13 luglio/22 agosto – Il ritorno dei marinai pellegrini

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Questo è il racconto scritto da Beppe e Uliano, i due pellegrini che hanno riportato Thai in Italia affrontando con generosità le settimane del ritorno. Il pellegrinaggio è finito, ma rimane il viaggio per mare per tornare indietro dalla Terra Santa.

Non semplice, non breve, affascinante e in alcuni passaggi emozionante.

Grazie a voi che avete navigato da soli permettendoci di tornare in aereo a casa e ai nostri lavori… e anche a Paolo, Rosella, Paola e Gianni che si sono avvicendati nel viaggio per aiutare un po’.

13 LUGLIO 2014

Sono le 10 del mattino qui nella Marina di Haifa. Yshai ieri ci ha invitato per un lungo giro turistico ed eccolo oggi, puntuale come un orologio svizzero, in compagnia di Dazy.

Si lascia il mare ed alle spalle di Haifa inizia un interessante itinerario nell’entroterra, passando per Nazareth, verso il Giordano in mezzo a coltivazioni di ogni genere e rigogliosissime. Arrivati nella valle del Giordano viaggiamo paralleli al fiume (se così si può chiamare un rigagnolo) e ti chiedi come riescano ad avere un’agricoltura così fiorente con questa penuria d’acqua. La risposta arriva da Yshai, il quale dopo averci portato a visitare una piccola ma efficientissima fabbrica specializzata in sistemi di irrigazione ci spiega che il segreto è tutto nel risparmio della materia prima, cioè l’acqua.

Proseguiamo fino in prossimità dei confini libanesi e siriani, poi sulle alture del Golan i nostri due amici ci mostrano da quali valichi sconfinavano le bande militari siriane per colpire i coloni ebrei e ritirarsi velocemente. Dazy racconta tutto con ricchezza di particolari: dopotutto è un alto ufficiale da poco in pensione. Purtroppo devo continuamente chiedere ad Uliano di tradurmi ciò che dicono, con l’inglese io non c’azzecco. Comunico con Yshai solo col poco di lingua tedesca che conosco.

Dalle alture del Golan si vede quasi per intero il lago di Tiberiade; decidiamo che le sue acque sono troppo invitanti e dopo qualche chilometro ci siamo. Rimaniamo letteralmente in ammollo per almeno un’ora a trenta gradi.

Il tempo vola ed è tiranno. Dopo aver fatto mille pensieri ed aver  immaginato come poteva essere duemila anni fa quel posto così importante, è ora di far ritorno; una tappa a casa di Yshai, una birra fresca  e poi in barca a riposare. Domani si parte presto.

14 e 15 luglio

Sveglia ore 6 (inutilmente) per appuntamento con la polizia per le pratiche di emigrazione. Arrivano alle nove. Verso le dieci, concluse le formalità burocratiche, puntiamo a motore verso il largo con rotta su Cipro. Verso mezzogiorno si alza il vento, che in mezz’ora raggiunge in 25 nodi e alza onda di 2-3 metri; naturalmente, tutto in prua. Navigazione molto impegnativa, per un attimo mi abbandono a qualche imprecazione. Uliano non batte ciglio, si limita solo a chiedermi cosa ne penso se facciamo turni di un’ora ciascuno al timone di giorno e di notte. Penso che abbia ragione, le energie vanno risparmiate, visto che siamo solo in due.

Alle 9 e 30 del 15 luglio si intravede la costa cipriota; poggiamo un po’ e facciamo rotta su Limassol. Abbiamo bisogno di una marina attrezzata con acqua e corrente e con la possibilità di trovare materiale per alcune piccole manutenzioni che Thai da un po’ ci chiede. Arrivo alla Marina San Raphael alle 13 circa. Dopo  una buona pasta e una bella dormita tutto prende un’altra piega, abbiamo persino voglia di scherzare e prenderci in giro. Uliano in cantiere procura il materiale che ci serve e prima di sera risolviamo i nostri problemi tecnici. Anche Thai è contenta e dal suo frigo esce una bottiglia di bianco del Collio friulano da portare agli operai del cantiere insieme ali attrezzi che ci hanno prestato. Vige la regola non scritta che se per caso domani un’altra barca italiana avrà bisogno di aiuto, al cantiere forse verrà accolta con una punta di simpatia.

16 luglio

Partenza per Paphos  di buon’ora, tutto bene fino alle ore 10 quando la brezza di 15 nodi che finora ci spingeva di buon passo cala lasciando spazio ad un vento in prua di 20 nodi. Dopo un’ora abbiamo già 2-3 metri di onda e l’intensità delle raffiche supera abbondantemente i 35 nodi. Basta un semplice calcolo per renderci conto che in quelle condizioni, di bolina raggiungere Paphos prima del buio diventa impossibile. Al tramonto decidiamo di ridossarci a capo Aspro: davanti a noi ci sono tante miglia di costa inospitale, quello è l’unico ridosso possibile.

L’acqua è stupenda, la baia aperta ma tranquilla; per cena friggitelli, formaggi e verdure; Uliano guarda la pentola poco convinto ma dopo il primo assaggio li divora. Poi la stanchezza e il lambrusco ci regalano un sonno profondo. Ne avevamo proprio bisogno.

17 luglio

Che bella dormita! Il mare è quasi piatto, salpiamo l’ancora alle sei in punto e a motore dirigiamo verso Paphos lungo la costa; finalmente oggi lavora l’autopilota e noi rilassati una volta tanto “se la contemo come due babaze triestine”… il tempo passa velocemente e alle 10 e 20 guadagniamo il porto poco prima che il vento si alzi. A Paphos nel pomeriggio salgono a bordo Paolo e Rosella, che dopo una settimana a Cipro da turisti ci accompagneranno nella navigazione fino a Kos nel Dodecanneso.

18 – 19 luglio

All’alba abbondante colazione e poi mollati gli ormeggi si fa rotta su Castellorizzo, isola greca a 2 miglia dalla costa turca (resa famosa dal film Mediterraneo). Purtroppo ancora una volta i venti non ci aiutano: usciti dal ridosso del promontorio a ovest di Paphos onde di 3 metri e 25 nodi di vento in prua; a fatica riusciamo a stare in rotta, bolina stretta con mura a sx. Si balla tantissimo e l’abbondante colazione si fa sentire. Per i nostri amici il battesimo del mare non è dei migliori: Rosella riesce con sofferenza a controllare gli effetti del mal di mare standosene accovacciata nella cuccetta di sottovento per tutto il viaggio, Paolo non riesce a stare sottocoperta, preferisce restare all’aria con la testa vicino alle draglie, che è più comodo per…

Uliano ed io ci alterniamo al timone e alle manovre; non si dorme e si parla poco. Così per 25 ore. Finalmente si intravede l’isola, il mare si calma un po’ e dopo un paio d’ore siamo già in vista del paese: entriamo nel golfo di Castellorizzo e di fronte allo spettacolo che ci si presenta la stanchezza e la sofferenza patite in mare si azzerano. Non abbiamo ancora concluso la manovra di ormeggio che già programmiamo di fermarci un giorno in più.

20 luglio

Giornata splendida, come il bagno che ci concediamo a dieci metri dal villaggio; enormi tartarughe nuotano tranquille tra le barche. Andiamo poi a visitare il paese tra vicoli e vedute panoramiche e nel tardo pomeriggio saliamo sulle alture alle spalle di Castellorizzo per un antico sentiero scavato nella roccia a circa 500 metri di altezza: il panorama che ci si presenta è veramente bello, indimenticabile. Torniamo in barca che è quasi buio, cena e a letto, che domani si parte all’alba…

21 luglio

Il sole non ha ancora fatto capolino da dietro le alture turche che noi siamo già in viaggio. Un ultimo sguardo al paese ed al golfo che lo ospita – che spettacolo! – e poi girato l’angolo mettiamo la prua in direzione di Rodi. Quella oggi è la nostra meta, 70 miglia che copriamo quasi per intero a vela bordeggiando sempre a ridosso della costa turca. Paolo oggi ha preso confidenza col timone di Thai; veleggiata piacevole, con poca onda, è quasi buio quando ormeggiamo al mandracchio di Rodi. Qui Thai si trova a suo agio, essendoci rimasta per giorni nel viaggio di andata. E’ tardi ma dopo cena a un giretto turistico dentro le mura non si rinuncia; ci investe una folla incredibile di turisti in entrata e in uscita dagli innumerevoli locali e allora niente di meglio che un ritorno in barca attraverso la Via dei Cavalieri dove non troviamo quasi nessuno ma dove si respira tanta storia.

22 luglio

Rodi è troppo interessante: decidiamo di noleggiare una macchina per visitare un po’ l’interno ed arrivare poi fino a Lindos. Non c’è da meravigliarsi se troviamo mezzo mondo sia sulle spiagge sia in paese. Lindos vista dal mare già si presenta bene ma dentro il paese è stupendo, curato, pulito, accogliente. Ci fermiamo in centro per un pranzetto e poi, lontani dalla folla, a pochi chilometri da lì ci godiamo un lungo bagno. Sulla via del ritorno approfittiamo della macchina per fare una voluminosa cambusa…

23 luglio

Ore 8 in punto, ciao Rodi! La famosa Simi ci attende. Bella veleggiata tranquilla sempre in prossimità della Turchia, all’una e mezza circa ancoriamo in un fiordo di Simi; acqua stupenda, cristallina. Consumato il pranzo, programmiamo di andare in marina a Simi: illusi, sembra di essere in coda al vecchio casello di Mestre… dopo due ore di attesa, non sapendo ancora se per noi ci sarà un posto, decidiamo di trovare un altro riparo per la notte. A circa 4 miglia dal porto ancoriamo a Ay Marina, una piccola baia protetta da un isolotto, sistemazione favolosa e solitaria in 6 metri d’acqua.

