Il diario – 10, 11 e 12 luglio: Cronache da Gerusalemme

DSCF3947I nostri giorni nella città santa sono volati via. Sono stati due giorni, poco più di 48 ore. Sono state però ore intense, piene di sorprese, di belle sorprese, corona di tutti questi giorni di pellegrinaggio.

A Gerusalemme siamo accolti dall’ospitale francescano di Maria Bambina, una piccola oasi di pace dietro al Santo Sepolcro. Il pomeriggio del 10 scorre lungo le vie della città semplicemente per godere di essere qui; siamo anche stanchi, non abbiamo le energie per intraprendere giri impegnativi.

IMG-20140711-WA0003La giornata dell’11 si apre con la santa messa delle 7,30 al Calvario. È p. Noel Muscat, il superiore della comunità francescana della Basilica del Santo Sepolcro a celebrarla.

Egli stesso ci accoglie in sacrestia per apporre il timbro sulle nostre credenziali chiudendo formalmente il nostro pellegrinaggio. Benedice poi la Croce e l’Ichthus in legno che Lorenzo ha fatto, che ha portato fino a qui e deposto sul Santo Sepolcro. Saranno poi donati da tutti noi al Santo Padre nel prossimo incontro previsto il 20 agosto (chissà se ci sarà…).

IMG-20140711-WA0001Viene benedetta anche la pietra che ha viaggiato con noi dall’Hospitale di San Giovanni a san Tomaso sul Tagliamento.

Il vino benedetto di Siponto lo abbiamo invece consegnato a P. Giuseppe Gaffurini, sempre nella sacrestia del Santo Sepolcro… tutto si sta compiendo, tutto sta arrivando a conclusione.

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Un’altra cosa vorremmo fare e in questo ci viene in aiuto sempre P. Noel. Nella cripta di San Vartan, posta sotto la cappella di Sant’Elena, zona della chiesa del Santo Sepolcro tenuta dagli Armeni, c’è un antico graffito del III secolo fatto da un antico e anonimo pellegrino. Rappresenta una barca con l’albero reclinato, con la velatura raccolta, e la scritta Domine ivimus (Signore siamo arrivati). È un messaggio di una semplicità e di una dolcezza infinita, di una compiutezza esemplare nel suo simbolismo: Signore, raccogliamo le vele, appoggiamo in porto la nostra nave, siamo arrivati a te; non abbiamo bisogno di altro, il cammino è compiuto. E per noi, arrivati veramente a vela, noi che abbiamo veramente lasciato in porto la nostra barca con le vele raccolte questo graffito rappresenta ancora di più il nostro cammino, lo sentiamo ancora più forte come simbolo. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di poterlo vedere, di poterci soffermare qui sotto, in questo luogo normalmente chiuso al pubblico.

Cappella di San Vartan - Domine Ivimus

Cappella di San Vartan – Domine Ivimus

P. Noel ci ha accompagnato nella sacrestia degli Armeni, chiedendo se possibile di visitare la cappella. Gentilmente chi risponde si mette subito a disposizione e ci porta nella cripta. È una felicità immensa per noi; anche P. Noel è felice… anche lui non aveva mai avuto l’occasione di scendere e di vedere questo luogo.
Senza fretta possiamo fare le nostre foto e godere di questo regalo, di questa visione…. Grazie!

DSCF3890È tempo di andare. Tra poco meno di un’ora siamo attesi alla Custodia di Terra Santa dove potremo ritirare il diploma del compiuto pellegrinaggio, il Testimonium gerosolimitano.

Sappiamo che potremo incontrare il Segretario della Custodia di Terra Santa, p. Sergio Galdi. Siamo felici di questo. Ci sarà anche Doni Ferrari che presta servizio nella Custodia e con la quale Monica è in contatto da un paio d’anni.

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Però, visto che c’è ancora un po’ di tempo, proviamo a vedere se possiamo portare a termine il compito che ci era stato affidato da Marino: la consegna della pietra dell’Hospitale di San Giovanni alla chiesa di San Giovanni nel Muristan. È un piccolo simbolo, è un auspicio, è un segno; vuole essere anche un legame tra questa chiesa e tutti i pellegrini che arriveranno a Gerusalemme a piedi. Se la pietra potrà essere accolta e conservata qui allora potremo invitare tutti i pellegrini che conosciamo a passare da qui, a sostare per una preghiera e a ricordare che c’è un legame che va oltre le divisioni di riti e confessioni, un messaggio di pace di cui i pellegrini sono latori per il fatto stesso di essere semplicemente persone che passano e che si fermano in preghiera dove c’è qualcosa da vedere, toccare, vivere.

