Il diario – 10, 11 e 12 luglio: Cronache da Gerusalemme

DSCF3947I nostri giorni nella città santa sono volati via. Sono stati due giorni, poco più di 48 ore. Sono state però ore intense, piene di sorprese, di belle sorprese, corona di tutti questi giorni di pellegrinaggio.

A Gerusalemme siamo accolti dall’ospitale francescano di Maria Bambina, una piccola oasi di pace dietro al Santo Sepolcro. Il pomeriggio del 10 scorre lungo le vie della città semplicemente per godere di essere qui; siamo anche stanchi, non abbiamo le energie per intraprendere giri impegnativi.

IMG-20140711-WA0003La giornata dell’11 si apre con la santa messa delle 7,30 al Calvario. È p. Noel Muscat, il superiore della comunità francescana della Basilica del Santo Sepolcro a celebrarla.

Egli stesso ci accoglie in sacrestia per apporre il timbro sulle nostre credenziali chiudendo formalmente il nostro pellegrinaggio. Benedice poi la Croce e l’Ichthus in legno che Lorenzo ha fatto, che ha portato fino a qui e deposto sul Santo Sepolcro. Saranno poi donati da tutti noi al Santo Padre nel prossimo incontro previsto il 20 agosto (chissà se ci sarà…).

IMG-20140711-WA0001Viene benedetta anche la pietra che ha viaggiato con noi dall’Hospitale di San Giovanni a san Tomaso sul Tagliamento.

Il vino benedetto di Siponto lo abbiamo invece consegnato a P. Giuseppe Gaffurini, sempre nella sacrestia del Santo Sepolcro… tutto si sta compiendo, tutto sta arrivando a conclusione.

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Un’altra cosa vorremmo fare e in questo ci viene in aiuto sempre P. Noel. Nella cripta di San Vartan, posta sotto la cappella di Sant’Elena, zona della chiesa del Santo Sepolcro tenuta dagli Armeni, c’è un antico graffito del III secolo fatto da un antico e anonimo pellegrino. Rappresenta una barca con l’albero reclinato, con la velatura raccolta, e la scritta Domine ivimus (Signore siamo arrivati). È un messaggio di una semplicità e di una dolcezza infinita, di una compiutezza esemplare nel suo simbolismo: Signore, raccogliamo le vele, appoggiamo in porto la nostra nave, siamo arrivati a te; non abbiamo bisogno di altro, il cammino è compiuto. E per noi, arrivati veramente a vela, noi che abbiamo veramente lasciato in porto la nostra barca con le vele raccolte questo graffito rappresenta ancora di più il nostro cammino, lo sentiamo ancora più forte come simbolo. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di poterlo vedere, di poterci soffermare qui sotto, in questo luogo normalmente chiuso al pubblico.

Cappella di San Vartan - Domine Ivimus

Cappella di San Vartan – Domine Ivimus

P. Noel ci ha accompagnato nella sacrestia degli Armeni, chiedendo se possibile di visitare la cappella. Gentilmente chi risponde si mette subito a disposizione e ci porta nella cripta. È una felicità immensa per noi; anche P. Noel è felice… anche lui non aveva mai avuto l’occasione di scendere e di vedere questo luogo.
Senza fretta possiamo fare le nostre foto e godere di questo regalo, di questa visione…. Grazie!

DSCF3890È tempo di andare. Tra poco meno di un’ora siamo attesi alla Custodia di Terra Santa dove potremo ritirare il diploma del compiuto pellegrinaggio, il Testimonium gerosolimitano.

Sappiamo che potremo incontrare il Segretario della Custodia di Terra Santa, p. Sergio Galdi. Siamo felici di questo. Ci sarà anche Doni Ferrari che presta servizio nella Custodia e con la quale Monica è in contatto da un paio d’anni.

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Però, visto che c’è ancora un po’ di tempo, proviamo a vedere se possiamo portare a termine il compito che ci era stato affidato da Marino: la consegna della pietra dell’Hospitale di San Giovanni alla chiesa di San Giovanni nel Muristan. È un piccolo simbolo, è un auspicio, è un segno; vuole essere anche un legame tra questa chiesa e tutti i pellegrini che arriveranno a Gerusalemme a piedi. Se la pietra potrà essere accolta e conservata qui allora potremo invitare tutti i pellegrini che conosciamo a passare da qui, a sostare per una preghiera e a ricordare che c’è un legame che va oltre le divisioni di riti e confessioni, un messaggio di pace di cui i pellegrini sono latori per il fatto stesso di essere semplicemente persone che passano e che si fermano in preghiera dove c’è qualcosa da vedere, toccare, vivere.

La pietra dell'Hospitale di San Giovanni

La pietra dell’Hospitale di San Giovanni

In questo caso un semplice sasso che racconta di un cammino dal Tagliamento a Gerusalemme lungo una via che nei secoli tanti pellegrini hanno percorso, attraverso terra e mare; un sasso che racconta di un legame tra ciò che è stato e ciò che è adesso; un legame con un luogo che è stata chiesa bizantina, poi degli ospitalieri e ora greco-ortodosssa, un luogo che non importa che rito celebri, ma che importa renda lode all’unico Dio, che sia luogo di preghiera per tutti.