24 luglio

Sono le nove. Ritorniamo a Simi per visitare il paese, Uliano si offre di rimanere a guardia della barca perché l’unico spazio che abbiamo trovato è sull’attracco dei traghetti. Un’ora di visita non è tanto ma meglio di niente; ripartiamo in tutta fretta quando l’addetto della Capitaneria gesticola nervoso al nostro indirizzo. Usciamo dalla baia mentre un venticello portante comincia a spingerci lungo la costa turca per gran parte del tragitto e prima di sera approdiamo a Nisiros, piccola isola vulcanica molto verde; la marina è servita di acqua e corrente e molto comoda, essendo praticamente in paese. Uliano ed io noleggiamo uno scooter per recarci in Capitaneria, che dista 8 km: bisogna cambiare la lista passeggeri, domani Paolo e Rosella devono riprendere l’aereo a Kos, il lavoro li chiama. Concluse le pratiche in Capitaneria, ci infiliamo in trattoria a 10 metri dalla poppa di Thai. I nostri stomaci reclamano ma reclamano ancora di più la mattina dopo, quando il polpo alla griglia che abbiamo mangiato tenta di tornare in mare attraverso il nostro esofago. E qui dobbiamo proprio dire Viva la cucina italiana!

25 luglio

Sono le sette e mezza. Uliano ed io, di nuovo soli, riprendiamo la via del ritorno. Il vento ci aiuta, con tutta randa e genoa ridotto a 7-8 nodi voliamo al traverso fino ad Astipalea. Grande Thai! Troviamo facilmente posto in porto ma il fondo non è buon tenitore e con l’aumentare del meltemi siamo costretti a ripetere l’ancoraggio dando molto più calumo; quasi tutta la nostra catena è in acqua. La barca alla nostra dritta è italiana, la coppia che la occupa è molto cordiale e ci dà utili indicazioni per  visitare l’isola.

26 luglio

Noleggiamo uno scooter e percorriamo trenta chilometri, tre quarti dei quali di strada sterrata. Ci troviamo sul lato nordovest di Astipalea in una minuscola baia tranquilla; non c’è nessuno, solo barche da pesca, una bella  nuotata è d’obbligo. La natura qui è molto varia, un susseguirsi di valli e alture circondate da innumerevoli baie che offrono al tramonto tanti ancoraggi sicuri.

27 luglio

Lasciamo Astipalea di buon’ora con la certezza di non aver visitato tanti angoli interessanti… comunque bisogna proseguire. Oggi ci lasciamo alle spalle il Dodecaneso e facendo rotta su Ios entriamo nell’arcipelago delle Cicladi. Dopo una lunga navigazione di bolina con vento fresco, alle 20 ancoriamo nella baia di Milago, poco distante dal porto di Ios. Da qui si può vedere quasi per intero il paese, situato in collina e tutto illuminato da sembrare un presepe. Non me lo ricordavo così esteso; per la verità sono passati più di vent’anni dalla mia ultima veleggiata nelle Cicladi! In compenso mi ricordo bene la fastidiosa risacca che ora come allora disturba la nostra cena e il nostro sonno. Ciò nonostante, la stanchezza prende il sopravvento: abbandoniamo l’idea di scendere a terra e ci infiliamo nelle nostre cuccette.

28 luglio

Le previsioni meteo per oggi sono buone. All’alba salpata l’ancora riprendiamo il viaggio; dopo aver lasciato Sifnos alla nostra dritta approfittiamo del vento teso e dell’onda a favore per guadagnare a tutta velocità la grande baia di Seriphos. Grande veleggiata e soprattutto grande Thai, che in questa andatura – al traverso – ha mostrato sempre la poppa a barche ben più grandi. Purtroppo essere arrivati a destinazione relativamente presto non ci aiuta, facciamo molta fatica a trovare posto, ci sono lavori portuali, le poche banchine sono occupate da barche ormeggiate malissimo e la Guarda Costiera anziché fare un po’ di ordine si preoccupa di tenere lontano dai moli i diportisti per l’arrivo previsto di traghetti e traghettini. Secondo il portolano l’isola, a differenza di Sifnos, è poco frequentata ma in realtà tra le bandiere presenti manca forse solo quella del Burkina Faso. Mai indicazione di portolano risultò così sbagliata come questa. Oltretutto ancorare sicuri è difficile per la profondità media del fondale che è di circa 15 metri. Fortunatamente dopo aver girato e rigirato la baia, peraltro splendida, col motore al minimo in cerca di posto un francese ci fa segno che forse potremmo tentare di ancorarci a fianco del cantiere portuale: funziona, il nostro pescaggio ce lo permette. Rimane difficile scendere a terra ma ci riusciamo e ripristiniamo la cambusa. Si è fatto tardi; ceniamo in barca e ci restiamo.

29 luglio

Partenza ore 6, rotta 300°, destinazione Idra, isola a un miglio dal Peloponneso ma nel primo pomeriggio dopo una veloce navigazione al lasco decidiamo di proseguire verso Poros sulla terraferma: gradita sorpresa per la bellezza della natura e del paese, con numerose possibilità di ormeggio, banchine attrezzate di luce ed acqua proprio a ridosso della passeggiata lungomare. Il luogo è molto frequentato specialmente dai greci.  Il paese invita a bighellonare tra le stradine piene di negozietti; ci fermiamo a mangiare in un ristorantino tipico con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Dopo cena altra passeggiata e Uliano mi trascina in una gelateria (che aveva già adocchiato); qui non solo gli ingredienti ma, come abbiamo scoperto quando il titolare ci ha mostrato il laboratorio, anche le macchine per il gelato sono italiani… diavolo d’un capitano goloso, ha sempre ragione!

30 luglio

Oggi ce la prendiamo comoda ma confesso che siamo particolarmente emozionati: partenza alle otto per il canale di Corinto! Intorno alle tre del pomeriggio attracchiamo all’imbocco del canale per acquistare il biglietto ed attendere il nostro turno: 300 euro per Thai, pedaggio piuttosto salato per circa sei chilometri di canale, pensiamo. Dopo meno di un’ora si apre lo sbarramento e in fila indiana entriamo, ovviamente a motore con una velocità media sui 5 nodi. Man mano siamo sempre più impressionati ed intimoriti da queste pareti di roccia incombenti alte cinquanta metri tra cui ci infiliamo in 20-25 metri di larghezza; l’attraversamento dura circa 45 minuti ed al termine siamo nel Mare Interno. Lasciato il canale alle spalle, dopo dieci miglia entriamo nel porticciolo fantasma di Brakhati. Falliamo due tentativi di ancoraggio per il fondo non buon tenitore (alghe e fango) ma in compenso ospitiamo un gruppo di ragazzini del luogo che incuriositi dal nostro arrivo visitano la barca e la usano come trampolino per i loro tuffi; poi ci ormeggiamo all’inglese. Per cena preparo penne alla puttanesca con i complimenti del capitano, che poi propone di gustare il dessert a terra. Il porto è fantasma ma il paese no, anzi è frequentatissimo da turisti greci.

31 luglio

Partenza senza una meta precisa, tanto siamo in un mare tranquillo… Ma il Mare Interno oggi non vuole essere da meno dell’Egeo e comincia a farsi sentire nel primo pomeriggio. Il vento sempre in prua aumenta rapidamente fino a 42 nodi con onda formata e ci costringe a due mani di terzaroli con trinchetta. Risalire diventa difficilissimo, pur avendo una buona velocità. Dopo aver consultato attentamente le carte nautiche ci rendiamo conto che l’unico riparo possibile è Eratini ma dal portolano non abbiamo certezze sugli ormeggi. Dobbiamo tentare comunque, non abbiamo alternative. La fortuna ci aiuta (anche se, confesso, mi è venuto il dubbio che sia stata la candela offerta nel santuario sul Carmelo): proprio all’imbocco del porto troviamo due pescherecci fermi per lavori di manutenzione, che ci permettono di ormeggiare in andana in sicurezza. Finalmente possiamo rilassarci un pochino… dopo non molto arriva il proprietario dei pescherecci che capisce la nostra situazione e non solo ci consente di restare ma ci indica anche come rifornirci della sua acqua, aggiungendo che non vedevano un vento così da almeno tre mesi (la candela? La fortuna?).

1* agosto

Oggi si sta fermi. Il vento non è calato di un nodo, anche gli isolani ci sconsigliano di muoverci. Approfittiamo della sosta per effettuare lavori di manutenzione sul timone e sul carrello della randa; ci servono delle coppiglie. Passeggiata in paese per cercare un negozio di ferramenta (solo per i gargnanesi: purtroppo qui Federici non c’è). Vi sembra possibile che in riva al mare non si trovi niente in acciaio inox? Ci dobbiamo accontentare di ferraglia. Il lato positivo è che cercando il negozio abbiamo trovato una porchetta che lenta lenta rosolava sullo spiedo; così sappiamo dove andare a cena. Ce lo meritiamo, no? Buona, ma niente a che fare con il nostro porceddu sardo.