La pietra dell'Hospitale di San Giovanni

La pietra dell’Hospitale di San Giovanni

In questo caso un semplice sasso che racconta di un cammino dal Tagliamento a Gerusalemme lungo una via che nei secoli tanti pellegrini hanno percorso, attraverso terra e mare; un sasso che racconta di un legame tra ciò che è stato e ciò che è adesso; un legame con un luogo che è stata chiesa bizantina, poi degli ospitalieri e ora greco-ortodosssa, un luogo che non importa che rito celebri, ma che importa renda lode all’unico Dio, che sia luogo di preghiera per tutti.

Tutto questo lo racconta un semplice sasso, dipinto da una pellegrina una sera di qualche mese fa nell’Hospitale di San Giovanni, portato da Marino fino a Trieste, imbarcato su Thai, trasportato fino a Giaffa e caricato nello zaino da Lorenzo, custodito da tutti noi, affidato a tutti noi che ora felici ci dirigiamo verso la chiesa di San Giovanni nel Muristan.

Noi felici che troviamo la chiesa aperta, noi felici che vi troviamo anche un monaco ortodosso con il quale possiamo parlare per presentargli tutta questa cosa. Noi un po’ perplessi quando ci viene risposto che dobbiamo andare a parlarne negli uffici del Patriarcato Greco-Ortodosso (buffo quando il monaco fa un segno a Monica dicendole che porti lei tutti lì perché sicuramente sa dov’è… l’ha scambiata per una gerosolimitana… e questo sotto sotto ha fatto un gran piacere a Monica… altro regalo).

DSCF3954Noi felici quando l’usciere del Patriarcato ci fa salire negli uffici… e salgono in 3: Franco, Monica e Lorenzo, il portatore della pietra.

Noi felici quando la segretaria si mostra interessata e ci fa parlare con il vescovo ortodosso suo superiore; noi felici e intimoriti quando quest’ultimo ci dice che la cosa può interessare al Patriarca, a Sua Santità e Beatitudine Teofilo III.

Noi curiosi di vedere come prosegue questa strada quando veniamo portati nella grande anticamera della sala delle udienze in attesa di essere ricevuti.

Tutto ha preso una piega inattesa. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto. Ci sembra una cosa buona, anzi siamo onorati di essere arrivati fin qui però sappiamo in fin dei conti di essere solo dei pellegrini con una pietra in mano… certo siamo latori di un sogno… ma basta un sogno per aprire tutte le porte?

Intanto però il tempo passa e noi avevamo un appuntamento con la Custodia. Ci dispiace “tirare un gancio”. Per fortuna Silvia si fa accompagnare dall’usciere per capire che fine avevano fatto i 3 latori della pietra. Così ci mettiamo d’accordo: Silvia, Beppe, Paola e Patrizia andranno alla Custodia a ritirare il testimonium e porgeranno le scuse per il ritardo e per il fatto di non esserci tutti. Monica, Franco e Lorenzo resteranno in attesa di essere ricevuti. Del resto non è cosa di tutti i giorni essere davanti alla porta del Primate della chiesa ortodossa di Gerusalemme.

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Theophilus III   (le foto del Patriarca sono di repertorio… sul momento non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli di fare una foto con lui… ora ci dispiace non averla… è stato un incontro importante…)

Aspettiamo buoni buoni un paio d’ore, poi finalmente sembra arrivare il nostro turno. Ci alziamo e dal suo ufficio esce il Patriarca che ci viene presentato. In verità non sappiamo bene come comportarci, quali siano i gesti opportuni e rituali da usare in questi casi per salutare in modo degno un alto prelato della chiesa ortodossa. Sicuramente avremo fatto la figura degli impacciati o peggio… a Dio il nostro sconto.

Comunque Sua Santità Teofilo III è cordiale; serio, ma cordiale. Chissà cosa ha pensato di noi… Franco comincia a parlare in inglese spiegando la storia; il Patriarca ci chiede come mai non abbiamo prima scritto una lettera per chiedere un incontro e presentare questa iniziativa; noi rispondiamo che ha ragione e che in realtà non pensavamo che potesse diventare una cosa così importante, considerata dal Patriarca in persona; che eravamo onorati, e che forse siamo degli sprovveduti… 004Alla fine il Patriarca ci chiarisce che storicamente non c’è legame tra il loro monastero presente ora nella chiesa di San Giovanni nel Muristan e l’ospedale e la chiesa di San Giovanni tenuta dai Giovanniti (Ordine di Malta) nello stesso Muristan; o che comunque non è una cosa da considerarsi nell’attualità. Quindi ritiene non opportuno creare questo legame ora con la nostra pietra.

