Il diario – 17/18 maggio, da Ancona ad Ortona

2014-05-18_10.56.28Il pellegrinaggio riparte dopo la lunga sosta al porto di Ancona a causa del meteo poco favorevole con tendenza a burrasca.

Oggi, sabato 17, le condizioni sembrano buone, il vento anche. Per prenderlo tutto si parte prestissimo, alle 4,30.

Si naviga bene, poi nel pomeriggio arriva bonaccia. I tempi si allungano. I tre pellegrini arrivano alle 21 ad Ortona stanchi, infreddoliti e anche adeguatamente affamati.

All’attracco c’è il benvenuto della LNI di Ortona. Il Pr. Eugenio Rapino e il delegato regionale Lelio Del Re vengono a salutare dando poi appuntamento per il mattino successivo.

LNI-Sez.-Ortona-2[1]LNI-Sez.-Ortona[1]

Domenica, alle 11, c’è la consegna del nostro guidone alla sezione che ci ospita. Con tanto di firme a suggellare il momento.

Poi Lelio Del Re, in veste di cicerone, accompagna Uliano, Beppe e Lorenzo in giro per Ortona. Ci sono tante cose da vedere e da conoscere.

basilicaAl museo civico c’è l’occasione di soffermarsi molto sulle vicissitudini della seconda guerra che coinvolse pesantemente Ortona. Infatti da qui passava la linea Gustav che aveva l’altro capo a Cassino. Era la linea di difesa fortificata dei tedeschi, messa a punto nel punto più stretto della penisola. Per sei mesi Ortona fu bombardata trovandosi al centro tra i tedeschi a nord e gli alleati a sud. Winston Churchill la definì la “Stalingrado d’Italia” perché, come la città sovietica, dovette subire ingenti danni e restare campo di guerra per lungo tempo, fino al dicembre 1943.

DCFC0021.JPGL’altra scoperta che fanno i nostri pellegrini è relativa al fatto che qui sono conservate le reliquie dell’apostolo Tommaso, provenienti dall’isola greca di Chio, nell’ Egeo e conservate nella cattedrale, ovviamente dedicata a san Tommaso. Furono portate nel 1258 dal navigatore ortonese Leone Acciaiuoli… come tante reliquie che in quei secoli traversarono il Mediterraneo per essere salvate in occidente.

Castello_AragoneseArrivando dal mare spicca ben visibile la sagoma il castello aragonese fatto costruire nel XV secolo per difendersi dagli altalenanti rapporti adriatici con la Repubblica di Venezia e con quella di Ragusa (in Dalmazia, ora nota anche come Dubrovnik).

 

La città nel 1582 passò a Margherita d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza che iniziò la costruzione del palazzo Farnese, che non fu edificato in tutte le sue parti causa morte della committente, nei secoli ebbe vari utilizzi e nell’ultimo secolo rischiò anche di essere abbattuto.

Italia, terra ricca di sorprese, di storia e di storie.

Ci piace, alla fine di questa giornata, ringraziare per l’ospitalità data al nostro pellegrinaggio da parte degli amici della Lega Navale. Sono stati veramente molto calorosi e accoglienti.

Ultreya, semper!

 

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Il diario – 10 e 11 maggio a Trieste

Fine settimana di festa al porto. Thai è ferma al molo degli ospiti dello YCA (Y.C. Adriaco).

Al tavolo, da destra, Daniele Manzini presidente della sezione Brescia-Desenzano della L.N.I., Pierpaolo Scubini presidente LNI di Trieste, Lorenzo, Paola e Uliano

È sabato e alle ore 11 siamo invitati alla conferenza stampa presso la sede della L.N.I. sezione di Trieste. Uliano, Paola e Lorenzo sono presenti; Monica, Silvia e Beppe partecipano con il pensiero, presi ancora da impegni di lavoro e questioni da chiudere prima della partenza.