2 agosto

Ore 6: il vento finalmente cala un po’ e decidiamo di mollare gli ormeggi. La meta non è ancora chiara, vedremo cosa ci riserva il destino. Procediamo di bolina e alle otto siamo già in vista del ponte che collega il Peloponneso alla terraferma. E’ una struttura davvero imponente; decidiamo di passarci sotto a vela, siamo gli unici a farlo, con questo vento teso sempre di bolina ma quando ci arriviamo siamo in rotta di collisione con un traghetto. Virare adesso ci impedirebbe di oltrepassare il ponte con un bordo solo. Che fare? Siamo mura a dritta ma, si sa, i mezzi pubblici hanno diritto di passo. Sorpresa: quando ci troviamo a circa 200 metri il traghetto poggia decisamente alla sua dritta facendoci capire che ci dà acqua e al nostro saluto di ringraziamento risponde con un lungo suono di sirena. Probabilmente il capitano è un velista. Viriamo; sotto il ponte, bocca aperta e naso all’insù… Abbiamo ancora tutto il pomeriggio davanti e vento fresco, è troppo presto per fermarsi a Patrasso, quindi proseguiamo. Anzi, arrivati al traverso della laguna di Mesolongion valuto che piuttosto di imboccare il lungo canale di accesso (che permette di evitare le secche) valga la pena proseguire verso Oxeia, che si trova appena fuori dal Mare Interno. Brillante idea! Dopo meno di mezz’ora il vento rinforza fino a 35 nodi con onda di 2 metri e la bolina diventa sempre meno redditizia; al tramonto l’isola di Oxeia è ancora lontana,  solo ora guardo meglio (con gli occhiali giusti) il portolano e mi accorgo che i fondali nelle uniche due baie sono troppo profondi per poterci ancorare in sicurezza, specie di notte. Metto al corrente Uliano che sta timonando; mi trafigge con lo sguardo per un attimo, poi senza fare una piega dice “Vuol dire che faremo navigazione notturna”… per farmi perdonare cerco di imbastire la cena alla meno peggio date le condizioni.

3 agosto

Alle due di notte giungiamo nel canale tra Itaca e Cefalonia. Un approdo sicuro e comodo sarebbe Sant’Eufemia; avviamo anche il motore e vi facciamo rotta, sempre con 35 nodi di vento in prua: andiamo a meno di due nodi e ci mettiamo due ore. Accostiamo all’inglese nell’unico spazio libero sul molo e crolliamo distrutti dalla stanchezza; alle otto ci sveglia l’ormeggiatore della marina che ci fa spostare in banchina.

Finalmente siamo a Cefalonia. Nel pomeriggio, dopo esserci rimessi in sesto, cerchiamo un posto dove far spedire a Silvia via mail il mio biglietto aereo. Troviamo persone molto gentili e disponibili, in particolare una  simpatica cameriera di mezz’età con accento inglese che ci dice di essere bresciana da parte di padre. Il bar è molto accogliente,  il caffé (triestino) ed i dolci ottimi. Stampato il biglietto, cerchiamo un ristorante e a cena finalmente riusciamo a mangiare due pietanze inedite per noi.

4 agosto

Ore 7:20. Il mio pullman parte per Argostoli. Mi rendo conto ora che la mia avventura finisce qui. Sono combattuto da sentimenti contrastanti: ho voglia di tornare a casa da mia moglie, comunque lo devo fare per i miei genitori ma mi piacerebbe proseguire con Uliano e mi sento anche in colpa a lasciarlo qui solo (anche se so che se la caverà benissimo). Non da ultimo, mi sono affezionato molto a Thai e mi spiace dovermene separare. Il viaggio in pullman è stupendo per i luoghi che attraverso, l’interno dell’isola è lussureggiante e molto vario ma dentro me regna la malinconia. In aeroporto, in attesa del mio volo ascolto i commenti dei turisti italiani contenti della loro vacanza stanziale a Cefalonia e penso a quanto siamo fortunati noi, marinai d’acqua dolce.

Finisce il racconto di Beppe.

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Comincia quello di Uliano

Lunedi 4 agosto Beppe rientra in Italia. Nell’attesa di Paola mi dedico ad alcuni lavori su Thai. Finiti i lavori, noleggio uno scooter e vado ad esplorare l’interno dell’isola. Cefalonia diventa una piacevole scoperta, colline ricche di vegetazione, abeti, lecci, cipressi persino corbezzoli con le vallate coltivate a vigneti e naturalmente tanti ulivi.  Visito il lago sotterraneo Melissani. I raggi di luce che penetrano dall’alto danno un colore all’acqua blu cobalto. Lo spettacolo è veramente unico.  Mi dirigo poi alla grotta di Dragorati, una antro grandissimo, dove si tengono persino concerti vista  la grande qualità armonica della diffusione della musica.

Domenica 10, arriva Paola e davanti ad un ottimo “mussaka” decidiamo la rotta per domani. Le previsioni sono di bel tempo con poco vento. Approfittiamo di risalire fino all’isola di Levkas. Partiamo di buon mattino, al pomeriggio grande bagno di fronte alla famosa isola di Skorpios proprietà privata di magnati greci. Già alle 18.30 ormeggiamo al marina di Levkas.

L’isola di Levkas, quasi attaccata alla terra ferma, ci obbliga a passare attraverso un canale strettissimo,  poco visibile da nord, ma molto suggestivo. Superato un ponte, che al nostro arrivo ruota su se stesso,  raggiungiamo il mare aperto.  Ora si naviga verso  Corfù al largo di Paxoi. Il sole è caldo e il mare è calmo. Ci fanno festa quattro delfini che ci accompagnano per alcune miglia. Decidiamo di passare la notte in rada a Sivoda, ancora cima a terra, baia solo per noi e  grandi bagni. Al mattino partenza per Kassiopi a nord di Corfù. Piccolo porticciolo immerso nel verde  di fronte alla costa Albanese. Buona sistemazione all’interno del mandracchio e buona cena a base di pesce.

Siamo ancora lontani dall’Italia. 70 miglia ci distanziano da Otranto. Decidiamo di partire alle mattina presto verso le 4.30. Un’altra traversata ci attende. Due ore di motore fino all’isola di Othoni, poi proseguiamo a vela.  Piano piano un bel vento da sud/est si stabilizza e con una forza tra 14 e 18 nodi ci accompagna fino a Otranto. Con il vento in poppa e col gennaker issato raggiungiamo anche i sei/ sette nodi di velocità. Non perdiamo neanche un refolo e siamo già dall’altra  parte dello stretto prima che faccia buio.

A Otranto veniamo ospitati dalla Lega Navale.

Viste le ottime condizioni meteo il 15 decidiamo di partire per Brindisi. Questa volta il vento spira da nord.  Ci avventuriamo in due bordi lunghi a est e due a ovest con 15/22 nodi arriviamo in serata all’imbocco del porto. Superiamo la grande diga foranea e dopo aver attraversato i due porti interni arriviamo nel cuore della città dove si trova anche la Lega Navale.

A Brindisi Paola mi saluta. Gli ultimi giorni mi affianca nella navigazione Gianni Boventi, amico e grande velista. Insieme raggiungeremo Venezia. Partiamo da Brindisi il 18 e decidiamo di navigare anche la notte, faremo scalo a Termoli. Iniziano gli ultimi giorni di maratona sull’acqua. Approdiamo Termoli dopo 164 miglia di navigazione ininterrotta. La città ci sorprende piacevolmente con la sua gente allegra, elegante e le sue immancabili luminarie multicolori e ci fa gustare ancora una volta i sapori del grande sud.

Cerchiamo di accorciare i tempi. Dopo una dormita si riparte subito. Rimini è la nostra destinazione. La tappa è ancora lontana. Nel tragitto incontriamo ancora una volta un branco di delfini felici che giocano sotto la chiglia accompagnandoci per qualche miglia. All’idea che a Rimini ci aspetta Roberta, sorella di Paola, con il marito Gigi per darci il benvenuto, la tensione, che è sempre stata presente in questi mesi di navigazione, comincia ad allentarsi. Con Roberta e Gigi ci eravamo visti a Trieste il 10 maggio alla partenza di questa avventura, ritrovarli al ritorno di questo lungo viaggio è una vera emozione.

Rimini – Venezia, l’ ultimo giorno di navigazione sul mare con Thai. 

Arrivati di fronte alla Serenissima, non riuscivo a mollare il timone. La simbiosi con Thai ormai era tale che avrei potuto anche virare e rifare di nuovo il percorso. Ma poi, superata la diga del lido e lasciata sulla destra S. Elena attraccammo all’isola di s. Giorgio da dove partimmo il 6 maggio dopo aver percorso migliaia di miglia. Qui, sui moli di quella che fu la più grande repubblica marinara, mi resi conto che questa grande avventura era davvero giunta all’ultimo porto. Qui oriente ed occidente si incontravano nuovamente. Qui si incominciava a sentire il richiamo dell’entroterra. Grande è stato il merito dell’equipaggio, ma Thai ha superato ogni aspettativa, superando situazioni molto impegnative, attraversando con fermezza e determinazione quel mare che era già nelle sue vene prima ancora di conoscerlo e regalando a tutti noi veleggiate indimenticabili.