Possiamo capire… e il nostro cuore ci dice che abbiamo compiuto il nostro compito. Abbiamo fatto tutti i passi che si potevano fare. Il resto lo affideremo ancora una volta e sempre di più alla Provvidenza. Riporteremo la pietra in Italia, la riconsegneremo a Marino e sappiamo che questa pietra non resterà ferma. Siamo sicuri che per lei, e per noi, la Provvidenza ha i Suoi soliti progetti imperscrutabili e inattesi.

Ringraziamo il Patriarca e lo osserviamo mentre si allontana… è tempo di pranzo anche per lui… e noi ci guardiamo l’un l’altro in faccia, stupiti: abbiamo incontrato il Patriarca… strane cose accadono ai pellegrini.

Noi felici, anche se la pietra è rimasta nelle nostre mani.

Via di GerusalemmeNel pomeriggio ci spostiamo nel quartiere armeno per vedere la chiesa di San Giacomo, purtroppo chiusa per festività armene, poi traversando il quartiere ebraico andiamo al Cenacolo, alla chiesa della Dormizione. Il nostro cuore ha bisogno di raggiungere questi luoghi, di vedere, di toccare, di vivere…

Stasera abbiamo invitato a cena Doni Ferrari e anche don Massimiliano che è arrivato da Ein Karem. C’è un po’ di spesa da fare e poi i soliti maghi dei fornelli si metteranno all’opera. All’ospitale c’è l’uso cucina e c’è tutto lo spazio per stare bene e in fraternità.

Nel corso del pomeriggio siamo anche passati da Ettore Soranzo, alla Custodia per saldare i conti dell’accoglienza. Ci facciamo aiutare da lui per organizzare il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme. Domani è sabato e non ci sono trasporti pubblici, bus e treni non vanno nel giorno di Sabbath. Domani pomeriggio saremo già in ripartenza e dovremo noleggiare un pulmino.

DSCF3935Sabato 12. La mattina alle 5 siamo al Santo Sepolcro. Ci è stata data la possibilità di partecipare alla funzione all’interno dell’edicola. È una occasione unica per noi. Ogni giorno i francescani hanno uno spazio temporale tra le 5,30 e le 6 per celebrare l’Eucarestia. La parte del sepolcro viene allestita ad altare e P. Noel celebra. Oggi concelebrerà con don Massimiliamo che è venuto con noi. Noi siamo tutti stretti nella cappellina antistante, quella cosi chiamata dell’Angelo. Vediamo dalla porticina che divide le due camere P. Noel che officia, poi esce dalla camera sepolcrale e distribuisce la Comunione. Dentro siamo solo 10 persone. Alla fine della celebrazione P. Noel ci invita a entrare nella camera del sepolcro e a sostarvi un attimo in pace. È bellissima: il marmo del sepolcro è coperto e allestito come altare, candele e fiori completano la mensa. Il luogo della Resurrezione è come trasfigurato. Qui in questi minuti il Signore Gesù è tornato: questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue…. In memoria di Me.

Non so cosa abbiano provato gli altri… io che scrivo posso solo dire di aver provato una gioia immensa, di aver sentito il cuore balzare nel petto.

È significativo anche il fatto che nessuno di noi abbia fatto foto. Stavamo vivendo il momento, non avevamo tempo da perdere a fare foto che ci avrebbero distratto dalla sacralità e profondità dell’attimo.

DSCF3950Quando usciamo dalla Basilica è giorno fatto, però il sagrato è ancora deserto… giusto un gatto e una bellissima donna etiope con il suo bambino. Restiamo lì, senza parlare a vivere anche noi questi minuti di pace. Poi don Massimiliano ci porta attraverso una porticina a salire nella parte alta del Santo Sepolcro, dove ha sede il monastero etiope. Per fare questo attraversiamo la cappella etiope dove in quel momento si stava celebrando un rito importante; forse una festa, una ricorrenza. Fatto sta che era piena stipata di fedeli etiopi. Fuori dalla porta un mucchio di scarpe e dentro uomini che cantavano e si muovevano pregando. Noi pensiamo di non passare, ma don Max si butta dentro e si fa largo tra la folla che serenamente e sorridente si apre al nostro passaggio. È stato un altro momento fortissimo, come se non ne avessimo già passati; come se non ci fossero già stati regalati.

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Arriviamo così sopra, nella parte povera, nella zona degli etiopi dove alcuni monaci ci salutano.

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Cappella dei Franchi – Santo Sepolcro

Da qui raggiungiamo la Khan Az-Zait St. con il mercato ancora tutto chiuso, vuoto e ritorniamo nella piazza del Santo Sepolcro.

Notiamo che nella cappella dei Franchi, quella a destra della facciata, servita dalla scalinata in pietra, si sta celebrando messa; riconosciamo P. Sergio Galdi.