Al microfono Ennio Abate, presidente delegato della LNI della regione Triveneto

Da Desenzano è arrivato Daniele Manzini, presidente della sezione Brescia-Desenzano della L.N.I., e al tavolo dei saluti sono già presenti Pierpaolo Scubini, presidente LNI di Trieste ed Ennio Abate, presidente delegato della LNI della regione Triveneto. La presentazione può cominciare. Parole di saluto, di augurio, consegna della bandiera di navigazione, il guidone sociale con la scritta “Brescia Desenzano, dal Benaco alla Terra Santa”; poi la firma da parte di Uliano, Lorenzo e Paola del guidone che viene consegnato come ricordo di oggi al presidente della LNI di TS, Pierpaolo Scubini.55

33C’è una buona partecipazione di persone. Ci arriva anche notizia che Radio Capital ci ha citato nel corso del programma della mattina. Un po’ alla volta la notizia del nostro particolare pellegrinaggio si sta diffondendo. Siamo contenti, è una bella cosa. È un sogno che coltivavamo da tempo e poterlo condividere con altri ci fa piacere. La nostra vita, la nostra storia di uomini ha bisogno di cose buone che possano unire. Il mondo genera già troppe cose che dividono e rattristano. Per un attimo, per qualche settimana, per qualche mese, condivideremo questa avventura anche con chi non sarà fisicamente presente, ma che porteremo comunque con noi. Ciascuno di noi 6 ha volti e storie custodite nel cuore. Ha preghiere personali e preghiere di amici da portare. Navigando verso est avremo tempo per ricordare ogni cosa, per pensare, per riflettere. Così come accade sulla via, quando si cammina a lungo, per ore e ore e per giorni e giorni. Perché tutti i veri pellegrinaggi richiedono tempo, molto tempo. Non basta un giorno, non ne bastano 2, neanche 3 o 4 o 5. Ci vuole tempo per arrivare in fondo allo scrigno, per eliminare ciò che di inutile vi è stato depositato e per estrarre solo ciò che veramente vale.

Ci auguriamo che questo tempo che Dio ci ha regalato potremo usarlo veramente per scavare e per erodere ciò che eccede, ciò che è inutile. Per andare oltre l’atteso, lì dove non c’è più quello che ci aspettavamo, ma quello che veramente ci attende e che solo Dio conosce.

E intanto ci attende qualcosa che invece già sappiamo. Alla sede della Lega Navale c’è un invito a pranzo.

Domenica 11, ore 12, amici e parenti, prosciutto cotto e altre specialità triestine. Tutti al molo dello YCA.

66Si stappano bottiglie e ci si scambia ancora saluti; si fa festa.

E arriva il “portatore di pietra”.

È in questo modo che tra di noi è stato soprannominato Marino Del Piccolo. Tutto nasce mesi fa quando Marino, venuto a conoscenza del nostro progetto di attraversare il Mediterraneo, ha voluto condividere con noi un altro progetto, un suo (e di altri) “piccolo sogno”: poter far arrivare alla chiesa di san Giovanni Battista dell’Ospedale di Gerusalemme (l’antico ospitale dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, poi Cavalieri di Rodi e poi di Malta) una pietra raccolta sul Tagliamento, nei pressi del rinato Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso di Majano. Marino per anni ha lavorato come ingegnere per recuperare l’antica struttura e insieme a lui tanti amici che hanno ora restituito alla gente e ai pellegrini un luogo prezioso e suggestivo, carico di storia. E il legame con Gerusalemme è chiaro e forte. Con questo gesto, con la consegna a noi pellegrini della pietra da portare via acqua, poi nello zaino fino a Gerusalemme, il legame sarà ancora più saldo.

77Ci racconta Marino (che non è mai parco di parole):

“La Via che passava da San Tomaso è la Via del Tagliamento, il tratto friulano di quella antica via di pellegrinaggio verso Gerusalemme testimoniata dai numerosi resti di luoghi di ospitalità, come l’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso. Una Via importante che nel periodo medievale veniva chiamata Via d’Allemagna, arrivava da Danzica, Krakow, Vienna, Friesach, Villach, Tarvisio, Tenzone, Gemona, Osoppo, San Tomaso, San Daniele, verso i porti dell’Alto Adriatico, Venezia ma anche Concordia sul Lemene, Latisana sul Tagliamento, Precenicco sullo Stella. La Via di Allemagna, oggi viene usata dai pellegrini polacchi, austriaci, slovacchi per andare a Santiago o a Roma, ma un tempo era usata soprattutto per proseguire via mare per via endolagunare verso Venezia o verso Trieste, e poi giù verso Pola, Zara, Ancona, Manfredonia, Bari, Brindisi, Otranto, Durazzo ecc. verso Candia, Cipro, Jaffa e da lì attraverso Ramla, Latrun (Emmaus), San Giovanni nel Deserto, alla città di tutta l’Umanità, Gerusalemme, il viaggio di tutta la vita.