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Il diario – 10, 11 e 12 luglio: Cronache da Gerusalemme

DSCF3947I nostri giorni nella città santa sono volati via. Sono stati due giorni, poco più di 48 ore. Sono state però ore intense, piene di sorprese, di belle sorprese, corona di tutti questi giorni di pellegrinaggio.

A Gerusalemme siamo accolti dall’ospitale francescano di Maria Bambina, una piccola oasi di pace dietro al Santo Sepolcro. Il pomeriggio del 10 scorre lungo le vie della città semplicemente per godere di essere qui; siamo anche stanchi, non abbiamo le energie per intraprendere giri impegnativi.

IMG-20140711-WA0003La giornata dell’11 si apre con la santa messa delle 7,30 al Calvario. È p. Noel Muscat, il superiore della comunità francescana della Basilica del Santo Sepolcro a celebrarla.

Egli stesso ci accoglie in sacrestia per apporre il timbro sulle nostre credenziali chiudendo formalmente il nostro pellegrinaggio. Benedice poi la Croce e l’Ichthus in legno che Lorenzo ha fatto, che ha portato fino a qui e deposto sul Santo Sepolcro. Saranno poi donati da tutti noi al Santo Padre nel prossimo incontro previsto il 20 agosto (chissà se ci sarà…).

IMG-20140711-WA0001Viene benedetta anche la pietra che ha viaggiato con noi dall’Hospitale di San Giovanni a san Tomaso sul Tagliamento.

Il vino benedetto di Siponto lo abbiamo invece consegnato a P. Giuseppe Gaffurini, sempre nella sacrestia del Santo Sepolcro… tutto si sta compiendo, tutto sta arrivando a conclusione.

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Un’altra cosa vorremmo fare e in questo ci viene in aiuto sempre P. Noel. Nella cripta di San Vartan, posta sotto la cappella di Sant’Elena, zona della chiesa del Santo Sepolcro tenuta dagli Armeni, c’è un antico graffito del III secolo fatto da un antico e anonimo pellegrino. Rappresenta una barca con l’albero reclinato, con la velatura raccolta, e la scritta Domine ivimus (Signore siamo arrivati). È un messaggio di una semplicità e di una dolcezza infinita, di una compiutezza esemplare nel suo simbolismo: Signore, raccogliamo le vele, appoggiamo in porto la nostra nave, siamo arrivati a te; non abbiamo bisogno di altro, il cammino è compiuto. E per noi, arrivati veramente a vela, noi che abbiamo veramente lasciato in porto la nostra barca con le vele raccolte questo graffito rappresenta ancora di più il nostro cammino, lo sentiamo ancora più forte come simbolo. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di poterlo vedere, di poterci soffermare qui sotto, in questo luogo normalmente chiuso al pubblico.

Cappella di San Vartan - Domine Ivimus

Cappella di San Vartan – Domine Ivimus

P. Noel ci ha accompagnato nella sacrestia degli Armeni, chiedendo se possibile di visitare la cappella. Gentilmente chi risponde si mette subito a disposizione e ci porta nella cripta. È una felicità immensa per noi; anche P. Noel è felice… anche lui non aveva mai avuto l’occasione di scendere e di vedere questo luogo.
Senza fretta possiamo fare le nostre foto e godere di questo regalo, di questa visione…. Grazie!

DSCF3890È tempo di andare. Tra poco meno di un’ora siamo attesi alla Custodia di Terra Santa dove potremo ritirare il diploma del compiuto pellegrinaggio, il Testimonium gerosolimitano.

Sappiamo che potremo incontrare il Segretario della Custodia di Terra Santa, p. Sergio Galdi. Siamo felici di questo. Ci sarà anche Doni Ferrari che presta servizio nella Custodia e con la quale Monica è in contatto da un paio d’anni.

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Chiesa di San Giovanni al Muristan

Però, visto che c’è ancora un po’ di tempo, proviamo a vedere se possiamo portare a termine il compito che ci era stato affidato da Marino: la consegna della pietra dell’Hospitale di San Giovanni alla chiesa di San Giovanni nel Muristan. È un piccolo simbolo, è un auspicio, è un segno; vuole essere anche un legame tra questa chiesa e tutti i pellegrini che arriveranno a Gerusalemme a piedi. Se la pietra potrà essere accolta e conservata qui allora potremo invitare tutti i pellegrini che conosciamo a passare da qui, a sostare per una preghiera e a ricordare che c’è un legame che va oltre le divisioni di riti e confessioni, un messaggio di pace di cui i pellegrini sono latori per il fatto stesso di essere semplicemente persone che passano e che si fermano in preghiera dove c’è qualcosa da vedere, toccare, vivere.

La pietra dell'Hospitale di San Giovanni

La pietra dell’Hospitale di San Giovanni

In questo caso un semplice sasso che racconta di un cammino dal Tagliamento a Gerusalemme lungo una via che nei secoli tanti pellegrini hanno percorso, attraverso terra e mare; un sasso che racconta di un legame tra ciò che è stato e ciò che è adesso; un legame con un luogo che è stata chiesa bizantina, poi degli ospitalieri e ora greco-ortodosssa, un luogo che non importa che rito celebri, ma che importa renda lode all’unico Dio, che sia luogo di preghiera per tutti.

Tutto questo lo racconta un semplice sasso, dipinto da una pellegrina una sera di qualche mese fa nell’Hospitale di San Giovanni, portato da Marino fino a Trieste, imbarcato su Thai, trasportato fino a Giaffa e caricato nello zaino da Lorenzo, custodito da tutti noi, affidato a tutti noi che ora felici ci dirigiamo verso la chiesa di San Giovanni nel Muristan.

Noi felici che troviamo la chiesa aperta, noi felici che vi troviamo anche un monaco ortodosso con il quale possiamo parlare per presentargli tutta questa cosa. Noi un po’ perplessi quando ci viene risposto che dobbiamo andare a parlarne negli uffici del Patriarcato Greco-Ortodosso (buffo quando il monaco fa un segno a Monica dicendole che porti lei tutti lì perché sicuramente sa dov’è… l’ha scambiata per una gerosolimitana… e questo sotto sotto ha fatto un gran piacere a Monica… altro regalo).

DSCF3954Noi felici quando l’usciere del Patriarcato ci fa salire negli uffici… e salgono in 3: Franco, Monica e Lorenzo, il portatore della pietra.

Noi felici quando la segretaria si mostra interessata e ci fa parlare con il vescovo ortodosso suo superiore; noi felici e intimoriti quando quest’ultimo ci dice che la cosa può interessare al Patriarca, a Sua Santità e Beatitudine Teofilo III.

Noi curiosi di vedere come prosegue questa strada quando veniamo portati nella grande anticamera della sala delle udienze in attesa di essere ricevuti.

Tutto ha preso una piega inattesa. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto. Ci sembra una cosa buona, anzi siamo onorati di essere arrivati fin qui però sappiamo in fin dei conti di essere solo dei pellegrini con una pietra in mano… certo siamo latori di un sogno… ma basta un sogno per aprire tutte le porte?

Intanto però il tempo passa e noi avevamo un appuntamento con la Custodia. Ci dispiace “tirare un gancio”. Per fortuna Silvia si fa accompagnare dall’usciere per capire che fine avevano fatto i 3 latori della pietra. Così ci mettiamo d’accordo: Silvia, Beppe, Paola e Patrizia andranno alla Custodia a ritirare il testimonium e porgeranno le scuse per il ritardo e per il fatto di non esserci tutti. Monica, Franco e Lorenzo resteranno in attesa di essere ricevuti. Del resto non è cosa di tutti i giorni essere davanti alla porta del Primate della chiesa ortodossa di Gerusalemme.

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Theophilus III   (le foto del Patriarca sono di repertorio… sul momento non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli di fare una foto con lui… ora ci dispiace non averla… è stato un incontro importante…)

Aspettiamo buoni buoni un paio d’ore, poi finalmente sembra arrivare il nostro turno. Ci alziamo e dal suo ufficio esce il Patriarca che ci viene presentato. In verità non sappiamo bene come comportarci, quali siano i gesti opportuni e rituali da usare in questi casi per salutare in modo degno un alto prelato della chiesa ortodossa. Sicuramente avremo fatto la figura degli impacciati o peggio… a Dio il nostro sconto.

Comunque Sua Santità Teofilo III è cordiale; serio, ma cordiale. Chissà cosa ha pensato di noi… Franco comincia a parlare in inglese spiegando la storia; il Patriarca ci chiede come mai non abbiamo prima scritto una lettera per chiedere un incontro e presentare questa iniziativa; noi rispondiamo che ha ragione e che in realtà non pensavamo che potesse diventare una cosa così importante, considerata dal Patriarca in persona; che eravamo onorati, e che forse siamo degli sprovveduti… 004Alla fine il Patriarca ci chiarisce che storicamente non c’è legame tra il loro monastero presente ora nella chiesa di San Giovanni nel Muristan e l’ospedale e la chiesa di San Giovanni tenuta dai Giovanniti (Ordine di Malta) nello stesso Muristan; o che comunque non è una cosa da considerarsi nell’attualità. Quindi ritiene non opportuno creare questo legame ora con la nostra pietra.