Tutto questo lo racconta un semplice sasso, dipinto da una pellegrina una sera di qualche mese fa nell’Hospitale di San Giovanni, portato da Marino fino a Trieste, imbarcato su Thai, trasportato fino a Giaffa e caricato nello zaino da Lorenzo, custodito da tutti noi, affidato a tutti noi che ora felici ci dirigiamo verso la chiesa di San Giovanni nel Muristan.

Noi felici che troviamo la chiesa aperta, noi felici che vi troviamo anche un monaco ortodosso con il quale possiamo parlare per presentargli tutta questa cosa. Noi un po’ perplessi quando ci viene risposto che dobbiamo andare a parlarne negli uffici del Patriarcato Greco-Ortodosso (buffo quando il monaco fa un segno a Monica dicendole che porti lei tutti lì perché sicuramente sa dov’è… l’ha scambiata per una gerosolimitana… e questo sotto sotto ha fatto un gran piacere a Monica… altro regalo).

DSCF3954Noi felici quando l’usciere del Patriarcato ci fa salire negli uffici… e salgono in 3: Franco, Monica e Lorenzo, il portatore della pietra.

Noi felici quando la segretaria si mostra interessata e ci fa parlare con il vescovo ortodosso suo superiore; noi felici e intimoriti quando quest’ultimo ci dice che la cosa può interessare al Patriarca, a Sua Santità e Beatitudine Teofilo III.

Noi curiosi di vedere come prosegue questa strada quando veniamo portati nella grande anticamera della sala delle udienze in attesa di essere ricevuti.

Tutto ha preso una piega inattesa. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto. Ci sembra una cosa buona, anzi siamo onorati di essere arrivati fin qui però sappiamo in fin dei conti di essere solo dei pellegrini con una pietra in mano… certo siamo latori di un sogno… ma basta un sogno per aprire tutte le porte?

Intanto però il tempo passa e noi avevamo un appuntamento con la Custodia. Ci dispiace “tirare un gancio”. Per fortuna Silvia si fa accompagnare dall’usciere per capire che fine avevano fatto i 3 latori della pietra. Così ci mettiamo d’accordo: Silvia, Beppe, Paola e Patrizia andranno alla Custodia a ritirare il testimonium e porgeranno le scuse per il ritardo e per il fatto di non esserci tutti. Monica, Franco e Lorenzo resteranno in attesa di essere ricevuti. Del resto non è cosa di tutti i giorni essere davanti alla porta del Primate della chiesa ortodossa di Gerusalemme.

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Theophilus III   (le foto del Patriarca sono di repertorio… sul momento non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli di fare una foto con lui… ora ci dispiace non averla… è stato un incontro importante…)

Aspettiamo buoni buoni un paio d’ore, poi finalmente sembra arrivare il nostro turno. Ci alziamo e dal suo ufficio esce il Patriarca che ci viene presentato. In verità non sappiamo bene come comportarci, quali siano i gesti opportuni e rituali da usare in questi casi per salutare in modo degno un alto prelato della chiesa ortodossa. Sicuramente avremo fatto la figura degli impacciati o peggio… a Dio il nostro sconto.

Comunque Sua Santità Teofilo III è cordiale; serio, ma cordiale. Chissà cosa ha pensato di noi… Franco comincia a parlare in inglese spiegando la storia; il Patriarca ci chiede come mai non abbiamo prima scritto una lettera per chiedere un incontro e presentare questa iniziativa; noi rispondiamo che ha ragione e che in realtà non pensavamo che potesse diventare una cosa così importante, considerata dal Patriarca in persona; che eravamo onorati, e che forse siamo degli sprovveduti… 004Alla fine il Patriarca ci chiarisce che storicamente non c’è legame tra il loro monastero presente ora nella chiesa di San Giovanni nel Muristan e l’ospedale e la chiesa di San Giovanni tenuta dai Giovanniti (Ordine di Malta) nello stesso Muristan; o che comunque non è una cosa da considerarsi nell’attualità. Quindi ritiene non opportuno creare questo legame ora con la nostra pietra.

Possiamo capire… e il nostro cuore ci dice che abbiamo compiuto il nostro compito. Abbiamo fatto tutti i passi che si potevano fare. Il resto lo affideremo ancora una volta e sempre di più alla Provvidenza. Riporteremo la pietra in Italia, la riconsegneremo a Marino e sappiamo che questa pietra non resterà ferma. Siamo sicuri che per lei, e per noi, la Provvidenza ha i Suoi soliti progetti imperscrutabili e inattesi.

Ringraziamo il Patriarca e lo osserviamo mentre si allontana… è tempo di pranzo anche per lui… e noi ci guardiamo l’un l’altro in faccia, stupiti: abbiamo incontrato il Patriarca… strane cose accadono ai pellegrini.

Noi felici, anche se la pietra è rimasta nelle nostre mani.