Sostiamo ancora un poco in questo luogo di pace, poi la fame comincia a farsi sentire. Non abbiamo ancora fatto colazione e siamo in piedi da 3 ore. Torniamo al Maria Bambina. Abbiamo caffelatte e paste che ci aspettano.

 P_SergioAlle 9,30 Monica, Franco, don Massimiliano, Lorenzo e Patrizia vengono ricevuti da P. Sergio Galdi. È un piacevole incontro. Il Segretario della Custodia ascolta il racconto del nostro pellegrinaggio ed è anche molto interessato a sapere dell’incontro con il Patriarca Ortodosso.

Gli esprimiamo anche tutta la nostra ammirazione per la Custodia, per i frati della Custodia. Non sono convenevoli, sono parole che sgorgano vere dal cuore. Nel nostro cammino abbiamo avuto modo di toccare con mano, di vedere e di ammirare l’opera di questi singoli frati a partire da P. Luke a Rodi, P. Andreas a Cipro, e Ramla, ed Ein Karem, e poi tutti quelli che non abbiamo incontrato personalmente ma di cui abbiamo sentito parlare o visto le opere.

DSCF3810Abbiamo raggiunto per mare e per terra parte dei luoghi della Custodia avendo modo di renderci conto fisicamente dell’estensione; in parte abbiamo anche capito le difficoltà dei territori, i problemi, anche se sicuramente tanto altro è rimasto da conoscere.

Abbiamo cercato l’appoggio fraterno della Custodia, è stata il nostro punto di riferimento e anche per massima parte il nostro sostegno spirituale; grazie a loro abbiamo potuto partecipare alla S. Messa lì dove altrimenti non avremmo trovato.

Quindi grazie, grazie a questi fratelli di San Francesco, ai fratelli dell’umile poverello che voleva essere cavaliere e che andò in Terra Santa realizzando l’unica e vera “crociata”, quella della pace e dell’amore.

IMG-20140712-WA0014Resta ancora qualche ora da dedicare a Gerusalemme. Don Massimiliano ci porta lungo la Via Dolorosa che pensavamo di conoscere… lui ci apre porte e ci fa vedere altre cose, nuove cose. Che bello poter andare oltre. Ci fermiamo per un caffè all’Austrian Hospice, all’Ospizio austriaco della Sacra Famiglia, grande ed elegante guest house. DSCF3962Dopo le 10 è permesso accedervi anche se non si è ospiti e si può salire sul tetto per ammirare uno dei più bei panorami di Gerusalemme… dopo quello dal Maria Bambina…. siamo di parte.

IMG-20140712-WA0016Usciamo dalla porta dei Leoni per arrivare fino al sepolcro della Vergine e infine all’Orto degli Ulivi.

Risaliamo attraversando il quartiere mussulmano abbastanza scalcinato e disordinato. Usciamo fuori dalle mura attraverso la porta di Erode, facciamo un tratto camminando all’esterno delle mura e rientriamo dalla porta di Damasco, piena di gente. Imbocchiamo la Khan Az-Zait St. lungo il bazar e ritorniamo al Santo Sepolcro. Risaliamo il Muristan e ci portiamo verso St. Mark Str. per cercare il passaggio per la parte alta del quartiere ebraico. Così arriviamo a vedere la spianata del tempio e il muro del pianto dall’alto. Ritornando verso casa incontriamo per la prima volta un chiosco che fa spremute con i melograni. È il primo. La stagione comincia adesso. Fino a ieri c’erano solo aranci nei chioschi. Non ci facciamo sfuggire l’occasione.IMG-20140712-WA0017

Ora però è veramente tempo di andare a fare lo zaino.

Alle 17 abbiamo il pulmino che ci attende. Lasciamo Gerusalemme con l’augurio di potervi tornare presto in qualche modo, possibilmente ancora a piedi, ma l’importante è ritornarvi… già ci manca.

Arriviamo a Tel Aviv. Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia si fermano al Milk & Honey Hostel. Qui ritrovano l’equipaggiamento nautico che avevano lasciato 10 giorni fa. Riassemblano il materiale e fanno i bagagli per l’indomani, per il viaggio aereo.

Beppe e Uliano proseguono per Haifa. Saranno loro i soli naviganti che ritorneranno indietro con Thai. Affronteranno il viaggio di ritorno con l’aiuto, a tratti, di amici che li raggiungeranno per fare un pezzo di mare insieme. Però intanto partiranno da soli traversando fino a Cipro.

 È tempo dei saluti. Ci rivedremo tutti insieme solo in Italia.

Il 13 pomeriggio Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia sono già in Italia. Il volo è andato bene. Nessun problema grande in aeroporto, praticamente tutti i voli regolari.