Possiamo capire… e il nostro cuore ci dice che abbiamo compiuto il nostro compito. Abbiamo fatto tutti i passi che si potevano fare. Il resto lo affideremo ancora una volta e sempre di più alla Provvidenza. Riporteremo la pietra in Italia, la riconsegneremo a Marino e sappiamo che questa pietra non resterà ferma. Siamo sicuri che per lei, e per noi, la Provvidenza ha i Suoi soliti progetti imperscrutabili e inattesi.

Ringraziamo il Patriarca e lo osserviamo mentre si allontana… è tempo di pranzo anche per lui… e noi ci guardiamo l’un l’altro in faccia, stupiti: abbiamo incontrato il Patriarca… strane cose accadono ai pellegrini.

Noi felici, anche se la pietra è rimasta nelle nostre mani.

Via di GerusalemmeNel pomeriggio ci spostiamo nel quartiere armeno per vedere la chiesa di San Giacomo, purtroppo chiusa per festività armene, poi traversando il quartiere ebraico andiamo al Cenacolo, alla chiesa della Dormizione. Il nostro cuore ha bisogno di raggiungere questi luoghi, di vedere, di toccare, di vivere…

Stasera abbiamo invitato a cena Doni Ferrari e anche don Massimiliano che è arrivato da Ein Karem. C’è un po’ di spesa da fare e poi i soliti maghi dei fornelli si metteranno all’opera. All’ospitale c’è l’uso cucina e c’è tutto lo spazio per stare bene e in fraternità.

Nel corso del pomeriggio siamo anche passati da Ettore Soranzo, alla Custodia per saldare i conti dell’accoglienza. Ci facciamo aiutare da lui per organizzare il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme. Domani è sabato e non ci sono trasporti pubblici, bus e treni non vanno nel giorno di Sabbath. Domani pomeriggio saremo già in ripartenza e dovremo noleggiare un pulmino.

DSCF3935Sabato 12. La mattina alle 5 siamo al Santo Sepolcro. Ci è stata data la possibilità di partecipare alla funzione all’interno dell’edicola. È una occasione unica per noi. Ogni giorno i francescani hanno uno spazio temporale tra le 5,30 e le 6 per celebrare l’Eucarestia. La parte del sepolcro viene allestita ad altare e P. Noel celebra. Oggi concelebrerà con don Massimiliamo che è venuto con noi. Noi siamo tutti stretti nella cappellina antistante, quella cosi chiamata dell’Angelo. Vediamo dalla porticina che divide le due camere P. Noel che officia, poi esce dalla camera sepolcrale e distribuisce la Comunione. Dentro siamo solo 10 persone. Alla fine della celebrazione P. Noel ci invita a entrare nella camera del sepolcro e a sostarvi un attimo in pace. È bellissima: il marmo del sepolcro è coperto e allestito come altare, candele e fiori completano la mensa. Il luogo della Resurrezione è come trasfigurato. Qui in questi minuti il Signore Gesù è tornato: questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue…. In memoria di Me.

Non so cosa abbiano provato gli altri… io che scrivo posso solo dire di aver provato una gioia immensa, di aver sentito il cuore balzare nel petto.

È significativo anche il fatto che nessuno di noi abbia fatto foto. Stavamo vivendo il momento, non avevamo tempo da perdere a fare foto che ci avrebbero distratto dalla sacralità e profondità dell’attimo.

DSCF3950Quando usciamo dalla Basilica è giorno fatto, però il sagrato è ancora deserto… giusto un gatto e una bellissima donna etiope con il suo bambino. Restiamo lì, senza parlare a vivere anche noi questi minuti di pace. Poi don Massimiliano ci porta attraverso una porticina a salire nella parte alta del Santo Sepolcro, dove ha sede il monastero etiope. Per fare questo attraversiamo la cappella etiope dove in quel momento si stava celebrando un rito importante; forse una festa, una ricorrenza. Fatto sta che era piena stipata di fedeli etiopi. Fuori dalla porta un mucchio di scarpe e dentro uomini che cantavano e si muovevano pregando. Noi pensiamo di non passare, ma don Max si butta dentro e si fa largo tra la folla che serenamente e sorridente si apre al nostro passaggio. È stato un altro momento fortissimo, come se non ne avessimo già passati; come se non ci fossero già stati regalati.

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Monastero Etiope al Santo Sepolcro

Arriviamo così sopra, nella parte povera, nella zona degli etiopi dove alcuni monaci ci salutano.

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Cappella dei Franchi – Santo Sepolcro

Da qui raggiungiamo la Khan Az-Zait St. con il mercato ancora tutto chiuso, vuoto e ritorniamo nella piazza del Santo Sepolcro.

Notiamo che nella cappella dei Franchi, quella a destra della facciata, servita dalla scalinata in pietra, si sta celebrando messa; riconosciamo P. Sergio Galdi.

Sostiamo ancora un poco in questo luogo di pace, poi la fame comincia a farsi sentire. Non abbiamo ancora fatto colazione e siamo in piedi da 3 ore. Torniamo al Maria Bambina. Abbiamo caffelatte e paste che ci aspettano.

 P_SergioAlle 9,30 Monica, Franco, don Massimiliano, Lorenzo e Patrizia vengono ricevuti da P. Sergio Galdi. È un piacevole incontro. Il Segretario della Custodia ascolta il racconto del nostro pellegrinaggio ed è anche molto interessato a sapere dell’incontro con il Patriarca Ortodosso.

Gli esprimiamo anche tutta la nostra ammirazione per la Custodia, per i frati della Custodia. Non sono convenevoli, sono parole che sgorgano vere dal cuore. Nel nostro cammino abbiamo avuto modo di toccare con mano, di vedere e di ammirare l’opera di questi singoli frati a partire da P. Luke a Rodi, P. Andreas a Cipro, e Ramla, ed Ein Karem, e poi tutti quelli che non abbiamo incontrato personalmente ma di cui abbiamo sentito parlare o visto le opere.

DSCF3810Abbiamo raggiunto per mare e per terra parte dei luoghi della Custodia avendo modo di renderci conto fisicamente dell’estensione; in parte abbiamo anche capito le difficoltà dei territori, i problemi, anche se sicuramente tanto altro è rimasto da conoscere.

Abbiamo cercato l’appoggio fraterno della Custodia, è stata il nostro punto di riferimento e anche per massima parte il nostro sostegno spirituale; grazie a loro abbiamo potuto partecipare alla S. Messa lì dove altrimenti non avremmo trovato.

Quindi grazie, grazie a questi fratelli di San Francesco, ai fratelli dell’umile poverello che voleva essere cavaliere e che andò in Terra Santa realizzando l’unica e vera “crociata”, quella della pace e dell’amore.

IMG-20140712-WA0014Resta ancora qualche ora da dedicare a Gerusalemme. Don Massimiliano ci porta lungo la Via Dolorosa che pensavamo di conoscere… lui ci apre porte e ci fa vedere altre cose, nuove cose. Che bello poter andare oltre. Ci fermiamo per un caffè all’Austrian Hospice, all’Ospizio austriaco della Sacra Famiglia, grande ed elegante guest house. DSCF3962Dopo le 10 è permesso accedervi anche se non si è ospiti e si può salire sul tetto per ammirare uno dei più bei panorami di Gerusalemme… dopo quello dal Maria Bambina…. siamo di parte.

IMG-20140712-WA0016Usciamo dalla porta dei Leoni per arrivare fino al sepolcro della Vergine e infine all’Orto degli Ulivi.

Risaliamo attraversando il quartiere mussulmano abbastanza scalcinato e disordinato. Usciamo fuori dalle mura attraverso la porta di Erode, facciamo un tratto camminando all’esterno delle mura e rientriamo dalla porta di Damasco, piena di gente. Imbocchiamo la Khan Az-Zait St. lungo il bazar e ritorniamo al Santo Sepolcro. Risaliamo il Muristan e ci portiamo verso St. Mark Str. per cercare il passaggio per la parte alta del quartiere ebraico. Così arriviamo a vedere la spianata del tempio e il muro del pianto dall’alto. Ritornando verso casa incontriamo per la prima volta un chiosco che fa spremute con i melograni. È il primo. La stagione comincia adesso. Fino a ieri c’erano solo aranci nei chioschi. Non ci facciamo sfuggire l’occasione.IMG-20140712-WA0017

Ora però è veramente tempo di andare a fare lo zaino.

Alle 17 abbiamo il pulmino che ci attende. Lasciamo Gerusalemme con l’augurio di potervi tornare presto in qualche modo, possibilmente ancora a piedi, ma l’importante è ritornarvi… già ci manca.

Arriviamo a Tel Aviv. Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia si fermano al Milk & Honey Hostel. Qui ritrovano l’equipaggiamento nautico che avevano lasciato 10 giorni fa. Riassemblano il materiale e fanno i bagagli per l’indomani, per il viaggio aereo.

Beppe e Uliano proseguono per Haifa. Saranno loro i soli naviganti che ritorneranno indietro con Thai. Affronteranno il viaggio di ritorno con l’aiuto, a tratti, di amici che li raggiungeranno per fare un pezzo di mare insieme. Però intanto partiranno da soli traversando fino a Cipro.

 È tempo dei saluti. Ci rivedremo tutti insieme solo in Italia.

Il 13 pomeriggio Franco, Monica, Silvia, Paola, Lorenzo e Patrizia sono già in Italia. Il volo è andato bene. Nessun problema grande in aeroporto, praticamente tutti i voli regolari.

Il pellegrinaggio è finito. Il ricordo è appena cominciato. Ci saranno mille cose da elaborare, nuovi frutti da veder crescere, idee da sviluppare.