Via di GerusalemmeNel pomeriggio ci spostiamo nel quartiere armeno per vedere la chiesa di San Giacomo, purtroppo chiusa per festività armene, poi traversando il quartiere ebraico andiamo al Cenacolo, alla chiesa della Dormizione. Il nostro cuore ha bisogno di raggiungere questi luoghi, di vedere, di toccare, di vivere…

Stasera abbiamo invitato a cena Doni Ferrari e anche don Massimiliano che è arrivato da Ein Karem. C’è un po’ di spesa da fare e poi i soliti maghi dei fornelli si metteranno all’opera. All’ospitale c’è l’uso cucina e c’è tutto lo spazio per stare bene e in fraternità.

Nel corso del pomeriggio siamo anche passati da Ettore Soranzo, alla Custodia per saldare i conti dell’accoglienza. Ci facciamo aiutare da lui per organizzare il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme. Domani è sabato e non ci sono trasporti pubblici, bus e treni non vanno nel giorno di Sabbath. Domani pomeriggio saremo già in ripartenza e dovremo noleggiare un pulmino.

DSCF3935Sabato 12. La mattina alle 5 siamo al Santo Sepolcro. Ci è stata data la possibilità di partecipare alla funzione all’interno dell’edicola. È una occasione unica per noi. Ogni giorno i francescani hanno uno spazio temporale tra le 5,30 e le 6 per celebrare l’Eucarestia. La parte del sepolcro viene allestita ad altare e P. Noel celebra. Oggi concelebrerà con don Massimiliamo che è venuto con noi. Noi siamo tutti stretti nella cappellina antistante, quella cosi chiamata dell’Angelo. Vediamo dalla porticina che divide le due camere P. Noel che officia, poi esce dalla camera sepolcrale e distribuisce la Comunione. Dentro siamo solo 10 persone. Alla fine della celebrazione P. Noel ci invita a entrare nella camera del sepolcro e a sostarvi un attimo in pace. È bellissima: il marmo del sepolcro è coperto e allestito come altare, candele e fiori completano la mensa. Il luogo della Resurrezione è come trasfigurato. Qui in questi minuti il Signore Gesù è tornato: questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue…. In memoria di Me.

Non so cosa abbiano provato gli altri… io che scrivo posso solo dire di aver provato una gioia immensa, di aver sentito il cuore balzare nel petto.

È significativo anche il fatto che nessuno di noi abbia fatto foto. Stavamo vivendo il momento, non avevamo tempo da perdere a fare foto che ci avrebbero distratto dalla sacralità e profondità dell’attimo.

DSCF3950Quando usciamo dalla Basilica è giorno fatto, però il sagrato è ancora deserto… giusto un gatto e una bellissima donna etiope con il suo bambino. Restiamo lì, senza parlare a vivere anche noi questi minuti di pace. Poi don Massimiliano ci porta attraverso una porticina a salire nella parte alta del Santo Sepolcro, dove ha sede il monastero etiope. Per fare questo attraversiamo la cappella etiope dove in quel momento si stava celebrando un rito importante; forse una festa, una ricorrenza. Fatto sta che era piena stipata di fedeli etiopi. Fuori dalla porta un mucchio di scarpe e dentro uomini che cantavano e si muovevano pregando. Noi pensiamo di non passare, ma don Max si butta dentro e si fa largo tra la folla che serenamente e sorridente si apre al nostro passaggio. È stato un altro momento fortissimo, come se non ne avessimo già passati; come se non ci fossero già stati regalati.

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Arriviamo così sopra, nella parte povera, nella zona degli etiopi dove alcuni monaci ci salutano.

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Cappella dei Franchi – Santo Sepolcro

Da qui raggiungiamo la Khan Az-Zait St. con il mercato ancora tutto chiuso, vuoto e ritorniamo nella piazza del Santo Sepolcro.

Notiamo che nella cappella dei Franchi, quella a destra della facciata, servita dalla scalinata in pietra, si sta celebrando messa; riconosciamo P. Sergio Galdi.

Sostiamo ancora un poco in questo luogo di pace, poi la fame comincia a farsi sentire. Non abbiamo ancora fatto colazione e siamo in piedi da 3 ore. Torniamo al Maria Bambina. Abbiamo caffelatte e paste che ci aspettano.

 P_SergioAlle 9,30 Monica, Franco, don Massimiliano, Lorenzo e Patrizia vengono ricevuti da P. Sergio Galdi. È un piacevole incontro. Il Segretario della Custodia ascolta il racconto del nostro pellegrinaggio ed è anche molto interessato a sapere dell’incontro con il Patriarca Ortodosso.

Gli esprimiamo anche tutta la nostra ammirazione per la Custodia, per i frati della Custodia. Non sono convenevoli, sono parole che sgorgano vere dal cuore. Nel nostro cammino abbiamo avuto modo di toccare con mano, di vedere e di ammirare l’opera di questi singoli frati a partire da P. Luke a Rodi, P. Andreas a Cipro, e Ramla, ed Ein Karem, e poi tutti quelli che non abbiamo incontrato personalmente ma di cui abbiamo sentito parlare o visto le opere.

DSCF3810Abbiamo raggiunto per mare e per terra parte dei luoghi della Custodia avendo modo di renderci conto fisicamente dell’estensione; in parte abbiamo anche capito le difficoltà dei territori, i problemi, anche se sicuramente tanto altro è rimasto da conoscere.

