno i bagagli per l’indomani, per il viaggio aereo.

Beppe e Uliano proseguono per Haifa. Saranno loro i soli naviganti che ritorneranno indietro con Thai. Affronteranno il viaggio di ritorno con l’aiuto, a tratti, di amici che li raggiungeranno per fare un pezzo di mare insieme. Però intanto partiranno da soli traversando fino a Cipro.

 È tempo dei saluti. Ci rivedremo tutti insieme solo in Italia.

Il 13 pomeriggio Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia sono già in Italia. Il volo è andato bene. Nessun problema grande in aeroporto, praticamente tutti i voli regolari.

Il pellegrinaggio è finito. Il ricordo è appena cominciato. Ci saranno mille cose da elaborare, nuovi frutti da veder crescere, idee da sviluppare.

Un cammino non finisce mai veramente. Ogni arrivo è solamente un punto di partenza.

Abbiamo realizzato uno dei più grandi sogni della nostra vita: arrivare a Gerusalemme attraversando il Mediterraneo. Fino ad un anno fa sembrava impossibile… ora è diventato realtà.

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Il diario – 10 e 11 maggio a Trieste

Fine settimana di festa al porto. Thai è ferma al molo degli ospiti dello YCA (Y.C. Adriaco).

Al tavolo, da destra, Daniele Manzini presidente della sezione Brescia-Desenzano della L.N.I., Pierpaolo Scubini presidente LNI di Trieste, Lorenzo, Paola e Uliano

È sabato e alle ore 11 siamo invitati alla conferenza stampa presso la sede della L.N.I. sezione di Trieste. Uliano, Paola e Lorenzo sono presenti; Monica, Silvia e Beppe partecipano con il pensiero, presi ancora da impegni di lavoro e questioni da chiudere prima della partenza.

Al microfono Ennio Abate, presidente delegato della LNI della regione Triveneto

Da Desenzano è arrivato Daniele Manzini, presidente della sezione Brescia-Desenzano della L.N.I., e al tavolo dei saluti sono già presenti Pierpaolo Scubini, presidente LNI di Trieste ed Ennio Abate, presidente delegato della LNI della regione Triveneto. La presentazione può cominciare. Parole di saluto, di augurio, consegna della bandiera di navigazione, il guidone sociale con la scritta “Brescia Desenzano, dal Benaco alla Terra Santa”; poi la firma da parte di Uliano, Lorenzo e Paola del guidone che viene consegnato come ricordo di oggi al presidente della LNI di TS, Pierpaolo Scubini.55

33C’è una buona partecipazione di persone. Ci arriva anche notizia che Radio Capital ci ha citato nel corso del programma della mattina. Un po’ alla volta la notizia del nostro particolare pellegrinaggio si sta diffondendo. Siamo contenti, è una bella cosa. È un sogno che coltivavamo da tempo e poterlo condividere con altri ci fa piacere. La nostra vita, la nostra storia di uomini ha bisogno di cose buone che possano unire. Il mondo genera già troppe cose che dividono e rattristano. Per un attimo, per qualche settimana, per qualche mese, condivideremo questa avventura anche con chi non sarà fisicamente presente, ma che porteremo comunque con noi. Ciascuno di noi 6 ha volti e storie custodite nel cuore. Ha preghiere personali e preghiere di amici da portare. Navigando verso est avremo tempo per ricordare ogni cosa, per pensare, per riflettere. Così come accade sulla via, quando si cammina a lungo, per ore e ore e per giorni e giorni. Perché tutti i veri pellegrinaggi richiedono tempo, molto tempo. Non basta un giorno, non ne bastano 2, neanche 3 o 4 o 5. Ci vuole tempo per arrivare in fondo allo scrigno, per eliminare ciò che di inutile vi è stato depositato e per estrarre solo ciò che veramente vale.

Ci auguriamo che questo tempo che Dio ci ha regalato potremo usarlo veramente per scavare e per erodere ciò che eccede, ciò che è inutile. Per andare oltre l’atteso, lì dove non c’è più quello che ci aspettavamo, ma quello che veramente ci attende e che solo Dio conosce.

E intanto ci attende qualcosa che invece già sappiamo. Alla sede della Lega Navale c’è un invito a pranzo.

Domenica 11, ore 12, amici e parenti, prosciutto cotto e altre specialità triestine. Tutti al molo dello YCA.

66Si stappano bottiglie e ci si scambia ancora saluti; si fa festa.

E arriva il “portatore di pietra”.

È in questo modo che tra di noi è stato soprannominato Marino Del Piccolo. Tutto nasce mesi fa quando Marino, venuto a conoscenza del nostro progetto di attraversare il Mediterraneo, ha voluto condividere con noi un altro progetto, un suo (e di altri) “piccolo sogno”: poter far arrivare alla chiesa di san Giovanni Battista dell’Ospedale di Gerusalemme (l’antico ospitale dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, poi Cavalieri di Rodi e poi di Malta) una pietra raccolta sul Tagliamento, nei pressi del rinato Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso di Majano. Marino per anni ha lavorato come ingegnere per recuperare l’antica struttura e insieme a lui tanti amici che hanno ora restituito alla gente e ai pellegrini un luogo prezioso e suggestivo, carico di storia. E il legame con Gerusalemme è chiaro e forte. Con questo gesto, con la consegna a noi pellegrini della pietra da portare via acqua, poi nello zaino fino a Gerusalemme, il legame sarà ancora più saldo.