Un cammino non finisce mai veramente. Ogni arrivo è solamente un punto di partenza.

Abbiamo realizzato uno dei più grandi sogni della nostra vita: arrivare a Gerusalemme attraversando il Mediterraneo. Fino ad un anno fa sembrava impossibile… ora è diventato realtà.

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Il diario – 6 luglio – 2° giorno di cammino a terra: Ramla – Latroun

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Gerusalemme è circondata dai monti;
e così il Signore circonda il suo popolo,
ora e per sempre.

(Salmo 125, 2)

Principi pellegrini, così ci siamo sentiti oggi all’alba.

P. Abdel Masih ha chiesto alle suore che lo affiancano nel servizio in parrocchia di prepararci la colazione.

IMG-20140706-WA0016Noi avevamo intenzione di partire presto, verso le 5,30 e pensavamo di fare colazione lungo la strada. Il padre invece ci informa che a quell’ora sarebbe stato ancora tutto chiuso e poi lungo la via, una volta usciti da Ramla, non avremmo trovato niente. E trova questa splendida soluzione.
Quindi, con un bellissimo gesto di ospitalità, stamattina ci viene preparata una sontuosa colazione. Latte, caffè, the, biscotti di forno, baclava e altri dolcetti tipici. Poi pane e salumi e formaggio e jogurt… alla fine è tutto troppo buono e ci soffermiamo più a lungo del dovuto, felici di questa sorpresa.

IMG-20140706-WA0017Suor Barbara Maria (di origine polacca), insieme a una consorella, ci prepara il tavolo nel cortile, poi si ferma con noi a parlare, è molto interessata al cammino. Vuole sapere che strada faremo, quale strada si può fare per arrivare a piedi a Gerusalemme. Monica le lascia le fotocopie della guida di don Paolo Giulietti, la descrizione della tappa già fatta che ha in tasca, e la promessa di mandarle più dettagli una volta tornati in Italia.
Ripartiamo un po’ più tardi del previsto, ma con la gioia nel cuore, con la forza di questa accoglienza.
Cominciamo a sentire dei legami, i legami che si creano pellegrinando, le relazioni che nascono lungo la via e tendono a dare altri frutti, nuovi frutti. Conosciamo già queste sensazioni…

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Il primo tratto di via è poco piacevole. Si esce da Ramla camminando su un largo stradone senza marciapiede, anche se utilizzato correntemente da molte persone che si spostano a piedi e anche da runner che fanno footing di buon mattino. Ci vuole quasi un’ora prima di raggiungere una strada minore e poi ancora di più per entrare in un percorso secondario.
Attraversiamo un paio di questi strani agglomerati di case di  ebrei senza centro e senza servizi commerciali anche minimi. Poi comincia un bel tratto sterrato con vari sentieri che si incrociano. Ogni tanto ci fermiamo a bere e riposare. Il caldo aumenta e la nostra acqua sta per finire. Non incontriamo luogo per il rifornimento. Per fortuna abbiamo almeno 2 litri a testa di liquidi e qualche snack.

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È già mezzogiorno e ci ritroviamo sull’asfalto bollente. IMG-20140706-WA0007La strada non è particolarmente trafficata, ma è un rovente rettilineo. Davanti a noi già si profila la sagoma del monastero di Latroun che come un miraggio ci spinge ad andare avanti. Però non arriva mai. Facciamo i calcoli ad occhio e ci vorrà ancora un’altra ora di cammino. Sappiamo che al monastero celebrano la S.Messa alle 12 poi dopo chiudono per il giusto riposo festivo e forse potrebbero aprire, a noi che arriviamo, nel pomeriggio. Almeno queste sono le informazioni che abbiamo.
Quindi cerchiamo di arrivare entro le 13 anche solo per chiedere se possono ospitarci; poi dopo non abbiamo problemi, possiamo aspettare anche fuori… ci basta solo sapere se possono ospitarci stasera.

IMG-20140718-WA0006Patrizia e Silvia decidono di accelerare il passo per arrivare in tempo, almeno loro, per parlare con qualcuno. Hanno buona gamba e fiato. È così arrivano proprio al pelo, appena in tempo. La Messa è finita e i monaci si stanno apprestando ad andare a pranzo e poi a riposare. Patrizia e Silvia riescono a parlare con uno di loro fuori dalla porta della chiesa. Monica arriva qualche minuto dopo e si affianca nella richiesta di ospitalità. Chissà cosa avranno pensato i monaci vedendo arrivare queste 3 pellegrine un po’ sconvolte dal caldo e dal cammino.

Comunque anche qui, dopo un attimo di perplessità, dopo aver capito che eravamo veri pellegrini, veniamo accolti. IMG-20140718-WA0002Ci teniamo a precisare che non vogliamo far loro tardare il pranzo o altro. Ci basta sapere che è possibile essere accolti per la notte, poi possiamo aspettare fuori, anzi possiamo andare a cercare un posto per il pranzo e tornare dopo… però invece l’ospitaliere, Christiane Marie, ci fa entrare, ci mostra le stanze, ci dà le chiavi. Accolti come pellegrini, senza troppe domande, con piena fiducia.

Intanto il resto di noi arriva alla spicciolata. Gli ultimi chilometri hanno fatto selezione, come in una tappa di montagna al Giro o al Tour. Del resto in questo frangente era importante che qualcuno di noi arrivasse prima. Altri alla fine hanno scelto di fermarsi 700 metri prima all’unico posto di ristoro di questa tappa, un’area di servizio con bar, tavola calda e il visitor center di un museo-memoriale della battaglia di Latroun combattuta nel 1948 dagli Israeliani… L’eterna guerra di questa Terra Santa…

Alla fine ci siamo tutti. Lasciamo gli zaini nelle stanze e usciamo dal monastero. Ritorniamo giù, indietro quei 700 metri che ci porteranno al pranzo guadagnato… anche se si tratta di camminare nel momento più arroventato del giorno. Abbiamo già capito. Dalle 13 alle 15 sarebbe buona norma fermarsi, non camminare, stare fermi all’ombra. Facile da teorizzare.

IMG_20140707_060259Ritornati al monastero il resto del pomeriggio passa in riposo. Siamo stanchi. In pratica ci ritroviamo solo all’ora dei Vespri, in chiesa. Qui a Latroun i monaci sono trappisti di origine francese. Intorno al monastero c’è un larghissimo territorio coltivato a vigneto. Viene prodotto buon vino, rinomato. I filari sono ben curati. C’è il tocco della tradizione monastica; c’è il frutto dell’ora et labora su queste terre.

IMG_20140706_183710Qui si ricorda Emmaus, è una delle località che la tradizione cristiana ha individuato come quella di Emmaus, dove il Pellegrino si rivelò ai viandanti che lo avevano invitato a cena, che  lo avevano ospitato con loro per la notte. Qui in Terra Santa ci sono 3 località che si contendono questa identità. Domani ne toccheremo un’altra, ad Abu Gosh.

A cena mangiamo in monastero. Dalla cucina ci viene portata una semplice e ottima cena.

Scan000001Poi la compieta. Oggi è domenica. C’è anche mezz’ora di adorazione eucaristica. Non tutti partecipano, ma chi vi prende parte potrà raccontare del toccante momento del Salve Regina alla fine della preghiera, con le luci di tutta la chiesa spente e solamente la statua della Madonna illuminata, lassù in alto, un fondo alla navata centrale. Sembrava lì, Lei, la Madre, con noi.

Un altro giorno ci è stato regalato. Anche oggi tutto quello che non abbiamo chiesto è arrivato; ciò che non abbiamo avuto non ci serviva; niente di necessario ci è mancato.

Il diario – 5 luglio – 1° giorno di cammino a terra: Old Giaffa (Tel Aviv) – Ramla

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Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

(Salmo 121,8)

Cinque di mattina. Cerchiamo di fare tutto silenziosamente per non svegliare gli altri ospiti dell’ostello. Zaini portati velocemente fuori dalle camerate per poterli fare nell’ingresso; rapida colazione con il caffè e i toast della cucina comune.

Siamo fuori… mer… che caldo. Come è possibile? È l’alba e il calore è già potente. Caldo e umido.

Alle nostre spalle, verso il mare, il cielo è scuro. Forse perché è occidente, ancora buio, forse perché c’è un fronte di nubi… magari venisse a piovere. Però verso oriente, verso il sole, il cielo è limpido.

Aiuto. Abbiamo davanti 28 chilometri di sole.

Comunque via, è il nostro cammino, lo abbiamo scelto, cercato, voluto. Gerusalemme, arriviamo. Preghiamo con i salmi, i cantici delle ascensioni; ci siamo riproposti di leggere, in questi giorni, i salmi dal 120 al 134.

Leggiamo nel salmo 121: “Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte”.

DSCF37831Dolce pensiero per noi che ci apprestiamo ad andare.

Il sole sta sorgendo, la rossa palla appare all’orizzonte… coperta da una nuvoletta. Wow … abbiamo qualche minuto in più senza il sole diretto in testa.

Il sole sale… un’altra nuvoletta lo copre… wow, altri minuti senza essere ancora colpiti dai raggi.

C’è chi la chiama fortuna, chi Provvidenza, fatto sta che in pratica fino alle 11 camminiamo quasi sempre protetti da una nuvola.