Abbiamo cercato l’appoggio fraterno della Custodia, è stata il nostro punto di riferimento e anche per massima parte il nostro sostegno spirituale; grazie a loro abbiamo potuto partecipare alla S. Messa lì dove altrimenti non avremmo trovato.

Quindi grazie, grazie a questi fratelli di San Francesco, ai fratelli dell’umile poverello che voleva essere cavaliere e che andò in Terra Santa realizzando l’unica e vera “crociata”, quella della pace e dell’amore.

IMG-20140712-WA0014Resta ancora qualche ora da dedicare a Gerusalemme. Don Massimiliano ci porta lungo la Via Dolorosa che pensavamo di conoscere… lui ci apre porte e ci fa vedere altre cose, nuove cose. Che bello poter andare oltre. Ci fermiamo per un caffè all’Austrian Hospice, all’Ospizio austriaco della Sacra Famiglia, grande ed elegante guest house. DSCF3962Dopo le 10 è permesso accedervi anche se non si è ospiti e si può salire sul tetto per ammirare uno dei più bei panorami di Gerusalemme… dopo quello dal Maria Bambina…. siamo di parte.

IMG-20140712-WA0016Usciamo dalla porta dei Leoni per arrivare fino al sepolcro della Vergine e infine all’Orto degli Ulivi.

Risaliamo attraversando il quartiere mussulmano abbastanza scalcinato e disordinato. Usciamo fuori dalle mura attraverso la porta di Erode, facciamo un tratto camminando all’esterno delle mura e rientriamo dalla porta di Damasco, piena di gente. Imbocchiamo la Khan Az-Zait St. lungo il bazar e ritorniamo al Santo Sepolcro. Risaliamo il Muristan e ci portiamo verso St. Mark Str. per cercare il passaggio per la parte alta del quartiere ebraico. Così arriviamo a vedere la spianata del tempio e il muro del pianto dall’alto. Ritornando verso casa incontriamo per la prima volta un chiosco che fa spremute con i melograni. È il primo. La stagione comincia adesso. Fino a ieri c’erano solo aranci nei chioschi. Non ci facciamo sfuggire l’occasione.IMG-20140712-WA0017

Ora però è veramente tempo di andare a fare lo zaino.

Alle 17 abbiamo il pulmino che ci attende. Lasciamo Gerusalemme con l’augurio di potervi tornare presto in qualche modo, possibilmente ancora a piedi, ma l’importante è ritornarvi… già ci manca.

Arriviamo a Tel Aviv. Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia si fermano al Milk & Honey Hostel. Qui ritrovano l’equipaggiamento nautico che avevano lasciato 10 giorni fa. Riassemblano il materiale e fanno i bagagli per l’indomani, per il viaggio aereo.

Beppe e Uliano proseguono per Haifa. Saranno loro i soli naviganti che ritorneranno indietro con Thai. Affronteranno il viaggio di ritorno con l’aiuto, a tratti, di amici che li raggiungeranno per fare un pezzo di mare insieme. Però intanto partiranno da soli traversando fino a Cipro.

 È tempo dei saluti. Ci rivedremo tutti insieme solo in Italia.

Il 13 pomeriggio Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia sono già in Italia. Il volo è andato bene. Nessun problema grande in aeroporto, praticamente tutti i voli regolari.

Il pellegrinaggio è finito. Il ricordo è appena cominciato. Ci saranno mille cose da elaborare, nuovi frutti da veder crescere, idee da sviluppare.

Un cammino non finisce mai veramente. Ogni arrivo è solamente un punto di partenza.

Abbiamo realizzato uno dei più grandi sogni della nostra vita: arrivare a Gerusalemme attraversando il Mediterraneo. Fino ad un anno fa sembrava impossibile… ora è diventato realtà.

credenziale

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Il diario – 30 giugno/1, 2 e 3 luglio, visita ad Haifa, Acri e tanto altro

Lunedì 30

La marina dove ci troviamo è ben attrezzata ed accogliente. Ordinata, con colonnine di acqua e corrente e il preziosissimo wi-fi libero, segno di civiltà.

L’unico difetto è essere isolata dal resto. Sembra che si possa uscire da qui solo in auto. Intorno basi militari e l’unica strada che porta fuori sbuca su una autostrada. Impossibile arrivare ad Haifa a piedi. Fuori dalla marina c’è la fermata del bus. Non si capisce però se i bus effettivamente passano da qui e con che cadenza. Facciamo il primo tentativo e aspettiamo alla fermata. Dopo un po’ siamo cotti dal sole. Passa un taxi-vanette. Potrebbe portarci tutti e 6… lo fermiamo. Con 50 shekel ci porta in centro. Siamo stati fortunati. Ci sentiamo però un po’ blindati… potremo uscire da qui solo in taxi?