Il pellegrinaggio è finito. Il ricordo è appena cominciato. Ci saranno mille cose da elaborare, nuovi frutti da veder crescere, idee da sviluppare.

Un cammino non finisce mai veramente. Ogni arrivo è solamente un punto di partenza.

Abbiamo realizzato uno dei più grandi sogni della nostra vita: arrivare a Gerusalemme attraversando il Mediterraneo. Fino ad un anno fa sembrava impossibile… ora è diventato realtà.

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Il diario – 8 giugno, sosta a Rodi

2Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». 12 Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?» 13 Ma altri li deridevano e dicevano: «Sono pieni di vino dolce». (Atti 2, 1- 13)

 Oggi è Pentecoste.

Non c’è miglior posto per passarla.

Il giorno offre molteplici spunti di riflessione.

Qui sull’isola di Rodi le lingue hanno avuto molta storia.

11Rodi, isola contesa, piccolo paradiso mediterraneo a poche miglia dalle coste dell’Asia Minore, da quelle coste greche che videro fiorire la filosofia… perché chi ha studiato sa bene che i primi filosofi, Talete, Anassimene, Anassimandro erano di quella grande terra che fu poi conquistata da un popolo della steppa noto poi come turco, quando l’impero romano e poi bizantino cominciarono a cedere. Talete di Mileto, della regione della Lidia, il territorio di Smirne ed Efeso; Talete, considerato da Aristotele il primo filosofo occidentale.

Rodi perde per la prima volta l’indipendenza con i successori di Alessandro Magno; ritornata indipendente sottoscrive con Roma un accordo commerciale fino a diventare poi parte dell’impero romano e capoluogo della Provincia Insularum. Quando la capitale dell’impero di sposta a Costantinopoli Rodi passa sotto l’egemonia di Bisanzio, ma questo non la salva dall’essere conquistata dagli Arabi nel 672, poi dai saraceni ed essere meta di incursioni di pirati. Con i movimenti legati alla prima crociata Bisanzio riesce a riconquistare Rodi che poi passa “de facto” nelle mani di veneziani, pisani e genovesi che puntano sull’importanza strategica all’interno degli itinerari marittimi.

Noi che ci siamo arrivati a vela abbiamo capito benissimo la necessità di questo approdo e di come i venti prevalenti in alcuni periodi dell’anno portino a transitare in modo naturale da Rodi, e in altri periodi a partire da Rodi.

4Rodi dal 1261 fu governata da ammiragli genovesi, anche se in teoria faceva ancora parte dell’impero bizantino. Nel 1306 l’ammiraglio in carica Vignolo de Vignoli vendette l’isola ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme. Era un passaggio strategico. In quel tempo i cavalieri potevano garantire una adeguata opera di difesa del tratto di mare del Dodecaneso e garantire la tutela delle rotte commerciali. L’Ordine dei cavalieri era ormai diventato potente. Era un’entità sovranazionale con molteplici possedimenti in Europa e con il suo centro ora qui, a Rodi. Era costituiti da diverse nazionalità, chiamate “Lingue”: Alvernia, Provenza, Francia, Alemagna, Italia, Inghilterra,  Aragona e Castiglia. Ogni lingua aveva i suoi Priorati o Gran Priorati, Baliaggi e Commende. Sopra a tutti veniva eletto, a vita, il Gran Maestro.

Qui comincia il periodo splendido di Rodi, l’eredità che ancora rimane e che ha fatto di questa isola uno dei luoghi storici più affascinanti il cui culmine si ha nella città medioevale, riconosciuta patrimonio dell’Unesco.

I cavalieri difesero l’isola fino al 1523, quando dovettero cedere all’invasione turca guidata da Solimano I e venne assorbita dell’impero Ottomano. Del resto anche le potenze europee limitarono molto il loro intervento. Cominciava a fare comodo avere rapporti commerciali con i turchi. Rodi fu sacrificata (come pochi anni prima Otranto).

5La liberazione di Rodi avvenne solo nel 1912 oppure si potrebbe scrivere (a seconda di chi scrive la storia) che Rodi fu occupata nel 1912 dall’esercito italiano. Fatto sta che il periodo di presenza italiano fu un momento felice per Rodi. Gli italiani vi portarono mano d’opera e ricchezza. L’isola si risvegliò dal torpore dato dalla dominazione turca (per esempio i greci non potevano risiedere nella città di Rodi, ma solo passarci le ore diurne; solo gli ebrei e i mussulmani potevano risiedervi… e viene anche da pensare… ebrei e mussulmani in accordo… come è strana la storia): scavi, restauri, costruzioni di strade e infrastrutture. Scopriamo una storia che non conoscevamo. Ancora oggi chi ha il coraggio e la lucidità di dire ciò che veramente accadde, può raccontare di tutto quello che gli italiani fecero di buono e di come ricostruirono la città di Rodi, di come dall’Italia arrivarono i migliori operai e artigiani. Poi naturalmente ogni storia ha il suo risvolto negativo e c’è sempre chi è pronto a vedere solamente quello e così il passaggio degli italiani è visto da qualcuno con fastidio. Alla fine della seconda guerra mondiale gli italiani che vivevano li, le famiglie, furono espropriate di tutti i beni e Rodi entrò a far parte della Repubblica Greca (i militari italiani erano già stati deportati dai tedeschi e molti morirono in un tragico naufragio vicino ad Atene).