dall'Hospitale a Trieste a Gerusalemme 2014_Pagina_2

Qui all’Hospitale abbiamo sempre sognato, ormai da 8 anni, il momento in cui saremmo partiti via nave da uno di quei porti per Gerusalemme. Per questo per noi è importante questo vostro pellegrinaggio via mare e se purtroppo noi non possiamo venire con voi, almeno questo sasso, che ho preso a caso dal cesto di Kitty un anno fa (una delle volontarie ospitaliere, madrelingua tedesca, che lo ha dipinto con la figura di questo sito storico del XII sec.), avrà la sua grande opportunità di fare dopo mille anni il Passagium e così d’ora in poi i pellegrini che passeranno a San Tomaso quando andranno a Gerusalemme si ricorderanno sempre di andare nella chiesetta antica di San Giovanni Battista/Elemosiniere nel Muristan a duecento metri a sud del Santo Sepolcro a salutare quel luogo antico di gratuità e di Cristianità condivisa, di collegamento e di relazione importante, fondativa, tra Occidente ed Oriente.

dall'Hospitale a Trieste a Gerusalemme 2014_Pagina_1

L’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme di San Tomaso di Majano (hospitalesangiovanni.wordpress.com) fu fondato nel 1199 dai cavalieri ospitalieri (quelli che gestivano l’ospedale di Gerusalemme!!!). E’ l’unico rimasto di quella generazione di primi ospedali europei gratuiti ed ha anche la pergamena originale che lo lega al modello straordinario dell’Ospedale di Gerusalemme (che hanno da poco ritrovato archeologicamente davanti al Santo Sepolcro); un ospedale, quello di Gerusalemme che aveva duemila posti letto e dava anche quattromila pasti gratuiti e cure indifferentemente a ebrei, musulmani e cristiani e aveva i migliori medici arabi e benedettini europei che condividevano conoscenza e collaborazione.

88Dell’Ospedale di Gerusalemme modello di quelli europei è rimasto testimone quello di San Tomaso per questo è importante portare questo piccolo sasso dalla Chiesa di San Giovanni di Gerusalemme di san Tomaso alla chiesetta esistente di San Giovanni a Gerusalemme“.

Siamo onorati di questo affidamento. Porteremo la pietra fino alla meta e cercheremo di fare in modo che venga conservata, che il segno sia vero e rimanga come dono e simbolo nel tempo.

99E come ultimo momento della festa c’è la consegna a Uliano, da parte di Lorenzo, della scatola da lui costruita per conservare le bandiere di cortesia che isseremo a dritta, via via che ci troveremo a solcare le diverse acque territoriali durante la nostra navigazione. Bandiera albanese, greca, turca, cipriota, israeliana. Quante acque ha questo 10Mediterraneo, questo mare nostrum, culla e strada per mille incontri e scontri da secoli e secoli.

La scatola è veramente bella, con il nome di Thai intarsiato. Lorenzo è bravo, lo sapevamo, e ogni volta di più abbiamo la conferma delle sue mani d’oro. Adesso lo aspettiamo ai fornelli: dall’arte dell’ebanista al ruolo ancora più delicato di masterchef del pellegrinaggio.

Domani si parte da Trieste. Sulla barca ci saranno Uliano, Beppe e Lorenzo che navigheranno fino a Manfredonia per aspettare le ultime tre pellegrine.

Le previsioni meteo non sono delle migliori. Vedremo… per fortuna c’è tempo davanti. L’arrivo di Monica, Silvia e Paola a Manfredonia è previsto per il 22 maggio… andate tranquilli voi tre in barca!