77Ci racconta Marino (che non è mai parco di parole):

“La Via che passava da San Tomaso è la Via del Tagliamento, il tratto friulano di quella antica via di pellegrinaggio verso Gerusalemme testimoniata dai numerosi resti di luoghi di ospitalità, come l’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso. Una Via importante che nel periodo medievale veniva chiamata Via d’Allemagna, arrivava da Danzica, Krakow, Vienna, Friesach, Villach, Tarvisio, Tenzone, Gemona, Osoppo, San Tomaso, San Daniele, verso i porti dell’Alto Adriatico, Venezia ma anche Concordia sul Lemene, Latisana sul Tagliamento, Precenicco sullo Stella. La Via di Allemagna, oggi viene usata dai pellegrini polacchi, austriaci, slovacchi per andare a Santiago o a Roma, ma un tempo era usata soprattutto per proseguire via mare per via endolagunare verso Venezia o verso Trieste, e poi giù verso Pola, Zara, Ancona, Manfredonia, Bari, Brindisi, Otranto, Durazzo ecc. verso Candia, Cipro, Jaffa e da lì attraverso Ramla, Latrun (Emmaus), San Giovanni nel Deserto, alla città di tutta l’Umanità, Gerusalemme, il viaggio di tutta la vita.

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Qui all’Hospitale abbiamo sempre sognato, ormai da 8 anni, il momento in cui saremmo partiti via nave da uno di quei porti per Gerusalemme. Per questo per noi è importante questo vostro pellegrinaggio via mare e se purtroppo noi non possiamo venire con voi, almeno questo sasso, che ho preso a caso dal cesto di Kitty un anno fa (una delle volontarie ospitaliere, madrelingua tedesca, che lo ha dipinto con la figura di questo sito storico del XII sec.), avrà la sua grande opportunità di fare dopo mille anni il Passagium e così d’ora in poi i pellegrini che passeranno a San Tomaso quando andranno a Gerusalemme si ricorderanno sempre di andare nella chiesetta antica di San Giovanni Battista/Elemosiniere nel Muristan a duecento metri a sud del Santo Sepolcro a salutare quel luogo antico di gratuità e di Cristianità condivisa, di collegamento e di relazione importante, fondativa, tra Occidente ed Oriente.

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L’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme di San Tomaso di Majano (hospitalesangiovanni.wordpress.com) fu fondato nel 1199 dai cavalieri ospitalieri (quelli che gestivano l’ospedale di Gerusalemme!!!). E’ l’unico rimasto di quella generazione di primi ospedali europei gratuiti ed ha anche la pergamena originale che lo lega al modello straordinario dell’Ospedale di Gerusalemme (che hanno da poco ritrovato archeologicamente davanti al Santo Sepolcro); un ospedale, quello di Gerusalemme che aveva duemila posti letto e dava anche quattromila pasti gratuiti e cure indifferentemente a ebrei, musulmani e cristiani e aveva i migliori medici arabi e benedettini europei che condividevano conoscenza e collaborazione.

88Dell’Ospedale di Gerusalemme modello di quelli europei è rimasto testimone quello di San Tomaso per questo è importante portare questo piccolo sasso dalla Chiesa di San Giovanni di Gerusalemme di san Tomaso alla chiesetta esistente di San Giovanni a Gerusalemme“.

Siamo onorati di questo affidamento. Porteremo la pietra fino alla meta e cercheremo di fare in modo che venga conservata, che il segno sia vero e rimanga come dono e simbolo nel tempo.

99E come ultimo momento della festa c’è la consegna a Uliano, da parte di Lorenzo, della scatola da lui costruita per conservare le bandiere di cortesia che isseremo a dritta, via via che ci troveremo a solcare le diverse acque territoriali durante la nostra navigazione. Bandiera albanese, greca, turca, cipriota, israeliana. Quante acque ha questo 10Mediterraneo, questo mare nostrum, culla e strada per mille incontri e scontri da secoli e secoli.

La scatola è veramente bella, con il nome di Thai intarsiato. Lorenzo è bravo, lo sapevamo, e ogni volta di più abbiamo la conferma delle sue mani d’oro. Adesso lo aspettiamo ai fornelli: dall’arte dell’ebanista al ruolo ancora più delicato di masterchef del pellegrinaggio.

Domani si parte da Trieste. Sulla barca ci saranno Uliano, Beppe e Lorenzo che navigheranno fino a Manfredonia per aspettare le ultime tre pellegrine.

Le previsioni meteo non sono delle migliori. Vedremo… per fortuna c’è tempo davanti. L’arrivo di Monica, Silvia e Paola a Manfredonia è previsto per il 22 maggio… andate tranquilli voi tre in barca!