E noi stamattina perdiamo le prime ore della mattina aspettando di spostare la barca ad un altro attracco. Poi ci dicono che faremo tutto domani. Sigh… potevamo essere già in giro per la città.

Sono ormai le dieci e partiamo veloci, c’è tanto da vedere e noi siamo curiosi e desiderosi di ammirare tutta questa storia.

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La via dei Cavalieri

Entriamo nelle mura cittadine dalla porta Eleftherias. Troviamo subito la prima memoria della presenza dei Cavalieri di San Giovanni: il primo ospitale del XIV secolo. Poi iniziamo la via dei cavalieri con a fianco l’Ospedale grande che cominciò ad essere edificato nel 1440 e in fondo la residenza del Gran Maestro. Tutto questo faceva parte della zona ulteriormente fortificata interna alle mura, il cosiddetto Collachium (dal latino colligere: radunare, mettere insieme, che per un ordine religioso aveva un significato ancora più profondo).

Bellissimo. L’unico rammarico è la fatica che si fa per capire la localizzazione di ogni singolo luogo lungo la via dei cavalieri e negli spazi limitrofi. Ogni tanto presso qualche portone (tutti rigorosamente chiusi) c’è una insegna. Ci si avvicina nella speranza di leggere cosa sia (se la casa della lingua di Francia, o quella d’Italia, ecc.). E invece sono solo insegne statali. In pratica ogni edificio è occupato da qualche ufficio pubblico e chiuso. Vabbe’ che oggi è domenica. Chissà se in altro giorno è possibile almeno buttarci un occhio. Fa però una strana impressione. Si passa lungo questa bellissima via senza capirne fino in fondo la storia e la dislocazione dei singoli edifici. Solo sotto un’arco a un certo punto, nella penombra, si trova una serie di cartelli riassuntivi. Ci soffermiamo, torniamo indietro a camminare sulla strada per recuperare ciò che non abbiamo visto… è un’altra conquista.

SantaMaria VittoriaDobbiamo finire in fretta il nostro giro. È già tardi e ci aspetta la santa messa. Oggi finalmente possiamo arrivarci (dopo quella persa a Rethimno). È a mezzogiorno nella chiesa francescana di Nostra Signora della Vittoria. Dobbiamo trovarla nella zona nord di Rodi, nella parte nuova fuori dalle mura. Riusciamo ad arrivare in tempo. Sarebbe stato spiacevole fare tardi. La chiesa, recente, è già piena. Il celebrante è padre Luke Gregory, di origine inglese, che vive qui insieme a un confratello polacco; sono gli unici due francescani in tutta l’isola e i soli due preti cattolici.

Su un muro ci sono due pannelli che raffigurano i viaggi di San Paolo, che approdò qui nel 58 d.C. e evangelizzò l’isola. Sembra il nostro viaggio, il nostro itinerario attraverso il Mediterraneo. Ci sentiamo ancora di più parte di questa grande storia.

I volti delle persone a messa richiamano molti paesi: nord europei, europei mediterranei e asiatici.

Padre Luke celebra alternando il latino al greco e l’omelia in greco, italiano e inglese. È la funzione più pentecostale che ci sia.

Alla fine lo raggiungiamo con le nostre credenziali. Sa che saremmo arrivati, prima o poi. Monica lo aveva già contattato per mail qualche tempo fa.

Ci accoglie nel convento e si intrattiene a lungo con noi. Prima ci mette i timbri sulle credenziali; sembra lo abbia fatto da sempre, come se ogni giorno passassero pellegrini. Ci mette la data scrivendo anche che siamo nel giorno di Pentecoste.

Poi ci chiede se abbiamo già preso contatto con la Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, per essere accolti lì. Confermiamo che c’è un primo contatto, ma nei prossimi giorni lo riprenderemo. Ci consegna alcune fotocopie di articoli che raccontano della comunità cattolica dell’isola e di quanto è stato fatto in questi anni al servizio delle persone. Ci fa anche vedere la biblioteca, suo orgoglio. È riuscito ad avere aiuto da tante persone che qualche anno fa hanno ascoltato l’appello di Radio Vaticana facendo arrivare sull’isola i libri. Poi ci racconta di quanto gli italiani fecero sull’isola. È una storia che cominciamo a imparare. Ci fa capire ancora meglio il fatto che tanto di buono fu realizzato. Ci sottolinea che ciò che fu costruito fu fatto ad opera d’arte e resiste ancora oggi, nonostante la mancata manutenzione di tante strutture. Ci fa piacere sentirlo.