1Haifa, grossa città con palazzi e palazzi che si arrampicano sui fianchi del monte Carmelo. Non è certo il massimo del fascino. Però la temperatura non è male. Fa caldo, ma è secco e c’è anche un po’ di ventilazione, oggi. Giriamo per il centro poi cominciamo a cercare il modo per salire al Monte Carmelo, alla Stella Maris. A piedi in effetti non sappiamo bene quale giro fare. Troviamo finalmente un ufficio turistico e prendiamo una cartina. Decidiamo di prendere la cremagliera che sale, sotterranea, fino al monte ben sapendo che la nostra meta non è subito lì, ma alla fine del lungo crinale di questo grosso e lungo promontorio che è il monte Carmelo. Camminiamo per 4/5 km lungo la strada principale che si sviluppa in alto, tra i palazzi e qualche giardinetto. Davanti a noi infine vediamo un edificio cristiano, una chiesa, un monastero. Il cartello al portone di ingresso dice: Carmelo. Non è la Stella Maris. Questo è proprio il monastero delle monache carmelitane. La chiesa è chiusa, il monastero invece ha la porta più esterna aperta. Non siamo sicuri se possiamo suonare, se è il caso di disturbare. Però alla fine lo facciamo. E scopriremo di aver fatto bene. Ci apre una consorella di origine francese.

2Ci presentiamo come pellegrini. Chiediamo se è possibile mettere il timbro sulle credenziali. Dopo un attimo di perplessità chiede se vogliamo vedere la chiesa. Senz’altro. Pregare dentro la chiesa ci farebbe piacere. Poi però chiediamo ancora il timbro. Così con il telefono chiama un’altra monaca e siamo invitati ad accomodarci nel parlatorio. Arriva suor Angela, carmelitana di 83 anni, di origine italiana, della provincia di Brescia, al Carmelo dal 1968. E’ un piacere conoscerla, è bello vedere la gioia e la serenità che regala il Signore ai suoi figli. Le apriamo le credenziali e non abbiamo bisogno di spiegarle niente. Lei sa benissimo cosa sono e ci dice di aver già messo timbri sulle credenziali di altri pellegrini che ogni tanto sono arrivati qui a piedi. Non tanti, racconta, ma ne ha incontrati. Poi ci spiega un po’ la storia del Carmelo, l’origine di questa comunità di preghiera che risale al tempo della terza crociata e comincia con alcuni cavalieri che scelgono di non tornare in Europa e di ritirarsi a vita eremitica tra le grotte del monte. Allora era deserto, non abitato, molto diverso da come appare ora la zona, ovviamente.

Poi nascerà la comunità femminile, pochi anni dopo. Ci soffermiamo anche su argomenti più quotidiani. Ci dice della felicità dello stare qui, di aver ancora parenti in Italia che vengono a trovarla e di comunicare con loro attraverso Skype (onore agli strumenti che quando sono usati per il bene danno gioia e possibilità per gli uomini). Ci offre dell’acqua fresca (il regalo più bello per un pellegrino) e infine ci lascia l’indirizzo di posta del Carmelo. Al nostro ritorno le manderemo un saluto.
È stato un dono questo incontro. Il momento più bello della giornata.

3Ritorniamo fuori al caldo e proseguiamo la strada. Circa 20 minuti e siamo alla Stella Maris, al convento dei Carmelitani. Speriamo di trovare una S.Messa. Qui in teoria dovrebbero essercene tante, una dopo l’altra… con tutti gli autobus di turisti religiosi che arrivano. Invece… aspettiamo un po’, ci dicono che dovrebbe arrivare proprio un gruppo italiano per una messa alle 18… però sono già le 18,20. Forse non vengono. Alle 19 qui si chiude. Restiamo in attesa ancora un poco, ciascuno in silenzio con le sue preghiere davanti alla Madonna, poi riprendiamo il nostro cammino. Scendiamo dal monte. Dopo meno di un’ora siamo giù.

Dobbiamo pensare anche al profano. La cambusa è vuota. Spesa al supermarket in una zona di ebrei russi, pensiamo, visto che l’insegna del luogo e molte cose all’interno sono scritte in cirillico, ci sono vari tipi di pane nero, poco usuale da queste parti, e le persone tra loro parlano con accento slavo.

Martedì, 1 luglio

5Nuovo giorno, nuova meta. Andiamo ad Acri. Chiamiamo il taxi (anzi 2 visto che siamo in 6 e nonostante i tentativi sembra non possa arrivare una taxi-vanette da 6). Chiediamo di essere portati alla stazione dei treni per andare ad Acri. Il prezzo concordato è di 60 shekel. Ok. Sappiamo dove è la stazione e il primo taxista vi si dirige seguito dal secondo. Poi però vediamo che non imbocca l’uscita giusta della superstrada… che voglia fare un’altra strada? Però si allunga… dopo poco chiediamo come mai continui ad andare dritto sulla superstrada. Lui comincia a dire che gli abbiamo chiesto di essere portati alla stazione di Acri. Comincia una lunga discussione e intanto Acri, distante poco più di 15 chilometri, si avvicina. Alla fine ci sbarca al porto vecchio di Acri e ci chiede 400 shekel. Nuova discussione. Lui aveva detto 60 shekel per il viaggio che gli abbiamo chiesto, qualunque fosse quello che lui aveva capito, a questo punto. È chiaro che ha cercato di giocare sul fraintendimento e che prima aveva capito benissimo dove volevamo essere portati. Come sempre il turista rischia di essere trattato da scemo in qualsiasi parte del mondo (anche se è pellegrino).