Ed è dolce il pensiero di essere accompagnati dal Signore in questi primi passi sulla Sua terra.

IMG-20140708-WA0012Oggi è sabato, shabbat, e stiamo attraversando un territorio con vari insediamenti, paesi ebraici. Così non troviamo un luogo dove fermarci a bere o acquistare qualcosa da mangiare: tutto chiuso. In verità il luogo forse non l’avremmo trovato neanche negli altri giorni. Notiamo che i nuclei abitati non sono come i nostri paesi; non ci sono “luoghi pubblici” come bar, tabaccherie, edicole, minimarket. Solo una serie di strade e case monofamiliari, villette o casette, il luogo della scuola e la sinagoga. Forse tutti hanno la macchina, forse qui non ci sono anziani che hanno bisogno di andare semplicemente a comprare il latte e il pane per il giorno; forse c’è chi fa consegne a domicilio. Camminiamo fino a mezzogiorno incontrando solo a metà strada un bar chiuso.

IMG-20140706-WA0002Finalmente, all’ingresso del paese di Lod, avvistiamo un’area di servizio con pompe di benzina e bar annesso e soprattutto aperto.
Per noi, partiti alle 5 con un toast scaldato, è un miraggio. Lascio immaginare l’assalto da parte di noi poveri pellegrini.
Dopo un’ora, finalmente recuperate le forze, ripartiamo. Forse è tardi per arrivare alla chiesa di San Giorgio. Sappiamo che chiude alle 12 e riapre solo a pomeriggio inoltrato. Però accettiamo il rischio e deviamo verso la chiesa che si trova a 300-400 m fuori dal percorso. Ormai è l’una. Il sole picchia forte e le nostre nuvolette ci hanno lasciato da tempo.

DSCF3786Davanti alla chiesa (tenuta dal clero ortodosso) ci sono 5 pullman. Intuendo cosa stava accadendo acceleriamo il passo e riusciamo ad entrare nella chiesa: in questo momento abbiamo benedetto i turisti religiosi che con il loro numero hanno obbligato il luogo a restare aperto più a lungo. Per noi un altro regalo.

IMG_20140705_124638Qui è sepolto san Giorgio di Lod (o di Lidda), patrono degli scout, martire cristiano originario della Cappadocia. È una bella emozione. È una tappa importante… soprattutto per chi è scout, come Monica e Franco!

Quando usciamo dalla chiesa il caldo è opprimente. IMG-20140708-WA0011L’unica cosa da fare è cercare un posto all’ombra e restare fermi per un po’. Un invitante parco pubblico con erba verde è l’ennesimo regalo del giorno. Aspetteremo le 15 qui.

DSCF3789Verso le 16 raggiungiamo la parrocchia di Ramla, tenuta dai francescani della Custodia di Terra Santa. Bussiamo alla porta. Non si aspettavano pellegrini. Rimangono per un attimo spiazzati, ci aprono e poi cercano di capire chi siamo e cosa cerchiamo. Quando sentono che chiediamo solo un tetto, un pavimento e un tubo d’acqua per la doccia tutto sembra sistemarsi.

È p. Abdel Masih F. Fahim, francescano di origini egiziane e parroco di Ramla che ci accoglie. In breve cerca di organizzare tutto, anche di più di quello che ci serve come pellegrini. Abbiamo i nostri materassini, già pronti per essere stesi per terra, ma lui aggiunge dei materassini da palestra (qui c’è una grande scuola tenuta dai francescani); ci accende un frigo; ci sistema il tubo per la doccia nel cortile e ci da’ appuntamento per la messa vespertina scusandosi di non poterci dare di più. Per noi è già tantissimo. È perfetto. Poi ci indicherà un buon posto dove andare a mangiare e ci inviterà per il dopocena a fare due chiacchiere.

È bello vedere questa parrocchia cristiana riunita per la messa del sabato pomeriggio. Si respira un bel clima, c’è fraternità c’è gioia e semplicità.

Ci fa impressione ascoltare la messa in arabo. Questa è la lingua usata in questa zona palestinese. Strano perché siamo abituati ad ascoltare i mussulmani pregare in questa lingua recitando il Corano. Invece qui si recita il Padre Nostro. Ed è bellissimo.

Alla fine della funzione c’è anche una festa. Il padre di una sposa festeggia il ritorno di sua figlia e del marito dal viaggio di nozze. Sembra di essere in una delle nostre parrocchie. Qualcuno si avvicina a noi provando anche a parlare in italiano.

IMG-20140706-WA0019Il dopo cena con p. Abdel Masih è piacevole. Ci chiede del nostro pellegrinaggio e noi ascoltiamo con attenzione e curiosità il racconto della vita qui, delle difficoltà, delle attenzioni che devono avere per mantenere un rapporto sereno e pacifico con la gente che professa altre religioni. È un equilibrio difficile con ebrei, mussulmani e ortodossi. Ci esprime anche forte interesse per i pellegrinaggi a piedi e chiede di far sapere che lui accoglie volentieri, anche se per il momento in modo un po’ spartano.

IMG-20140706-WA0020Ci domanda  anche dettagli pratici su come accogliere i  pellegrini, cosa potrebbe essere utile fare. Gli spieghiamo che basta un doccia e qualche branda. Il vero pellegrino non chiede di più… (se chiede di più non è un vero pellegrino… e allora tutto quello che gli si darà non gli basterà).

Oggi tutto quello che non abbiamo chiesto è arrivato; ciò che non abbiamo avuto non ci serviva; niente di necessario ci è mancato.

Il diario – 28 giugno, partenza da Limassol

2È giunto il tempo della partenza per l’ultima tappa. Meta la Terra Santa. Ormai ci divide solo l’ultimo tratto di mare, mar di Levante, mare crociato. Trenta ore di navigazione, 130 miglia. Fa uno strano effetto pensare che il nostro viaggio per mare stia per finire. Se ci voltiamo indietro a pensare, quanto è lontana la partenza. Quanto è distante Venezia per Beppe e Uliano e Trieste per Lorenzo e Manfredonia per Monica, Paola e Silvia. Eppure quanto è volato veloce questo tempo, quanto lontana sembrava la meta. Pensata a lungo, progettata, sognata. E ora abbiamo voglia di arrivare; allo stesso tempo siamo tristi che sia finita la navigazione… almeno per Paola e Silvia e Monica e Lorenzo. Beppe e Uliano riporteranno indietro la barca e avranno altrettanto da navigare; a loro dovrebbero unirsi amici che si sono resi disponibili per l’avventura del ritorno.

Pensiamo che ce l’abbiamo fatta, che il cammino è stato possibile, che il Mediterraneo è stato attraversato come facevano gli antichi pellegrini. Lo abbiamo vissuto miglio dopo miglio, sotto il sole, tra le onde, nella bonaccia e nella burrasca, nelle veglie notturne e nelle lunghe giornate calde, tra l’umidità e il sale, godendo del buon vento, accettando il vento contrario. Thai è stata la barca giusta per noi. Essenziale, semplice ma anche valida, sicura. Nessuna comodità particolare, lo spazio giusto per vivere e niente di più. Perché non ci si dimenticasse mai che siamo pellegrini e non croceristi, siamo viandanti e non turisti.

1Guardiamo le previsioni. Per vari giorni il tempo sarà bello, il mare calmo e il vento nullo. Bellissima cosa per chi sta in spiaggia al mare, per noi un po’ meno. Come cambiano le prospettive, come sono relative tante cose. Si esce dal porto di Limassol- San Raphael con un po’ di tristezza nel pensiero di dover fare tutto a motore, tutto lentamente a motore. E così è nella quiete dell’alba. Il mare, liscio come l’olio, è una tavola scura mentre usciamo dal porto; bastano pochi minuti e tutto cambia colore. Veloce è il passaggio dalla notte al giorno. Quale cambio di prospettiva. L’aurora comincia, i contorni della costa si definiscono, il mare si arrossa e si popola. Vediamo intorno a noi varie barche con gente che pesca. Oggi è sabato, gli amanti della pesca si alzano presto.

3Proseguiamo verso il largo. Sulla superficie del mare passa un vento leggero, brezza che rompe la superficie. Ancora niente per noi: 4/5 nodi di vento.

Ancora mezz’ora e i nodi aumentano. Speriamo, aspettiamo, guardiamo l’anemometro segnare un nodo in più, due nodi in più. Vento da sud est, scirocco. Poi gira ancora e aumenta. Infine diventa ciò che non ci aspettavamo, ma che è quello che ci serve. Vento da sud ovest. Ci prende di fianco e ci gonfia le vele. Si spegne il motore e si comincia a veleggiare. La barca si piega verso sinistra, si mettono randa e fiocco e poi al posto di quest’ultimo il gennaker.

Ci è stata regalata questa ultima gioia: poter arrivare fino in fondo a vela.

Dopo cena, al tramonto, diciamo compieta. È l’ultima sera che trascorriamo in barca… forse. In realtà non sappiamo in quale marina saremo accolti. Nessuno ha risposto alle nostre mail e ai nostri fax. Israele tace… e noi stiamo arrivando.

Ci fermeremo ad Haifa dove comunque dobbiamo fermarci per fare dogana. Poi? Herzylia? Ashdod? Old Jaffa, lì dove comincia il cammino, è piena. Piccola e per pochi, non per noi pellegrini.