Su internet abbiamo trovato questo articolo che aggiunge dettagli al nostro racconto, per ulteriore completezza:

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Grecia/Rodi-piccola-Gerusalemme-dell-Egeo-79822

Invitiamo tutti a visitare anche il sito della chiesa cattolica a Rodi per approfondire questa realtà poco conosciuta.

http://www.catholicchurchrhodes.com/default.asp?id=375

Madonna-FilerimoP. Luke ci regala anche un’immagine della Madonna di Filerimo, una cui copia è venerata in chiesa.

Approfondendo la storia abbiamo visto quanta importante sia. In questo sito c’è un po’ di racconto. Approfondendo in questi giorni l’argomento abbiamo trovato altre cose interessanti, ma per ora ci riserviamo di scrivere tutto in altra occasione… quante cose stiamo imparando…

http://www.holylandreview.net/tsx/articolo-rivista.jsp?wi_number=1966&wi_codseq=EC0910

 

E per ultimo un accenno al libro appena pubblicato,copertina sia in italiano che in inglese. Vengono raccontate le chiese perdute di Rodi, passate al clero ortodosso o distrutte dagli eventi bellici.

È tempo di andare. Dobbiamo salutare P. Luke. Il suo confratello lo attende per il pranzo e anche noi abbiamo il pasto pronto in barca. Il tempo passa e tra poco dobbiamo partire. In 4 lasceremo Rodi. Dobbiamo ritornare in Italia per riprendere il nostro lavoro… 5 settimane di ferie non ce le hanno date… Monica, Paola e Silvia torneranno in ufficio, Beppe a seguire questioni familiari.

Lasciamo Uliano e Lorenzo sul molo insieme a Thai. IMG-20140608-WA0014Noi ci allontaniamo un po’ tristi, ma ben sapendo che saranno solo 2 settimane.

Saliamo su un aereo che riporta tanti italiani a casa dopo le loro ferie… per loro è un ritorno, per noi è l’andata. Il ritorno sarà il 22 giugno e il cammino riprenderà e questa volta fino alla fine, fino alla meta, fino a Gerusalemme.

… se abbiamo aggiornato il blog più lentamente e leggete il resoconto di oggi solo dopo una settimana, tutto è dovuto al fatto che al ritorno a casa c’è stato poco tempo… il ritmo quotidiano ci ha di nuovo travolti… e poi avevamo molto da scrivere, e tanto altro avremmo voluto raccontare.IMG-20140608-WA0007

Il diario – 7 giugno, da Karpatos a Rodi

DSCF3308Alle 4 di mattina molliamo gli ormeggi dal molo di Karpatos. Oggi il mare dovrebbe essere migliore, buono per noi. Facciamo affidamento sul bollettino meteo della locale capitaneria di porto. Da terra non si capisce molto. È un golfo ridossato, con venti che deviano rispetto a quelli che sono in mare aperto. Quindi non possiamo basarci troppo su quello che vediamo. Durante la notte non abbiamo sentito aria entrare nel porto. Ora però sì… che si stia di nuovo agitando Eolo?

Usciamo che è buio. Fuori dal porto ci sono dei grossi scogli che temiamo di non vedere, quindi andiamo molto piano, all’inizio anche con una buona pila tenuta da chi sta in prua, così, tanto per ulteriore precauzione.

Un giorno magari racconteremo in un capitolo apposito dei fari e dei segnali luminosi del mare greco.

L’aria è fresca, non c’è però quella sensazione di freddo dei giorni scorsi e il cielo è pieno di stelle. Ci aspettiamo una giornata tersa e con il sole. Sarà sole di Grecia o sole di Scandinavia?

Appena fuori dall’influsso del golfo e dell’isola troviamo il vento che ci porterà. Si va di bolina stretta, vento da nord est, nodi tra i 20 e i 25. Ottimo per veleggiare: randa e fiocco.

IMG-20140605-WA0001Il mare è ancora mosso. Risente del mal tempo dei giorni scorsi. Comunque per noi è niente; onde e nulla più. Come sono diversi e relativi i metri di valutazione. Certo possiamo anche andare a vedere cosa dice la scala Douglas. Oggi siamo solo tra 3 e 4, quindi mare mosso con tendenza al molto mosso. Però si va. Del resto non siamo in crociera, non è la nostra strada restare in porto o andare a fare un bagno in spiaggia.