Alla fine concordiamo di dargli 100 shekel anche perché il taxi dietro, quello dove erano saliti 3 di noi, aveva il tassametro inserito che segnava 125 shekel . Quindi 400 non sarebbero mai potuti essere. Alla fine ci ha rimesso il secondo autista che ha seguito il primo che ha voluto fare il furbo. Diamo 100 shekel a taxi.

Perché deve essere sempre così odioso prendere un taxi…

6Acri è uno spettacolo. La città vecchia è una perla preziosa.

Alzando il capo vediamo su un campanile (circondato da minareti) sventolare la bandiera della Custodia di Terra Santa. Casa per noi, ancora casa. Ci dirigiamo con gioia sperando di poter incontrare qualche frate. Sappiamo che qui tengono aperta una grande scuola con 500 ragazzi. Purtroppo è tutto chiuso. Sapremo più tardi che P. Quirico, il padre francescano che da 47 anni tiene la parrocchia di Acri, è fuori per gli esercizi spirituali.

Peccato. Dobbiamo dire la verità che per noi è stato un piacere e un onore incontrare tappa dopo tappa i frati della Custodia. È un servizio unico e grande quello che fanno. Qui veramente realizzano il “sogno” di San Francesco, quello che lo portò di là dal mare, in Terra Santa; San Francesco cavaliere di Dio.

4Non vogliamo perdere il giro nella cittadella crociata con l’ospitale e la base degli Ospitalieri di San Giovanni e il tunnel dei Templari. La storia delle crociate è controversa, le interpretazioni e i punti di vista molteplici. Dato di fatto è che qui (e a Gerusalemme) fu realizzata una grande utopia; che c’erano uomini che dedicarono la vita a curare ed accogliere i pellegrini e tutte le persone che arrivavano fino a loro; che fecero di necessità virtù ed impugnarono le armi per difendere un territorio che credevano giusto difendere e proteggere. Nell’Ospedale, l’Hospitale, lavoravano medici cristiani ed anche arabi.

9Purtroppo sono pochi gli uomini in grado di realizzare i grandi sogni e di fare in modo che il male non si insinui in tutti i meandri. I sogni si sfaldano, vengono travisati e stravolti, usati da altri per scopi propri. Anche il sogno dei cavalieri di San Giovanni e dei Templari fu inquinato internamente da quella parte di uomini che cercavano il potere o altro per sé e interrotto dall’esterno dal desiderio di conquista da parte di altri popoli, di altre forze in campo. La pace è sempre e solo un attimo di pausa tra lunghe guerre.

8A noi resta da cercare di capire un tempo, gli uomini che lo vissero, e ammirare ciò che costruirono, come lo realizzarono. La cittadella è una meraviglia, i saloni interni uno spettacolo nella loro grandezza ed eleganza. Gli storici non sanno ancora veramente come venivano utilizzati tutti questi spazi. Si possono fare supposizioni. In parte erano dedicati al servizio ospedaliero e in parte per il servizio militare. Alcuni spazi non sono ancora stati recuperati. Vi si sta lavorando molto intorno. Nei secoli i luoghi furono modificati e in parte ricoperti da terra per potervi costruire sopra. Così come accadde a Roma dove tanti luoghi che facevano parte della Roma imperiale sono stati ritrovati dopo secoli scavando sotto il piano stradale moderno. Che avventura la storia, anche questa storia.

11Giriamo a lungo tra le strette vie della cittadina. Ogni volta è uno scorcio diverso, angoli in stile islamico si alternano a volte gotiche di epoca crociata. Chiese e moschee vivono di nuovo insieme, come un tempo, fino a che altri fanatici ed estremisti di una parte o dell’altra non verranno a turbare il nuovo equilibrio.

Girando l’angolo di una via scorgiamo un paio di persone con lo zaino. Voltando l’angolo ne vediamo altri 2. Sono 4 pellegrini, sono inconfondibili i pellegrini… uno di loro ha in mano la guida di don Paolo Giulietti, quella del cammino in Terra Santa da Acri a Gerusalemme.

13Ci avviciniamo per salutarli. Che bello incontrarli. Sono arrivati adesso e domani partiranno lungo la Via di Acri per raggiungere Gerusalemme dopo 10 gg. di cammino. È il percorso che Monica ha già fatto nel 2011. Felice dell’incontro chiede loro se hanno bisogno di aiuto. In effetti è così. Pensavano di trovare alloggio presso la Custodia di Terra Santa, ma la struttura è chiusa, come avevamo già potuto vedere noi stamattina. Comunque non dovrebbero avere problemi a trovare un posto. Monica li porta fino ai due ostelli possibili, uno tenuto da una famiglia palestinese dove la confraternita di san Jacopo dormì nel 2011 e poi il nuovo ostello della città, l’ostello dei Cavalieri, molto bello. Sceglieranno i pellegrini. Monica li saluta e ci si dà appuntamento a Gerusalemme. Loro arriveranno, se tutto va bene, l’11 luglio, il giorno dopo di noi che ci apprestiamo a percorrere la Via di Giaffa. Scopriamo alla fine che uno di loro è un prete, don Loris, di Treviso…

10

Tunnel deiTemplari

Mercoledì 2 luglio.