Un passo alla volta. Domani vedremo. Ora apriamo il breviario e scopriamo che siamo ai primi vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo. Non ci eravamo resi conto di quale giorno fosse oggi. Domani è il 29 e noi arriveremo in Terra Santa. Non poteva esserci giorno migliore, scelta più bella… e non l’abbiamo fatta noi.

Il diario – 7 giugno, da Karpatos a Rodi

DSCF3308Alle 4 di mattina molliamo gli ormeggi dal molo di Karpatos. Oggi il mare dovrebbe essere migliore, buono per noi. Facciamo affidamento sul bollettino meteo della locale capitaneria di porto. Da terra non si capisce molto. È un golfo ridossato, con venti che deviano rispetto a quelli che sono in mare aperto. Quindi non possiamo basarci troppo su quello che vediamo. Durante la notte non abbiamo sentito aria entrare nel porto. Ora però sì… che si stia di nuovo agitando Eolo?

Usciamo che è buio. Fuori dal porto ci sono dei grossi scogli che temiamo di non vedere, quindi andiamo molto piano, all’inizio anche con una buona pila tenuta da chi sta in prua, così, tanto per ulteriore precauzione.

Un giorno magari racconteremo in un capitolo apposito dei fari e dei segnali luminosi del mare greco.

L’aria è fresca, non c’è però quella sensazione di freddo dei giorni scorsi e il cielo è pieno di stelle. Ci aspettiamo una giornata tersa e con il sole. Sarà sole di Grecia o sole di Scandinavia?

Appena fuori dall’influsso del golfo e dell’isola troviamo il vento che ci porterà. Si va di bolina stretta, vento da nord est, nodi tra i 20 e i 25. Ottimo per veleggiare: randa e fiocco.

IMG-20140605-WA0001Il mare è ancora mosso. Risente del mal tempo dei giorni scorsi. Comunque per noi è niente; onde e nulla più. Come sono diversi e relativi i metri di valutazione. Certo possiamo anche andare a vedere cosa dice la scala Douglas. Oggi siamo solo tra 3 e 4, quindi mare mosso con tendenza al molto mosso. Però si va. Del resto non siamo in crociera, non è la nostra strada restare in porto o andare a fare un bagno in spiaggia.

 

Siamo partiti con entusiasmo. Non vedevamo l’ora di ripartire e ci stiamo bene qui, navigando verso il sole che sorge, verso la notte che scompare, verso il giorno che esplode. C’è tempo per chiacchierare, per fare una piccola merenda, per scambiarsi il posto al timone… timonare: sentire il vento che prende la vela, andare all’orza e poi poggiare e seguire le onde che ti afferrano e ti ripongono. Che potenza il mare, che rispetto pretende, che amore può generare.

IMG-20140608-WA0009Siamo in mezzo. Dietro di noi non c’è più l’ombra di Karpatos, davanti non il profilo di Rodi.

Abbiamo voluto essere prudenti per questo tratto di mare, per questo canale tra le isole che può agitarsi facilmente. Chissà come era ieri, se era veramente mosso come ci è stato detto. Oggi comunque ci desta ammirazione ed emozione.

DSCF3311E visto che la barca va veloce, quasi a 7 nodi, Rodi appare in fretta. Dopo 4 ore ne vediamo già il profilo. Un paio di navi cargo ci tagliano la rotta ma sono distanti: una ci passa davanti ad almeno 3 miglia, un’altra dietro. Comunque almeno c’è un po’ di vita. Abbiamo attraversato bracci di mare dove non abbiamo visto nessuno, nessuna altra imbarcazione… solo noi, noi soli.

Arrivati a ridosso dell’isola il vento cala. Riusciamo ad andare ancora un po’ con la vela, poi dobbiamo desistere. Siamo fermi, 3-4 nodi di vento, un soffio leggero che a volte si spegne. A un certo punto siamo anche circondati da moscerini. Sembrano polvere. Ci girano intorno posandosi ovunque… proprio ora che avevamo cominciato a tirare fuori le cose per il pranzo. Per fortuna passano in fretta. La nuvola si sposta in pochi minuti.

Gloria del disteso mezzogiorno quand’ombra non rendono gli alberi… caro Montale, non so perché mi torni sempre in mente tu quando arriva il mezzogiorno potente e caldo. Ora fa caldo, il vento è andato tutto via, cominciamo a toglierci le giacche, i pile, le maglie… è l’ora del costume. Evviva, siamo al mare, siamo in Grecia, è estate. Per un po’ sembra veramente di essere in crociera. Il tempo del pranzo, le pigre ore del primo pomeriggio. Navighiamo piano con il motore.

DSCF3320Poi finalmente un refolo, verso costa si vede del movimento, l’aria è più viva. Pieghiamo verso il profilo dell’isola, il vento aumenta… ora c’è, è tornato, 10 nodi, poi 13,14,15. Possiamo alzare le vele, si torna a viaggiare come si deve. Proviamo a prendere tutto il vento che si può. Si prova con il gennaker, poi si prova a tangonarlo, ma il vento sembra calare. Non tiene.

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Fiocco e randa, poi no, di nuovo gennaker. È una ricerca continua, si potrebbe pensare anche a un gioco: c’è un vento da conquistare. E infine si va. Riacquistiamo velocità e cominciamo a vedere la fine di questa lunga giornata. Oltre l’ultimo promontorio c’è Rodi e il suo porto di Mandraki che ci aspetta. Sono ormai le 18, da 14 ore siamo in navigazione.

 

 

 

L’ingresso a Rodi è maestoso.

DSCF3337Mentre lentamente ci avviciniamo restiamo ammirati a guardare le mura della città, il torrione all’angolo del porto, i tre mulini a vento schierati lungo il molo, la chiesa di San Giovanni sull’altro lato del molo e le due colonne con cervi alla sommità a delimitare l’ingresso a Mandraki. Non c’è più il Colosso, ma siamo colti ugualmente da meraviglia e da emozione.

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Attracchiamo e facciamo finalmente una vera doccia calda, l’ultima era stata a Zacinto. La struttura dei servizi è anche un po’ migliore… non di molto, ma meglio.

DSCF3348Per chiudere questa giornata di intenso cammino ci concediamo una serata al ristorante, a mangiar pesce. E poi ci perdiamo tra le vie illuminate e piene di vita di Rodi. Una città medioevale con un fascino che ci rapisce. Dopo lo spettacolo dell’ingresso al porto continua la nostra ammirazione. Domani la rivedremo, con la luce del sole; ora ne gustiamo il fascino nella penombra giallastra delle calde lampade. A Monica ricordano le vie di Acri. Del resto i due luoghi non sono distanti, uniti da un forte legame, da una storia comune… e il pensiero corre all’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, agli Ospitalieri, noti in seguito come cavalieri di Rodi e poi di Malta. Siamo sempre più vicini alla Terra Santa.

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Il diario – 3 giugno, sosta a Milatos

2014_06030391Vento di scirocco che si oppone al nostro cammino; mare agitato e increstato decisamente contro. Non potremmo avanzare di un metro, non ci rimane che restare fermi in porto. Visto che la giornata diventerebbe lunga prendiamo a nolo un’auto e ci inoltriamo nell’interno dell’isola. 3Ci hanno detto che poco distante c’è un sito minoico di interesse similare a quello di Cnosso, la città di Malia. Così gita turistica. Il palazzo risale al 1900 avanti Cristo. 4In verità ciò che si può vedere in loco è di molto inferiore e meno fruibile al visitatore non specialista di resti archeologici rispetto agli scavi di Cnosso dove alcuni pannelli e ricostruzioni aiutano chi non “mastica” cose di questo tipo tutti i giorni. Interessanti sono i due plastici che ricostruiscono il palazzo centrale e un piccolo quartiere, il quartiere M, agglomerato di case ben articolato e strutturato in uno stile che potremmo definire mediterraneo. L’effetto estetico, almeno per come lo abbiamo potuto vedere qui potrebbe fare concorrenza al migliore degli architetti.

2Visto che abbiamo l’auto decidiamo di restare in giro e ci portiamo alla cittadina di Agios NiKolaus, nel golfo oltre il nostro. Porto molto turistico e nessun tipo di attrattiva da renderla meta preferenziale. Almeno questo è stato il nostro giudizio. Anche il giros che abbiamo mangiato non era dei migliori. Giros trovato a fatica dopo aver dribblato le decine di richiami lanciati dai gestori dei vari ristoranti del lungo mare. Invece il caffè Illy che abbiamo poi preso per chiudere la nostra visita era degno. Lungo la via del ritorno spesa al supermercato. Suggestiva la vecchia via che scegliamo in alternativa alla superstrada che abbiamo fatto all’andata. Forse è la cosa più interessante del giro.

IMG-20140603-WA0002Sulla via incontriamo un sito di memoria storica recente. Le grotte dove gli abitanti del luogo, nel 1823, provarono a rifugiarsi per salvarsi dall’ennesimo assalto turco. Purtroppo non bastò per avere salva la vita.

Il resto del pomeriggio passa a Portobello Villas attaccati ad internet IMG-20140603-WA0008per vedere il tempo. Tutti e 6 intorno al pc a cercare conforto. Alla fine la decisione è che domani si parte. Il mare sembra non essere male e il vento di scirocco passerà lasciando spazio a quello da ovest, a noi più favorevole.

Tutto questo dovrebbe accadere nelle prime ore della mattina. Saremo pronti a cogliere l’attimo, o meglio il vento fuggente.