 

Siamo partiti con entusiasmo. Non vedevamo l’ora di ripartire e ci stiamo bene qui, navigando verso il sole che sorge, verso la notte che scompare, verso il giorno che esplode. C’è tempo per chiacchierare, per fare una piccola merenda, per scambiarsi il posto al timone… timonare: sentire il vento che prende la vela, andare all’orza e poi poggiare e seguire le onde che ti afferrano e ti ripongono. Che potenza il mare, che rispetto pretende, che amore può generare.

IMG-20140608-WA0009Siamo in mezzo. Dietro di noi non c’è più l’ombra di Karpatos, davanti non il profilo di Rodi.

Abbiamo voluto essere prudenti per questo tratto di mare, per questo canale tra le isole che può agitarsi facilmente. Chissà come era ieri, se era veramente mosso come ci è stato detto. Oggi comunque ci desta ammirazione ed emozione.

DSCF3311E visto che la barca va veloce, quasi a 7 nodi, Rodi appare in fretta. Dopo 4 ore ne vediamo già il profilo. Un paio di navi cargo ci tagliano la rotta ma sono distanti: una ci passa davanti ad almeno 3 miglia, un’altra dietro. Comunque almeno c’è un po’ di vita. Abbiamo attraversato bracci di mare dove non abbiamo visto nessuno, nessuna altra imbarcazione… solo noi, noi soli.

Arrivati a ridosso dell’isola il vento cala. Riusciamo ad andare ancora un po’ con la vela, poi dobbiamo desistere. Siamo fermi, 3-4 nodi di vento, un soffio leggero che a volte si spegne. A un certo punto siamo anche circondati da moscerini. Sembrano polvere. Ci girano intorno posandosi ovunque… proprio ora che avevamo cominciato a tirare fuori le cose per il pranzo. Per fortuna passano in fretta. La nuvola si sposta in pochi minuti.

Gloria del disteso mezzogiorno quand’ombra non rendono gli alberi… caro Montale, non so perché mi torni sempre in mente tu quando arriva il mezzogiorno potente e caldo. Ora fa caldo, il vento è andato tutto via, cominciamo a toglierci le giacche, i pile, le maglie… è l’ora del costume. Evviva, siamo al mare, siamo in Grecia, è estate. Per un po’ sembra veramente di essere in crociera. Il tempo del pranzo, le pigre ore del primo pomeriggio. Navighiamo piano con il motore.

DSCF3320Poi finalmente un refolo, verso costa si vede del movimento, l’aria è più viva. Pieghiamo verso il profilo dell’isola, il vento aumenta… ora c’è, è tornato, 10 nodi, poi 13,14,15. Possiamo alzare le vele, si torna a viaggiare come si deve. Proviamo a prendere tutto il vento che si può. Si prova con il gennaker, poi si prova a tangonarlo, ma il vento sembra calare. Non tiene.

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Fiocco e randa, poi no, di nuovo gennaker. È una ricerca continua, si potrebbe pensare anche a un gioco: c’è un vento da conquistare. E infine si va. Riacquistiamo velocità e cominciamo a vedere la fine di questa lunga giornata. Oltre l’ultimo promontorio c’è Rodi e il suo porto di Mandraki che ci aspetta. Sono ormai le 18, da 14 ore siamo in navigazione.

 

 

 

L’ingresso a Rodi è maestoso.

DSCF3337Mentre lentamente ci avviciniamo restiamo ammirati a guardare le mura della città, il torrione all’angolo del porto, i tre mulini a vento schierati lungo il molo, la chiesa di San Giovanni sull’altro lato del molo e le due colonne con cervi alla sommità a delimitare l’ingresso a Mandraki. Non c’è più il Colosso, ma siamo colti ugualmente da meraviglia e da emozione.

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Attracchiamo e facciamo finalmente una vera doccia calda, l’ultima era stata a Zacinto. La struttura dei servizi è anche un po’ migliore… non di molto, ma meglio.

DSCF3348Per chiudere questa giornata di intenso cammino ci concediamo una serata al ristorante, a mangiar pesce. E poi ci perdiamo tra le vie illuminate e piene di vita di Rodi. Una città medioevale con un fascino che ci rapisce. Dopo lo spettacolo dell’ingresso al porto continua la nostra ammirazione. Domani la rivedremo, con la luce del sole; ora ne gustiamo il fascino nella penombra giallastra delle calde lampade. A Monica ricordano le vie di Acri. Del resto i due luoghi non sono distanti, uniti da un forte legame, da una storia comune… e il pensiero corre all’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, agli Ospitalieri, noti in seguito come cavalieri di Rodi e poi di Malta. Siamo sempre più vicini alla Terra Santa.

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