Oggi è il compleanno di Beppe. Auguri!!

Restiamo in marina. C’è da cambiare l’olio del motore di Thai, Monica scrive per il sito, Silvia e Beppe, accompagnati da Eli, uno dei nostri vicini di barca israeliano, vanno in città per cercare di cambiare la bombola del gas della cucina, ormai vuota.

Alla fine la giornata passa veloce. Avevamo bisogno di un giorno di sosta, di riposo.

 

Giovedì 3 luglio

15Yshai ci ha invitato in barca da lui per un brunch alle 10. Così appena svegli facciamo una colazione leggera con caffè e poco altro. Un pò più tardi ci dirà che intende portarci fuori nella baia per un bagno.

Bellissima idea. Non abbiamo più fatto un tuffo dall’ultimo bagno a Cipro.

La barca di Yshai è più grande e confortevole di Thai. Nel pozzetto si sta comodi comodi in 8 e stringendosi si sta anche di più. A bordo con lui c’è un suo amico, era un sommergibilista della marina israleliana.

Ci raggiungono poi altri 2 amici con un’altra barca.

16Si parla inglese, si comunica con piacere e le ore passano serenamente. Dopo il bagno il brunch è ottimo e abbondante. Tahina, insalata greca, un formaggio spalmabile parente dello yogurt, l’immancabile humus, pane morbido con il sesamo e altro.
Come si può descrivere il gusto di questo momento?

La cosa che abbiamo notato in questi giorni è l’estrema accoglienza da parte delle persone. Qui in marina sono tutti gentili, non solo i vicini di barca. Certo fa un po’ strano e un po’ storia il racconto degli italiani arrivati in vela fino a qui e ora pronti a partire per arrivare a piedi a Gerusalemme. Però anche fuori, anche da parte di chi non ci era vicino o non sapeva del nostro pellegrinaggio abbiamo avuto cordialità e simpatia.

Siamo tutti un po’ uniti da questo mare nostrum che ha tenuto collegate le nostre civiltà nei secoli. Nonostante tutto ciò che cerca invece di dividerci. Così anche la storia recente, quella di questi ultimi giorni; questa regia che cerca di dividere gli uomini, di scaldarne gli animi. La regia tenuta da quegli uomini dannati che vendono e comprano il mondo e fanno saltare il banco ogni volta che si profila una possibilità di pace tra le parti.

E invece gli uomini vorrebbero semplicemente vivere, stare in pace ed essere felici.

Sappiamo che in questi giorni tutti i canali delle comunicazioni stanno enfatizzando quanto è accaduto a Gerusalemme aumentando l’effetto negativo di un gesto di stupidità teleguidato da chi vuole controllare il mondo, quelle poche decine di persone che pensano di essere immortali e che la vita sia potere assoluto e denaro infinito.

E qui gli uomini vorrebbero semplicemente vivere, stare in pace ed essere felici.

E in tutto il mondo gli uomini vorrebbero semplicemente vivere, stare in pace ed essere felici.

Non c’è pace per Gerusalemme, non c’è pace sotto le sue mura, e fino a che non ci sarà pace a Gerusalemme non ci sarà pace per la terra degli uomini. Questo il diavolo lo sa benissimo e non molla l’osso. Gerusalemme non deve mai diventare luogo di pace. Per lui sarebbe la fine.

E a noi restano sempre e solo frammenti di pace. Godiamoceli per quell’attimo, capiamoli per quello che possiamo, cerchiamo di farli durare sempre un secondo in più oltre il tempo che li avrebbe già soppressi. Di secondo in secondo, verso l’eternità.

 

Il diario – 7 giugno, da Karpatos a Rodi

DSCF3308Alle 4 di mattina molliamo gli ormeggi dal molo di Karpatos. Oggi il mare dovrebbe essere migliore, buono per noi. Facciamo affidamento sul bollettino meteo della locale capitaneria di porto. Da terra non si capisce molto. È un golfo ridossato, con venti che deviano rispetto a quelli che sono in mare aperto. Quindi non possiamo basarci troppo su quello che vediamo. Durante la notte non abbiamo sentito aria entrare nel porto. Ora però sì… che si stia di nuovo agitando Eolo?

Usciamo che è buio. Fuori dal porto ci sono dei grossi scogli che temiamo di non vedere, quindi andiamo molto piano, all’inizio anche con una buona pila tenuta da chi sta in prua, così, tanto per ulteriore precauzione.

Un giorno magari racconteremo in un capitolo apposito dei fari e dei segnali luminosi del mare greco.

L’aria è fresca, non c’è però quella sensazione di freddo dei giorni scorsi e il cielo è pieno di stelle. Ci aspettiamo una giornata tersa e con il sole. Sarà sole di Grecia o sole di Scandinavia?

Appena fuori dall’influsso del golfo e dell’isola troviamo il vento che ci porterà. Si va di bolina stretta, vento da nord est, nodi tra i 20 e i 25. Ottimo per veleggiare: randa e fiocco.

IMG-20140605-WA0001Il mare è ancora mosso. Risente del mal tempo dei giorni scorsi. Comunque per noi è niente; onde e nulla più. Come sono diversi e relativi i metri di valutazione. Certo possiamo anche andare a vedere cosa dice la scala Douglas. Oggi siamo solo tra 3 e 4, quindi mare mosso con tendenza al molto mosso. Però si va. Del resto non siamo in crociera, non è la nostra strada restare in porto o andare a fare un bagno in spiaggia.

 

Siamo partiti con entusiasmo. Non vedevamo l’ora di ripartire e ci stiamo bene qui, navigando verso il sole che sorge, verso la notte che scompare, verso il giorno che esplode. C’è tempo per chiacchierare, per fare una piccola merenda, per scambiarsi il posto al timone… timonare: sentire il vento che prende la vela, andare all’orza e poi poggiare e seguire le onde che ti afferrano e ti ripongono. Che potenza il mare, che rispetto pretende, che amore può generare.

IMG-20140608-WA0009Siamo in mezzo. Dietro di noi non c’è più l’ombra di Karpatos, davanti non il profilo di Rodi.

Abbiamo voluto essere prudenti per questo tratto di mare, per questo canale tra le isole che può agitarsi facilmente. Chissà come era ieri, se era veramente mosso come ci è stato detto. Oggi comunque ci desta ammirazione ed emozione.

DSCF3311E visto che la barca va veloce, quasi a 7 nodi, Rodi appare in fretta. Dopo 4 ore ne vediamo già il profilo. Un paio di navi cargo ci tagliano la rotta ma sono distanti: una ci passa davanti ad almeno 3 miglia, un’altra dietro. Comunque almeno c’è un po’ di vita. Abbiamo attraversato bracci di mare dove non abbiamo visto nessuno, nessuna altra imbarcazione… solo noi, noi soli.

Arrivati a ridosso dell’isola il vento cala. Riusciamo ad andare ancora un po’ con la vela, poi dobbiamo desistere. Siamo fermi, 3-4 nodi di vento, un soffio leggero che a volte si spegne. A un certo punto siamo anche circondati da moscerini. Sembrano polvere. Ci girano intorno posandosi ovunque… proprio ora che avevamo cominciato a tirare fuori le cose per il pranzo. Per fortuna passano in fretta. La nuvola si sposta in pochi minuti.

Gloria del disteso mezzogiorno quand’ombra non rendono gli alberi… caro Montale, non so perché mi torni sempre in mente tu quando arriva il mezzogiorno potente e caldo. Ora fa caldo, il vento è andato tutto via, cominciamo a toglierci le giacche, i pile, le maglie… è l’ora del costume. Evviva, siamo al mare, siamo in Grecia, è estate. Per un po’ sembra veramente di essere in crociera. Il tempo del pranzo, le pigre ore del primo pomeriggio. Navighiamo piano con il motore.

DSCF3320Poi finalmente un refolo, verso costa si vede del movimento, l’aria è più viva. Pieghiamo verso il profilo dell’isola, il vento aumenta… ora c’è, è tornato, 10 nodi, poi 13,14,15. Possiamo alzare le vele, si torna a viaggiare come si deve. Proviamo a prendere tutto il vento che si può. Si prova con il gennaker, poi si prova a tangonarlo, ma il vento sembra calare. Non tiene.

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Fiocco e randa, poi no, di nuovo gennaker. È una ricerca continua, si potrebbe pensare anche a un gioco: c’è un vento da conquistare. E infine si va. Riacquistiamo velocità e cominciamo a vedere la fine di questa lunga giornata. Oltre l’ultimo promontorio c’è Rodi e il suo porto di Mandraki che ci aspetta. Sono ormai le 18, da 14 ore siamo in navigazione.

 

 

 

L’ingresso a Rodi è maestoso.

DSCF3337Mentre lentamente ci avviciniamo restiamo ammirati a guardare le mura della città, il torrione all’angolo del porto, i tre mulini a vento schierati lungo il molo, la chiesa di San Giovanni sull’altro lato del molo e le due colonne con cervi alla sommità a delimitare l’ingresso a Mandraki. Non c’è più il Colosso, ma siamo colti ugualmente da meraviglia e da emozione.

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Attracchiamo e facciamo finalmente una vera doccia calda, l’ultima era stata a Zacinto. La struttura dei servizi è anche un po’ migliore… non di molto, ma meglio.

DSCF3348Per chiudere questa giornata di intenso cammino ci concediamo una serata al ristorante, a mangiar pesce. E poi ci perdiamo tra le vie illuminate e piene di vita di Rodi. Una città medioevale con un fascino che ci rapisce. Dopo lo spettacolo dell’ingresso al porto continua la nostra ammirazione. Domani la rivedremo, con la luce del sole; ora ne gustiamo il fascino nella penombra giallastra delle calde lampade. A Monica ricordano le vie di Acri. Del resto i due luoghi non sono distanti, uniti da un forte legame, da una storia comune… e il pensiero corre all’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, agli Ospitalieri, noti in seguito come cavalieri di Rodi e poi di Malta. Siamo sempre più vicini alla Terra Santa.

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